L’IRPEF, un’imposta sempre più piatta

Ora che sono noti tut­ti i det­ta­gli del­la rifor­ma fisca­le del gover­no Dra­ghi pos­sia­mo chia­ri­re gli effet­ti che essa avrà in ter­mi­ni di equi­tà del pre­lie­vo e di capa­ci­tà redi­stri­bu­ti­va. Cer­chia­mo però di sta­re alla lar­ga dal­le faci­li con­clu­sio­ni: la rifor­ma è depre­ca­bi­le ma non del tut­to, nel sen­so che — pur andan­do nel­la dire­zio­ne oppo­sta a ciò che sareb­be neces­sa­rio, ossia una mag­gio­re pro­gres­si­vi­tà — rie­sce a ridur­re alcu­ni degli effet­ti per­ver­si del­l’at­tua­le asset­to. Per­tan­to osser­va­re la sola distri­bu­zio­ne del van­tag­gio fisca­le arre­ca­to lun­go le clas­si di red­di­to non è suf­fi­cien­te e rischia di esse­re fuor­vian­te. Que­sta, tra l’altro, è una rifor­ma che costa 8 miliar­di l’anno di nuo­vo debi­to: altro che futu­ro del­la Next Generation…

Ma andia­mo con ordine.

  1. Le ali­quo­te nominali:

come anti­ci­pa­to, la rifor­ma pro­po­sta è un ritor­no al pas­sa­to, al gover­no Ber­lu­sco­ni II e alla rifor­ma Mani­scal­co (l’allora mini­stro del­le Finan­ze) che ridus­se le ali­quo­te a quat­tro: 23, 33, 39 e 43 per cen­to (quel­le odier­ne sono addi­rit­tu­ra più bas­se, ossia 23, 25, 35, 43). Resta note­vo­le il sal­to tra il secon­do e il ter­zo sca­glio­ne, men­tre l’a­li­quo­ta più alta entra in gio­co già a 50mila euro (e non 55). Nul­la cam­bia sui red­di­ti alti: la linea è piat­ta e ciò vie­ne con­fer­ma­to anche guar­dan­do l’assetto del­le ali­quo­te mar­gi­na­li. È que­sto il più pro­fon­do scan­da­lo del­l’im­po­sta. Per i ric­chi non cam­bia nulla.

  1. La detra­zio­ne:

È sul­la detra­zio­ne che si sono con­cen­tra­ti i mag­gio­ri sfor­zi per­ché la nuo­va ver­sio­ne assor­be e met­te a siste­ma il bonus Ren­zi-Gual­tie­ri. La detra­zio­ne da lavo­ro dipen­den­te sarà così composta:

  • tra 0 e 8154 euro: 1880
  • tra 8154 e 15000 euro: 3080
  • impor­to decre­scen­te tra 15000 e 50000 euro.

È sen­z’al­tro posi­ti­vo che il bonus sia sta­to inclu­so e razio­na­liz­za­to, eli­mi­nan­do di fat­to gli effet­ti per­ver­si sul­le ali­quo­te mar­gi­na­li. Ma resta­no degli aspet­ti irri­sol­ti. Per­ma­ne e, anzi, vie­ne enfa­tiz­za­ta, la dif­fe­ren­za tra detra­zio­ne da lavo­ro dipen­den­te, pen­sio­ni e lavo­ro auto­no­mo: una dispa­ri­tà di trat­ta­men­to tra red­di­ti omo­ge­nei non più giustificabile.

  1. Gli effet­ti sul­le ali­quo­te medie e mar­gi­na­li:

la nuo­va cur­va del­le ali­quo­te medie, se da un lato per­de una cer­ta schi­zo­fre­nia dovu­ta agli effet­ti del bonus, con­cen­tra la sua ridu­zio­ne pro­prio lad­do­ve que­sti effet­ti era­no più con­cen­tra­ti, ossia nel­la fascia dei red­di­ti medio-alti (tra 40 e 70mila euro — è quin­di nor­ma­le che buo­na par­te degli otto miliar­di mes­si a dispo­si­zio­ni sia allo­ca­ta su que­ste fasce di red­di­to); si può nota­re anche una leg­ge­ra rastre­ma­zio­ne del­la cur­va dal lato dei red­di­ti medio-bas­si ma è una varia­zio­ne qua­si impercettibile.

È dal lato del­la ali­quo­te mar­gi­na­li che è sta­to com­piu­to il lavo­ro più impor­tan­te, eli­mi­nan­do di fat­to le alte­ra­zio­ni dovu­te al bonus e che si carat­te­riz­za­va­no come un vero osta­co­lo all’incremento di red­di­to; tut­ta­via, la fascia tra 15mila e 28mila euro vedrà aumen­ta­re il pre­lie­vo mar­gi­na­le di cir­ca 2,3 pun­ti per­cen­tua­li e il sal­to di ali­quo­ta che si apre appe­na sopra i 28mila euro di red­di­to è deci­sa­men­te impor­tan­te (dal 33,8 al 43,8 per cen­to). Oltre a tale soglia, ci tro­via­mo a che fare con una vera e pro­pria Flat tax…

 

  1. Indi­ca­to­ri del­la capa­ci­tà redi­stri­bu­ti­va:

le varia­zio­ni appor­ta­te han­no effet­ti sul­la capa­ci­tà redi­stri­bu­ti­va dell’imposta pra­ti­ca­men­te irri­so­rie. L’indice di Gini cal­co­la­to dopo il ver­sa­men­to dell’imposta ante e post modi­fi­ca è pari rispet­ti­va­men­te a 0,3844 e 0,3837 (con­tro un valo­re cal­co­la­to sui red­di­ti lor­di pari a 0,449). Si ricor­da che l’indice di con­cen­tra­zio­ne di Gini può esse­re uti­liz­za­to come misu­ra sin­te­ti­ca del gra­do di disu­gua­glian­za del­la distri­bu­zio­ne del red­di­to e assu­me valo­ri com­pre­si tra 0 (equi­di­stri­bu­zio­ne per­fet­ta, con­cen­tra­zio­ne mini­ma) e 1 (mas­si­ma disu­gua­glian­za, con­cen­tra­zio­ne massima).

  1. Ver­so la con­fer­ma del siste­ma dua­le:

Nul­la è sta­to det­to — ci man­che­reb­be! — dell’erosione del­la base impo­ni­bi­le dell’IRPEF. Allo sta­to attua­le, sono sot­trat­ti alla base impo­ni­bi­le IRPEF i) qua­si tut­ti i red­di­ti del­le atti­vi­tà finan­zia­rie; ii) i red­di­ti dei fab­bri­ca­ti loca­ti a ter­zi a uso abi­ta­ti­vo, sog­get­ti alla cedo­la­re sec­ca sugli affit­ti; iii) i red­di­ti per­ce­pi­ti dal­le atti­vi­tà impren­di­to­ria­li che ope­ra­no in regi­me for­fet­ta­rio; iv) i beni e i ser­vi­zi ero­ga­ti dal wel­fa­re azien­da­le; v) i pre­mi di pro­dut­ti­vi­tà e gli uti­li azien­da­li cor­ri­spo­sti ai lavo­ra­to­ri dipen­den­ti; vi) gli uti­li rein­ve­sti­ti all’interno dell’azienda. Per tut­ti que­sti red­di­ti sono appli­ca­te impo­ste sosti­tu­ti­ve di tipo pro­por­zio­na­le. Un even­tua­le ritor­no ad un’imposta onni­com­pren­si­va di tut­ti i red­di­ti com­por­te­reb­be un aumen­to del get­ti­to tota­le di 9,5 miliar­di, ben più di quan­to sbor­sa­to oggi per soste­ne­re que­sta riforma.

  1. Con­clu­sio­ni:

Usci­re dal­la logi­ca del bonus non era scon­ta­to e il fat­to che il gover­no abbia deci­so di con­so­li­da­re que­sta for­ma di sgra­vio rior­di­nan­do la detra­zio­ne da lavo­ro dipen­den­te, è una buo­na cosa, for­se la sola buo­na cosa di que­sta rifor­ma. Tut­ta­via, la pro­gres­si­vi­tà fisca­le in Ita­lia vale per qual­cu­no ma non per tut­ti: dovrem­mo chiu­de­re un occhio e non guar­da­re la cur­va del pre­lie­vo dai 28mila euro in sù per non gri­da­re allo scan­da­lo. D’altronde, un gover­no che fati­ca a far appro­va­re un bana­lis­si­mo pre­lie­vo tem­po­ra­neo per soste­ne­re gli scon­ti sul­le bol­let­te alle fami­glie meno abbien­ti, è un gover­no mes­so sot­to scac­co dal­la destra più con­ser­va­tri­ce e bece­ra, pro­prio quel­la che non è in gra­do di capi­re la logi­ca del­la redi­stri­bu­zio­ne e guar­da ine­be­ti­ta alla famo­sa teo­ria del­lo sgocciolamento.

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