La que­stio­ne cli­ma­ti­ca non è solo un’urgenza, è l’opportunità di ripen­sa­re il nostro model­lo di sviluppo.

 

Imma­gi­na­te un Pae­se che esce dall’incubo del­le fon­ti fos­si­li e del­la dipen­den­za ener­ge­ti­ca, che pun­ta sull’efficienza ener­ge­ti­ca e sul­le rin­no­va­bi­li, che pian­ta albe­ri, che smet­te di con­su­ma­re e impo­ve­ri­re il pro­prio suo­lo, che rimet­te in pie­di le pro­prie infra­strut­tu­re fati­scen­ti, che pun­ta a una mobi­li­tà soste­ni­bi­le e meno caotica.

 

Imma­gi­na­te un Pae­se che finan­zia que­ste impre­se in manie­ra equa e pro­gres­si­va, chie­den­do un con­tri­bu­to più alto a chi più ha e può gode­re di que­sti progressi.

 

Imma­gi­na­te un Pae­se che nel rea­liz­za­re tut­to que­sto crea nuo­vo impie­go, sicu­ro e digni­to­so, che alza gli stan­dard di lavo­ra­tri­ci e lavo­ra­to­ri in ogni set­to­re, con la sere­ni­tà di un siste­ma pre­vi­den­zia­le meno incer­to, ingiu­sto e farraginoso.

 

Imma­gi­na­te­lo insie­me a noi, insie­me a Possibile.

 

È il momen­to di insi­ste­re con le #Pre­vi­sio­ni­del­Tem­po. Con la denun­cia quo­ti­dia­na. Con le pro­po­ste. E gli investimenti.

 

C’è mol­ta stra­da fare, e il tem­po è scaduto.

 

Leg­gi le nostre proposte.

Il Cli­ma entri nel­le deci­sio­ni del­la Poli­ti­ca e la Poli­ti­ca si com­por­ti in manie­ra coscien­zio­sa, non guar­dan­do i son­dag­gi e pen­san­do al pros­si­mo appun­ta­men­to elet­to­ra­le, ma guar­di al futu­ro, alle gene­ra­zio­ni futu­re e a chi ver­rà dopo di loro.
Se scom­pa­io­no gli squa­li, l’Oceano muo­re. Quel­lo stes­so Ocea­no che pro­du­ce il 50% dell’ossigeno che respi­ria­mo, e assor­be il 25% dell’anidride car­bo­ni­ca che emet­tia­mo. Se muo­re l’Oceano, moria­mo noi.  Non ci resta, dun­que, che sal­va­re gli squali. 
La cri­si del­le pre­ci­pi­ta­zio­ni, così come l’aumento di feno­me­ni tem­po­ra­le­schi più vio­len­ti in ter­mi­ni di quan­ti­tà di acqua e tem­pi più ristret­ti e l’innalzamento del­la quo­ta del­lo zero ter­mi­co ci devo­no spin­ge­re, se non costrin­ge­re, a cam­bia­re radi­cal­men­te il nostro approc­cio al siste­ma “mon­ta­gna”. E que­sto impo­ne anche un cam­bio dra­sti­co nel­la gestio­ne del ter­ri­to­rio anche dal pun­to di vista del­le infra­strut­tu­re via­bi­li­sti­che e sciistiche.
Come illu­stra­to da Legam­bien­te, le spiag­ge libe­re in Tosca­na e in par­ti­co­la­re di quel­le del­le pro­vin­ce di Luc­ca e Mas­sa Car­ra­ra sono pra­ti­ca­men­te assen­ti: così nel­la regio­ne (come in altre par­ti d’I­ta­lia) si con­su­ma una gra­ve pri­va­zio­ne di un bene pub­bli­co e un for­te stress ambientale.
Il Mini­stro Cin­go­la­ni dà ragio­ne agli indu­stria­li quan­do si tro­va al tavo­lo con gli indu­stria­li, poi dà ragio­ne ai petro­lie­ri quan­do si tro­va al tavo­lo con loro e nel frat­tem­po la tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca la fac­cia­mo domani. 
Cam­bia­re model­lo di svi­lup­po e cam­biar­lo subi­to. Far entra­re il cli­ma nei temi cal­di del­la poli­ti­ca, e far­lo subi­to. Pre­ten­de­re di par­la­re di cli­ma den­tro al Par­la­men­to, non accet­tan­do più di par­lar­ne fuo­ri, in miglia­ia di incon­tri, semi­na­ri, dibat­ti­ti che coin­vol­go­no solo chi è già coinvolto. 
Vede, caro mini­stro, per noi il pun­to fon­da­men­ta­le è pro­prio que­sto: la qua­li­tà del­le inte­se sul cli­ma, ormai, non la fan­no tan­to i con­te­nu­ti quan­to le tem­pi­sti­che per rag­giun­ge­re gli obiettivi.
Dopo ‑anzi, duran­te — il Covid, e con l’e­mer­gen­za cli­ma­ti­ca in cor­so, le prio­ri­tà dovreb­be­ro cam­bia­re. Solo per le Olim­pia­di Mila­no-Cor­ti­na pare che nul­la cam­bi. Né nel­la pro­get­ta­zio­ne, né nel­l’im­po­sta­zio­ne, men­tre la Lega (che gover­na le due Regio­ni) inten­de usa­re i Gio­chi come un vola­no politico.
Le imma­gi­ni pro­ve­nien­ti dal­la Ger­ma­nia occi­den­ta­le, da par­te del Bel­gio, Lus­sem­bur­go e i Pae­si Bas­si sono elo­quen­ti. Da tem­po toc­chia­mo con mano anche in Ita­lia il sus­se­guir­si di feno­me­ni estre­mi sem­pre più fre­quen­ti, tan­to che anche i nega­zio­ni­sti cli­ma­ti­ci fati­ca­no a mini­miz­za­re la por­ta­ta di que­sti fenomeni.
La tv bri­tan­ni­ca Itv ha man­da­to in onda un ser­vi­zio-inchie­sta sul­lo smal­ti­men­to dei resi in un magaz­zi­no Ama­zon scoz­ze­se, sul­la siste­ma­ti­ca distru­zio­ne di milio­ni di pro­dot­ti rima­sti inven­du­ti, dan­neg­gia­ti o rifiu­ta­ti. Beni per­fet­ta­men­te fun­zio­nan­ti man­da­ti al macero.
Inve­sti­re in resi­lien­za fore­sta­le, in agri­col­tu­ra di qua­li­tà rispet­to a quel­la di quan­ti­tà, rige­ne­ra­re gli spa­zi urba­ni e le nostre cit­tà con scel­te pre­ci­se di inver­di­men­to urba­no così come il poten­zia­men­to, il ripri­sti­no degli eco­si­ste­mi sono tut­ti pas­si nel­la giu­sta direzione.
“Ripri­sti­na­re gli eco­si­ste­mi degra­da­ti”, que­sto il tema scel­to per la Gior­na­ta Mon­dia­le dell’Ambiente 2021 indet­ta dall’Organizzazione del­la Nazio­ni Unite.
Inver­tia­mo la rot­ta, arre­stia­mo pri­ma che sia trop­po tar­di il dise­gno poli­ti­co di chi vuo­le costrui­re un futu­ro fat­to di cola­te di cemen­to e fango.
Se in alcu­ni pae­si le con­se­guen­ze sono già apprez­za­bi­li, in altri no, ma anco­ra per poco. Se le cau­se del­l’e­mer­gen­za cli­ma­ti­ca han­no chia­re respon­sa­bi­li­tà, le sue con­se­guen­ze non rispar­mie­ran­no nes­su­no. Cer­to, i pri­mi a esse­re col­pi­ti sono curio­sa­men­te i meno respon­sa­bi­li e colo­ro che han­no meno risor­se per tam­po­na­re ma, subi­to dopo, toc­che­rà anche a noi. E a quel pun­to non ci saran­no altri pia­ne­ti sui qua­li rifugiarsi. 
Dopo la sic­ci­tà e gli incen­di che han­no fune­sta­to il Nuo­vo Gal­les del Sud ecco le allu­vio­ni di ini­zio anno (la sta­gio­ne esti­va austra­lia­na) che han­no cau­sa­to rac­col­ti record: cibo e acqua abbon­dan­ti sono le con­di­zio­ni idea­li per la pro­li­fe­ra­zio­ne di ani­ma­li con un ciclo ripro­dut­ti­vo così breve. 
il mini­ste­ro del­l’am­bien­te fran­ce­se si è impe­gna­to nel 2010 a met­te­re in atto una spe­ri­men­ta­zio­ne che mira­va a esa­mi­na­re dif­fe­ren­ti moda­li­tà di gestio­ne del­le per­ti­nen­ze ver­di a fine di miglio­ra­re l’at­trat­ti­vi­tà del­le zone lun­go le vie di comu­ni­ca­zio­ne per gli inset­ti impollinatori.