Il lavo­ro si paga. Si paga il giu­sto, si paga quan­to è neces­sa­rio per coin­vol­ge­re l’individuo nel­le sor­ti del­la socie­tà, per la digni­tà e il rispet­to del­la persona.

 

Assi­stia­mo da decen­ni a una tan­to pro­gres­si­va quan­to inar­re­sta­bi­le sva­lu­ta­zio­ne del lavo­ro in mol­ti set­to­ri del­la pro­du­zio­ne e dei ser­vi­zi: un con­ti­nuo pro­ces­so attra­ver­so il qua­le sono sta­te eli­mi­na­te tute­le ed è sta­to crea­to un con­te­sto all’interno del qua­le lo sfrut­ta­men­to rag­giun­ge livel­li pros­si­mi allo schia­vi­smo. In que­sto sen­so, la filie­ra agroa­li­men­ta­re — nostra eccel­len­za, nostro van­to in tut­to il mon­do — offre un otti­mo spac­ca­to “ver­ti­ca­le”, una vera e pro­pria cate­na del disva­lo­re, che tra­smet­te ingiu­sti­zia e sfrut­ta­men­to a par­ti­re dai cam­pi agri­co­li fino alla con­se­gna del pro­dot­to fini­to alle nostre porte.

 

Ser­ve pri­ma di tut­to resti­tui­re e garan­ti­re digni­tà al lavo­ro in quan­to tale: digni­tà del lavo­ro signi­fi­ca giu­sta paga, signi­fi­ca che tut­te e tut­ti sia­no retri­bui­ti in misu­ra ade­gua­ta alla quan­ti­tà e alla qua­li­tà del lavo­ro svol­to, per­ché al di sot­to è sfrut­ta­men­to, sem­pre a bene­fi­cio di chi gover­na la filie­ra e che oggi spen­de milio­ni di euro in spot che ci rac­con­ta­no quan­to vuo­le bene al nostro Pae­se. Chi vuo­le bene al nostro Pae­se pro­teg­ga e tute­li lavo­ra­tri­ci e lavoratori.

 

E poi ser­ve sgom­be­ra­re il cam­po da scioc­chez­ze qua­li «gli immi­gra­ti ci por­ta­no via il lavo­ro», men­tre i brac­cian­ti muo­io­no nei cam­pi e men­tre le badan­ti si pren­do­no cura dei “nostri” anzia­ni. Nes­su­no deve più tro­var­si nel­la con­di­zio­ne di poter esse­re ricat­ta­to e schia­viz­za­to: ser­vo­no mec­ca­ni­smi ordi­na­ri di rego­la­riz­za­zio­ne e, soprat­tut­to, è neces­sa­rio can­cel­la­re la Bos­­si-Fini e intro­dur­re per­cor­si ordi­na­ri per i lavo­ra­to­ri migran­ti, a par­ti­re da un per­mes­so di sog­gior­no per ricer­ca di lavoro.

 

Leg­gi la nostra pro­po­sta sul sala­rio minimo.

La Mini­stra dell’Interno Lamor­ge­se dovreb­be chia­ri­re qua­le sia l’intenzione del gover­no cir­ca la sor­te degli otto­cen­to pre­ca­ri rima­sti in cari­co pres­so le sedi di ser­vi­zio inte­res­sa­te dal­le pro­ce­du­re di rego­la­riz­za­zio­ne e del­le mede­si­me istan­ze sospese.
Si auspi­ca che il DDL con­cor­ren­za, nel­la fase di con­ver­sio­ne, eli­mi­ni ogni rife­ri­men­to all’abolizione dei con­trol­li a sor­pre­sa e con­ten­ga inve­ce misu­re effi­ca­ci che con­tra­sti­no l’evasione e il lavo­ro irre­go­la­re e che tute­li­no la salu­te e la sicu­rez­za nei luo­ghi di lavo­ro, a par­ti­re da un pia­no di imme­dia­ta assun­zio­ne di alme­no 10.000 ispet­to­ri del lavo­ro, dell’Inps, dell’Inail e di tec­ni­ci del­la prevenzione.
La que­stio­ne va risol­ta imme­dia­ta­men­te, con il ripri­sti­no dell’interpretazione pre­ce­den­te del­la nor­ma oppu­re, se ser­ve, con l’immediata modi­fi­ca dell’art. 13 nel­lo stes­so sen­so. A meno che non si riten­ga di voler fon­da­re i pro­get­ti di ripre­sa eco­no­mi­ca di cui il gover­no va così fie­ro rispar­mian­do sugli asse­gni di assi­sten­za alle per­so­ne con gra­ve disa­bi­li­tà, per un cavillo.
Già nel 2018 Pos­si­bi­le ha pre­sen­ta­to una pro­po­sta di leg­ge sul sala­rio mini­mo. In quel­la pro­po­sta, l’introduzione di un sala­rio mini­mo lega­le, che rico­no­sces­se ai mini­mi tabel­la­ri un valo­re lega­le erga omnes quan­do que­sti fos­se­ro al di sopra del­la soglia sta­bi­li­ta, for­ni­va una inno­va­ti­va inter­pre­ta­zio­ne del­lo stru­men­to, sino a quel tem­po bloc­ca­to dal timo­re di ero­de­re pote­re con­trat­tua­le ai sin­da­ca­ti. Il testo del 2018 è sta­to riscrit­to e miglio­ra­to in alcu­ni dispo­si­ti­vi ed è pron­to per diven­ta­re una pro­po­sta di leg­ge di ini­zia­ti­va popolare.
Allo sta­to attua­le 422 lavo­ra­to­ri “licen­zia­ti” via mail pos­so­no tira­re un sospi­ro di sol­lie­vo, vista la con­dan­na alla revo­ca del­la let­te­ra d’apertura del­la pro­ce­du­ra di licen­zia­men­to col­let­ti­vo. Il giu­di­ce non pote­va con­te­sta­re la mes­sa in liqui­da­zio­ne dell’azienda, ma ha impo­sto di rispet­ta­re le nor­me e l’iter del licen­zia­men­to col­let­ti­vo, impe­den­do così la dele­git­ti­ma­zio­ne del Sin­da­ca­to ed il ten­ta­ti­vo dell’apertura del­le pro­ce­du­re di licen­zia­men­to col­let­ti­vo in tota­le auto­no­mia. Resta da capi­re come il deci­so­re poli­ti­co può inter­ve­ni­re per disin­cen­ti­va­re le delo­ca­liz­za­zio­ni sen­za incap­pa­re in una vio­la­zio­ne del­le nor­me europee.
Que­sto gigan­te­sco e raf­faz­zo­na­to ten­ta­ti­vo di maquil­la­ge del­lo sfrut­ta­men­to ha incon­tra­to final­men­te il suo desti­no natu­ra­le con la sen­ten­za 30/06/2021 del Tri­bu­na­le di Bologna.
Sia­mo nel­la pro­vin­cia di Lati­na, un avvo­ca­to, un far­ma­ci­sta e un medi­co sono inda­ga­ti per ille­ci­ta pre­scri­zio­ne di sostan­ze stu­pe­fa­cen­ti, per fina­li­tà non tera­peu­ti­che, a dan­no di 222 india­ni impie­ga­ti nel set­to­re agricolo.