Istruzione

È illusorio pretendere la perfezione del singolo ingranaggio quando è l’intero meccanismo a essere difettoso. La scuola non è e non può essere Atlante, non può portare i pesi del mondo, sanare i conflitti o ricomporre le fratture. Non può, in sostanza, essere scambiata per mito, o favola, immobile e intatta rispetto al contesto in cui esiste. La scuola vive, evolve, ed è fatta della stessa materia della società, che non è certo quella dei sogni.
Il nostro comitato “Alla base la scuola” ha sviluppato proposte alternative all’attuale DAD (no classi pollaio, modifiche del ciclo annuale scolastico, turnazioni nell’arco della giornata e molte altre) e tali idee sono da attuarsi in modo rapido per ridurre i danni già causati, come dimostrato sopra.
Il quanto è inscindibile dal come si vuole spendere la porzione di fondi destinata alla scuola, ed è qui che attendiamo di conoscere i contenuti specifici del programma del governo Draghi.
Un Governo che si dimentica di prendere in considerazione determinati parametri - come l’accesso al cibo quando decide di impedire ai bambini di andare a scuola - è un Governo che ha perso di vista l’unica bussola politica che vale la pena seguire: l’uguaglianza.
Dopo un anno di assenza di scuola nella vita delle ragazze e dei ragazzi non si può pensare assolutamente di lasciare tutto come prima; occorrono investimenti ingenti su organici ed edilizia scolastica per creare tempi e spazi nuovi e dare alla scuola la possibilità di essere la leva su cui far ripartire il Paese.
Dopo un anno di assenza di scuola nella vita delle ragazze e dei ragazzi non si può pensare assolutamente di lasciare tutto come prima; occorrono investimenti ingenti su organici ed edilizia scolastica per creare tempi e spazi nuovi e dare alla scuola la possibilità di essere la leva su cui far ripartire il Paese.
Non è più tempo delle risposte generiche e dei libri dei sogni a cui ci ha abituati in questi mesi la Ministra Azzolina.  L’emergenza educativa pretende risposte concrete e puntuali, noi non ci stancheremo di chiederle.
Si deve “trasformare l’emergenza in un’opportunità”: erano passate poche ore dalla chiusura delle scuole, quando la Ministra dell’Istruzione, nella sua prima dichiarazione dopo il lockdown, pronunciava queste parole. L’opportunità cui alludeva Lucia Azzolina era la possibilità di approfittare dell’emergenza per accelerare il processo di “innovazione” tecnologica su cui si è costruita molta della retorica “riformista” degli ultimi anni di chiacchiere e pessima politica sulla (pelle della) scuola.
Sono in vigore infatti, come ogni anno, le indicazioni sugli organici e sulla formazione delle classi emanate prima del Covid, che quindi non tengono conto delle necessità derivanti dalla pandemia. Occorre un’ordinanza che le riveda secondo le necessità di distanziamento indicate dallo stesso ministero perché , paradossalmente, si sta procedendo ad accorpare alcune classi poco numerose piuttosto che tenerle così, cioè coi numeri adeguati alle necessità attuali.
La scuola non è, e non deve essere, un lungo “corso di formazione professionale” in balia del mercato del lavoro, non può diventare la culla in cui allevare solo i futuri colletti bianchi.