QUADERNI

Ponia­mo che que­sto papà e que­sta bam­bi­na voglia­no veni­re in Ita­lia. Lo devo­no fare con mez­zi di for­tu­na, affi­dan­do­si a cri­mi­na­li, sot­to­po­nen­do­si a ricat­ti inac­cet­ta­bi­li, pagan­do cifre esor­bi­tan­ti, evi­tan­do poli­zie che pos­so­no anche esse­re poco cor­ret­te e lea­li (quan­do non let­te­ral­men­te vio­len­te), affron­tan­do mare e muri, per­not­tan­do all’a­per­to e spo­stan­do­si di not­te, nel­l’om­bra. Lo devo­no fare suben­do vio­len­ze fisi­che e psi­co­lo­gi­che quo­ti­dia­ne e rischian­do quo­ti­dia­na­men­te la mor­te. Lo devo­no fare veden­do mori­re i pro­pri com­pa­gni di viag­gio al loro fian­co, col costan­te timo­re di esse­re i prossimi. 
La sfi­da è gran­de quan­to neces­sa­ria e non basta l’8 mar­zo, è neces­sa­rio lot­ta­re tut­ti i gior­ni. Abbia­mo così crea­to uno spa­zio Pos­si­bi­le dove con­ti­nua­re a con­fron­tar­ci, pro­por­re e discu­te­re tut­to l’an­no. Dove appro­fon­di­re le nostre pro­po­ste e per rece­pi­re o costruir­ne del­le altre, dal bas­so, con la col­la­bo­ra­zio­ne di chi ogni gior­no lotta. 
Chie­dia­mo come avvie­ne in ogni par­te di Euro­pa che si pos­sa­no rea­liz­za­re siste­mi di rete pri­va­ti e loca­li in cui i vici­ni di con­do­mi­nio o di area indu­stria­le pos­sa­no sen­za pas­sa­re dal­la rete di distri­bu­zio­ne, scam­biar­si o ven­der­si ener­gia rin­no­va­bi­le. Non pese­rem­mo sul­la rete, anzi la alleg­ge­ri­rem­mo di cari­chi e ridur­rem­mo la disper­sio­ne, ridur­rem­mo i costi per i nostri vici­ni di alme­no il 50% di quan­to paga­no ora l’e­ner­gia e remu­ne­re­re­mo in manie­ra ragio­ne­vo­le l’in­ve­sti­men­to per la rea­liz­za­zio­ne dell’impianto. 
Di fron­te al pro­gres­si­vo invec­chia­men­to del­la popo­la­zio­ne ita­lia­na, effet­to com­bi­na­to di bas­sa nata­li­tà e di un aumen­to del­l’e­tà media, la popo­la­zio­ne stra­nie­ra — che rima­ne sta­bi­le soprat­tut­to per effet­to del­le acqui­si­zio­ni di cit­ta­di­nan­za — con­tri­bui­sce a con­tra­sta­re una dina­mi­ca nega­ti­va di spo­po­la­men­to e invec­chia­men­to. Tut­ti ele­men­ti dei qua­li una poli­ti­ca lun­gi­mi­ran­te, non ideo­lo­gi­ca e non in pre­da a sva­rio­ni pre-elet­to­ra­li dovreb­be tene­re conto. 
Ciò che que­ste Came­re, elet­te con una leg­ge elet­to­ra­le inco­sti­tu­zio­na­le e autri­ci di una leg­ge elet­to­ra­le (per la sola Came­ra) inco­sti­tu­zio­na­le, devo­no in ogni modo evi­ta­re è l’approvazione di un’altra leg­ge elet­to­ra­le incostituzionale. 
Sono due le cose che col­pi­sco­no di più: l’as­sen­za di una dia­let­ti­ca dura tra mag­gio­ran­za e oppo­si­zio­ne sul tema, come se tut­to som­ma­to non ci fos­se un gran dibat­ti­to poli­ti­co sugli scan­da­li, e che a sen­ti­re i mini­stri, alcu­ni par­la­men­ta­ri, e gli addet­ti del set­to­re finan­zia­rio, non è sta­to nessuno. 
Il Bonus 80 Euro ha fal­li­to in pri­mis per­ché non è mai sta­ta una misu­ra di giu­sti­zia socia­le, così come era sta­ta pre­sen­ta­ta e pro­mos­sa in ogni dove, a caval­lo fra il 2014 e il 2015. Non lo è mai sta­ta per­ché non un euro è sta­to ero­ga­to ai biso­gno­si, come si dovreb­be, oppu­re — se è mai sta­to ero­ga­to — è sta­to chie­sto indietro. 
Chi ha il corag­gio del­le pro­prie azio­ni, chi sta dal­la par­te del­la leg­ge e del­l’u­ma­ni­tà non modi­fi­ca le pro­prie paro­le. Non invi­ta alla vio­len­za, non scap­pa dal­le pro­prie respon­sa­bi­li­tà, ma uti­liz­za le armi del dirit­to e del dialogo. 
La Com­mis­sio­ne euro­pea con­ti­nua a inse­gui­re l’ossessione secu­ri­ta­ria dei Gover­ni euro­pei, inca­pa­ci di met­te­re in cam­po solu­zio­ni comu­ni e soste­ni­bi­li per tut­ti, inca­pa­ci finan­co di rispet­ta­re gli impe­gni sui 160mila ricol­lo­ca­men­ti che essi stes­si han­no pre­so, ma capa­cis­si­mi di pren­der­se­la coi più debo­li, e coi bam­bi­ni. E’ arri­va­ta in ritar­do di qual­che ora, ieri pome­rig­gio, la Comu­ni­ca­zio­ne con annes­sa Rac­co­man­da­zio­ne del­la Com­mis­sio­ne Euro­pea sul nuo­vo pia­no d’azione per miglio­ra­re l’efficacia dei rim­pa­tri, attuan­do appie­no il poten­zia­le del­la diret­ti­va 115/2008 sui rimpatri. 
Inve­ce di limi­tar­si ad avvi­tar­si sul­la que­stio­ne (pur impor­tan­te) del­lo Sta­dio del­la Roma, cre­dia­mo che la Giun­ta Rag­gi non pos­sa e non deb­ba più per­met­ter­si di lascia­re in secon­do, anzi ulti­mo, anzi nes­sun pia­no la que­stio­ne del­la casa, che ricor­dia­mo anche ad oggi – caso uni­co – non vede nep­pu­re in que­sta nuo­va ammi­ni­stra­zio­ne e dopo nove mesi del­la stes­sa un Asses­so­ra­to alle Poli­ti­che Abitative. 
Il pros­si­mo appun­ta­men­to è #Lot­to­Mar­zo: uno scio­pe­ro fem­mi­ni­sta inter­na­zio­na­le in cui tut­te le don­ne e tut­te le per­so­ne sono chia­ma­te a scen­de­re in piaz­za e a par­te­ci­pa­re, in qual­sia­si for­ma, per costrui­re una tra­sfor­ma­zio­ne cul­tu­ra­le radi­ca­le del­la società.