Davide Serafin

Chi aspettava soluzioni innovative e risolutive di quel meccanismo vessatorio che tanto spesso annichilisce contribuenti in difficoltà, non può che prendere atto dell'ennesima delusione.  
Leggo stamane Dario Stevanato sul suo blog e mi accorgo che forse avevo liquidato troppo velocemente una questione rilevante e però passata inosservata della proposta del segretario del PD Enrico Letta sull’imposta di successione.
Ancora oggi, il solo accennare la necessità di reintrodurre una modesta tassazione sui passaggi ereditari della ricchezza scatena reazioni viscerali.
In sordina, lo scorso 11 gennaio, il capo del Servizio Assistenza e consulenza fiscale della Banca d'Italia, Giacomo Ricotti, audito presso le Commissioni riunite VI della Camera dei Deputati (Finanze) e 6a del Senato della Repubblica (Finanze e Tesoro), ha presentato una memoria sullo stato del fisco in Italia e sulle criticità dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. A distanza di alcuni giorni abbiamo potuto leggere il documento e ci siamo accorti che è sorprendentemente in linea con la politica fiscale che da tempo sosteniamo.
Dopo lunghi mesi di dichiarazioni in cui la patrimoniale è stata citata soltanto come se fosse il “babau” (e solo, quindi, per negarne l’urgenza e l’utilità) è stata presentata alla Camera una proposta di legge per l’introduzione di una tassa per i super ricchi. I firmatari del testo, appartenenti ai gruppi di Pd e Leu, la definiscono “imposta sul patrimonio”, ovvero sulla “ricchezza netta superiore a 500 mila euro”.
Da anni la lenta erosione dei diritti dei lavoratori si è accompagnata alla riduzione di efficacia dello sciopero, compresso e irregimentato in forme fisse così da costituire fastidio e problemi più agli utenti finali che ai datori di lavoro.