Eulalia Grillo

Dopo un anno di assenza di scuola nella vita delle ragazze e dei ragazzi non si può pensare assolutamente di lasciare tutto come prima; occorrono investimenti ingenti su organici ed edilizia scolastica per creare tempi e spazi nuovi e dare alla scuola la possibilità di essere la leva su cui far ripartire il Paese.
Non è più tempo delle risposte generiche e dei libri dei sogni a cui ci ha abituati in questi mesi la Ministra Azzolina.  L’emergenza educativa pretende risposte concrete e puntuali, noi non ci stancheremo di chiederle.
Sono in vigore infatti, come ogni anno, le indicazioni sugli organici e sulla formazione delle classi emanate prima del Covid, che quindi non tengono conto delle necessità derivanti dalla pandemia. Occorre un’ordinanza che le riveda secondo le necessità di distanziamento indicate dallo stesso ministero perché , paradossalmente, si sta procedendo ad accorpare alcune classi poco numerose piuttosto che tenerle così, cioè coi numeri adeguati alle necessità attuali.
Nei giorni scorsi, dopo la mediazione del Presidente del Consiglio Conte per evitare che in Senato si consumasse lo scontro tra forze di maggioranza sul Decreto Scuola, si sono susseguite una serie di proposte che nulla aggiungono e nulla risolvono rispetto all’emergenza educativa che è già in atto e che a settembre sarà drammaticamente sotto gli occhi di tutti.
Nell’attesa, una cosa è certa: anche per il rientro a scuola, come chiediamo da settimane per tutto il resto, non si potrà prescindere da un uso capillare dei tamponi per testare le persone e isolare quelle positive al Coronavirus. Sono indispensabili, soprattutto alla luce del fatto che riaprire le scuole significherà movimentare ogni giorno dodici milioni di persone, tra studenti, personale e famiglie.    
Forse è il momento di dire che non si può pensare alla scuola come un mondo a sé, la scuola riguarda tutto, dalla conciliazione dei tempi di lavoro delle famiglie alla mobilità, dai cambiamenti sociali a quelli infrastrutturali, passando per l’ampliamento delle diseguaglianze che si sta verificando con l’emergenza Coronavirus.
L’avvio dell’anno scolastico è una macchina complessa che richiede mesi di preparazione per partire puntuale, non si può continuare ad agire con provvedimenti-toppa, dopo ormai due mesi dall’inizio dell’emergenza epidemiologica, ma occorre individuare sin da ora una strategia chiara che metta le amministrazioni periferiche e le scuole nelle condizioni di predisporre l’avvio delle lezioni con attenzione alla sicurezza sanitaria ma anche all’emergenza educativa, soprattutto nei confronti delle alunne e degli alunni che la didattica a distanza ha lasciato indietro.
Ci auguriamo di avere risposte concrete nei prossimi giorni, perché per ora, con il dimezzamento disposto dal MEF dei posti resi disponibili da Quota 100, lo slittamento dell’aggiornamento delle graduatorie di Istituto e il blocco dei concorsi, i segnali non sono incoraggianti.
Secondo gli ultimi dati ISTAT sono circa 50.000 gli educatori e le educatrici professionali che ogni giorno entrano nelle scuole italiane e trascorrono molte ore in classe insieme ad alunni e insegnanti, contribuendo alla formazione dei ragazzi e delle ragazze con disabilità o con bisogni educativi speciali.