QUADERNI
il Transgender Day of Visibility non è una ricorrenza simbolica da celebrare con un post arcobaleno e poi dimenticare. È una bussola. Ci ricorda che l’esistenza delle persone trans* e non binarie non è un tema secondario, non è una battaglia identitaria da rimandare a quando “ci saranno condizioni migliori”.
La notizia della collega di Bergamo mi ha scosso, ho ricevuto messaggi di supporto da chi non fa il mio mestiere e domande da genitori spaventati, e mi ha confermato, se ce ne fosse ancora bisogno, che la sola forza di volontà degli addetti ai lavori non basta. La volontà non basta, serve una pianificazione, lungimiranza e lavoro di squadra. Il Ministero è pronto a farlo o l’unica soluzione sarà ancora piangere le vittime e guardare il dito ignorando la luna?
Napoli 71%. Palermo 65%. Bari 60%. Il Mezzogiorno ha respinto la riforma Nordio con numeri chiarissimi. Eppure, fin da subito, diversi commentatori hanno iniziato a sminuire un risultato evidente, scatenando i soliti pregiudizi contro i meridionali: chissà cosa gli hanno promesso, non hanno votato liberamente, e così via.
Introdurre ulteriori ostacoli per le donne trans alle olimpiadi avrà il doppio risultato di acuire la discriminazione e la deumanizzazione delle persone trans in ogni aspetto della loro vita, non solo lo sport, e di danneggiare tutte le donne, indipendentemente dalla loro identità di genere.
Siamo arrivati a 20.000 firme alla petizione che abbiamo lanciato su www.possibile.com/unafirmaper contro il cosiddetto “DDL antisemitismo”, che in realtà è un DDL “anticritiche”. Dopo la sconfitta al referendum — dichiara Francesca Druetti — la maggioranza valuti se insistere su un disegno di legge sbagliato.
La vittoria del no al referendum costituzionale è una vittoria delle persone, tantissime, che si sono mobilitate a difesa della #Costituzione e una sconfitta di chi voleva modificarla cercando di azzerare il dibattito pubblico e facendo una campagna referendaria che svilisce ogni confronto serio. È una sconfitta di Meloni, di Salvini e di Tajani, che nelle ultime settimane sono stati in prima linea in una campagna elettorale sguaiata e sconclusionata, nel tentativo di recuperare i voti che sapevano di stare perdendo.
Lottare contro la mafia significa anche lottare per il salario minimo, per i consultori, per una scuola che sia presidio di libertà, per una giustizia che non guardi in faccia nessuno.
Siamo una marea che vuole trasformare il dolore in proposta politica, la memoria in impegno continuo e costante, il desiderio di verità e giustizia in consapevolezza dei veleni che le mafie iniettano nella società.
A Parigi, domenica, tutt3 a votare la lista de l’Union de gauche unie et écologiste d’Emmanuel Grégoire, la sola in grado di battere Rachida Dati e i suoi alleati di estrema destra. È il momento di mobilitarsi perché Parigi rimanga una città libera, antifascista, femminista ed ecologista.
Da giurista e attivista voterò NO al referendum sulla riforma della giustizia. E il mio è un voto consapevolmente politico. Perché le riforme costituzionali si valutano nel contesto in cui si inseriscono, e la riforma è stata calata dall’alto, non condivisa con la minoranza parlamentare, in un clima di crescente tensione tra politica e magistratura.
Possibile Calabria non crede da molto tempo alle misure dettate dalla “disperazione sanitaria”, quella condizione in cui diversi governi, regionali e nazionali, hanno coscientemente gettato questa regione, trasformando la sanità in una macchina che vive di emergenze, di deroghe, di commissariamenti, di propaganda e di piccoli interventi spot. Nel panico sono finiti i cittadini, ma nel panico sembrano finire anche i governanti di turno, incapaci di costruire un percorso serio.
Garantire il voto ai fuorisede significa riconoscere che quelle vite sospese tra due luoghi continuano a far parte della stessa comunità politica. Significa difendere l’idea stessa di diritto, che smette di esistere nel momento in cui diventa accessibile solo a chi può permetterselo. Noi di Possibile crediamo che le cause sono perse solo se nessuno è disposto a combattere per loro, e il diritto di voto non è una causa persa. È una battaglia democratica per cui vale la pena combattere.
L’alternativa a questo nostro governo autoritario e codardo, che sta dando davvero una penosa immagine di sé, soprattutto in queste settimane: tra la campagna referendaria oscena che sta facendo e la posizione da zerbino che ha nei confronti di Trump e in generale della politica estera — passa necessariamente per la pace.
Negli ultimi giorni la destra ha scatenato una guerra nei confronti di un pezzo della nostra città. Già da alcuni mesi era chiara l’intenzione di Fratelli d’Italia di portare sul terreno della nostra città lo scontro nato nei mesi scorsi a Milano col Leoncavallo e a Torino con Askatasuna.
Un’Europa realmente unita è la migliore e la più concreta possibilità che abbiamo, per costruire un futuro di pace duratura, fondato sul rispetto del diritto e sul rifiuto della guerra e degli imperialismi.