Duran­te la pan­de­mia, men­tre 7,6 milio­ni di per­so­ne in Ita­lia han­no visto peg­gio­ra­re il pro­prio teno­re di vita, il patri­mo­nio del­le 40 per­so­ne più ric­che è pas­sa­to da 121 a 16 5 miliardi.

 

Il pre­lie­vo fisca­le è sem­pre trop­po sbi­lan­cia­to sul red­di­to da lavo­ro e tra­scu­ra del tut­to il patri­mo­nio. Sia­mo di fron­te a una cri­si enor­me, impre­vi­sta: la tas­sa­zio­ne sul patri­mo­nio non può più esse­re evi­ta­ta. Occor­re pre­pa­rar­si per tempo.

 

Un siste­ma che con­cen­tra nel­le mani di pochi, pochis­si­mi, una ric­chez­za cospi­cua e che annual­men­te ne incre­men­ta l’ammontare, rap­pre­sen­ta una gra­ve deviazione.

 

Eppu­re il cre­scen­te gap tra le retri­bu­zio­ni del top 10 e quel­le del resto di lavo­ra­tri­ci e lavo­ra­to­ri non vie­ne per­ce­pi­to con sen­ti­men­ti di ingiu­sti­zia: l’intendimento gene­ra­le è che non vi è nul­la di sba­glia­to se è il mer­ca­to a pre­mia­re, men­tre l’intervento del­lo Sta­to vie­ne visto come una pri­va­zio­ne, una muti­la­zio­ne ingiu­sta al pre­mio del vincitore. 

 

Dia­mo pie­na attua­zio­ne all’articolo 53 del­la nostra Costi­tu­zio­ne: “Tut­ti sono tenu­ti a con­cor­re­re alle spe­se pub­bli­che in ragio­ne del­la loro capa­ci­tà con­tri­bu­ti­va. Il siste­ma tri­bu­ta­rio è infor­ma­to a cri­te­ri di pro­gres­si­vi­tà”. Se con­ti­nue­re­mo a fare come abbia­mo sem­pre fat­to, a pro­teg­ge­re le posi­zio­ni domi­nan­ti, ad avvan­tag­gia­re chi è già in van­tag­gio e a non ridi­stri­bui­re le respon­sa­bi­li­tà, per­de­re­mo tutti.

 

Bene che i miliar­da­ri dia­no il loro con­tri­bu­to in un momen­to di cri­si. Per­ché non ren­der­lo un appun­ta­men­to fis­so? Maga­ri annua­le? Le loro “dona­zio­ni” potreb­be­ro per­si­no esse­re basa­te su una per­cen­tua­le del loro red­di­to. Potreb­be­ro per­si­no esse­re chia­ma­te “tas­se”.

 

Leg­gi la nostra pro­po­sta sul fisco

Chi aspet­ta­va solu­zio­ni inno­va­ti­ve e riso­lu­ti­ve di quel mec­ca­ni­smo ves­sa­to­rio che tan­to spes­so anni­chi­li­sce con­tri­buen­ti in dif­fi­col­tà, non può che pren­de­re atto del­l’en­ne­si­ma delusione. 
Leg­go sta­ma­ne Dario Ste­va­na­to sul suo blog e mi accor­go che for­se ave­vo liqui­da­to trop­po velo­ce­men­te una que­stio­ne rile­van­te e però pas­sa­ta inos­ser­va­ta del­la pro­po­sta del segre­ta­rio del PD Enri­co Let­ta sull’imposta di successione.
Anco­ra oggi, il solo accen­na­re la neces­si­tà di rein­tro­dur­re una mode­sta tas­sa­zio­ne sui pas­sag­gi ere­di­ta­ri del­la ric­chez­za sca­te­na rea­zio­ni viscerali.
Que­sta nor­ma sareb­be una ulte­rio­re age­vo­la­zio­ne per gli stra­nie­ri tito­la­ri di gran­di patri­mo­ni in cer­ca del­lo scon­to giu­sto. Da un bel po’ e con mag­gio­re aggres­si­vi­tà dopo la Bre­xit si stan­no mol­ti­pli­can­do le misu­re degli altri Pae­si per atti­ra­re azien­de e resi­den­ti facol­to­si, che in pra­ti­ca si ruba­no con­tri­bu­ti a vicenda
Non è una Pace Fisca­le ma un con­do­no, que­sto lo si era capi­to da set­ti­ma­ne. Il con-dono (stan­do all’etimologia del ter­mi­ne, con­do­na­re deri­va dal lati­no e signi­fi­ca pro­pria­men­te «con­ce­de­re in dono») è elar­gi­to al pro­prio elet­to­ra­to che così potrà libe­rar­si dal gio­go del ter­ri­bi­le fisco italiano.