L’uguaglianza di gene­re per noi è sem­pre sta­ta più di una voce inse­ri­ta in un pro­gram­ma, più di un gior­no all’anno con cui lavar­si la coscien­za fino alla ricor­ren­za suc­ces­si­va, più di un agget­ti­vo di moda da aggiun­ge­re in auto­ma­ti­co per caval­ca­re l’onda del momento.

 

Quan­do par­lia­mo del­la neces­si­tà di miglio­ra­re la con­di­zio­ne del­le don­ne, oltre ai bene­fi­ci per le don­ne stes­se, non dimen­ti­chia­mo che stia­mo par­lan­do di un van­tag­gio per tut­te e tut­ti. Le ana­li­si – com­pre­se quel­le eco­no­mi­che, come quel­la del Fon­do Mone­ta­rio Inter­na­zio­na­le – ci dico­no che inve­sti­re nel miglio­ra­men­to del­la con­di­zio­ne fem­mi­ni­le por­ta bene­fi­ci gene­ra­liz­za­ti. Una socie­tà che sof­fo­ca il con­tri­bu­to del­le don­ne è una socie­tà che ope­ra con un brac­cio lega­to die­tro la schie­na e oggi che ci tro­via­mo a fron­teg­gia­re cri­si su più ambi­ti – sani­ta­rio, ambien­ta­le, eco­no­mi­co, edu­ca­ti­vo – non pos­sia­mo permettercelo.

 

Chi con­trol­la il dena­ro e le spe­se di fami­glia può usa­re que­sto con­trol­lo come un’arma e, in più, l’incertezza del futu­ro e dell’indipendenza eco­no­mi­ca spes­so spin­ge le don­ne a resta­re più a lun­go in situa­zio­ni di abu­so e di peri­co­lo. La pari­tà sala­ria­le, la cer­ti­fi­ca­zio­ne di Equal Pay, la Tam­pon tax, l’equiparazione dei con­ge­di paren­ta­li, sono alcu­ne del­le pro­po­ste di Pos­si­bi­le che in altri pae­si sono già real­tà. A cui si affian­ca la bat­ta­glia cul­tu­ra­le per il con­tra­sto agli ste­reo­ti­pi, al ses­si­smo in ogni ambi­to, al siste­ma patriar­ca­le che ci circonda.


Leg­gi la nostra pro­po­sta di leg­ge sul­la pari­tà retributiva

Per­ché la riso­lu­zio­ne del Par­la­men­to euro­peo non resti let­te­ra mor­ta, è impor­tan­te mobi­li­tar­si tutt* a par­ti­re dal livel­lo loca­le e nazio­na­le. Le cam­pa­gne di Pos­si­bi­le han­no già avu­to esi­to posi­ti­vo in varie real­tà loca­li, unen­do le for­ze il cam­bia­men­to avviene.
Tra le sue accu­se alla 194, oltre i costi che l’applicazione di que­sta gra­ve­reb­be­ro sul siste­ma sani­ta­rio nazio­na­le — come se i dirit­ti del­le don­ne potes­se­ro esse­re sog­get­ti nel­la loro appli­ca­zio­ne al cri­te­rio costi/ricavi — vi è anche quel­la di non aver eli­mi­na­to l’aborto clan­de­sti­no e di aver aggra­va­to il pro­ble­ma del­la denatalità.
C’è anco­ra mol­ta stra­da da fare, ma la fare­mo.  Buo­na festa del­la Repub­bli­ca a tut­te e a tutti.
Rosan­na, da tut­te le sue dif­fi­col­tà, del suo esse­re don­na e disa­bi­le, è ripar­ti­ta per rina­sce­re, ha fat­to dei suoi limi­ti una for­za, affet­ta da un ine­sau­ri­bi­le vizio di vive­re, quel­lo che vor­rem­mo acca­des­se per Geno­va, per quel­lo che ha vis­su­to e sta viven­do. Geno­va che sa lot­ta­re e si sa rial­za­re, facen­do­si comunità.
Deci­sio­ni come quel­le dell’amministrazione di Saron­no riba­di­sco­no quan­to sia giu­sto con­ti­nua­re a por­ta­re avan­ti la bat­ta­glia con­tro la Tam­pon Tax, una que­stio­ne eco­no­mi­ca, poli­ti­ca e culturale.
Che dire del­la tam­pon tax appe­na appro­va­ta? Che non è la tam­pon tax.