Diritti umani

Druetti-Marro: ministro Nordio, le carceri che non rieducano creano ulteriore insicurezza 

Un pre­si­dio a Roma per riba­di­re l’ov­vio: se le car­ce­ri non rie­du­ca­no, ma disu­ma­niz­za­no ed emar­gi­na­no ulte­rior­men­te le per­so­ne dete­nu­te, a cosa ser­vo­no se non a crea­re ulte­rio­re insi­cu­rez­za e con­di­zio­ni inso­ste­ni­bi­li per dete­nu­ti e per­so­na­le car­ce­ra­rio?

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Francesca Druetti interviene all’evento “Roma, città di Pace”

L’alternativa a que­sto nostro gover­no auto­ri­ta­rio e codar­do, che sta dan­do dav­ve­ro una peno­sa imma­gi­ne di sé, soprat­tut­to in que­ste set­ti­ma­ne: tra la cam­pa­gna refe­ren­da­ria osce­na che sta facen­do e la posi­zio­ne da zer­bi­no che ha nei con­fron­ti di Trump e in gene­ra­le del­la poli­ti­ca este­ra — pas­sa neces­sa­ria­men­te per la pace.

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Uno studente gay è bloccato in Iran. Riportiamolo a casa in Italia!

Un gio­va­ne stu­den­te di medi­ci­na dovreb­be esse­re libe­ro di stu­dia­re, curar­si, pro­get­ta­re il pro­prio futu­ro. Inve­ce è bloc­ca­to in Iran, intrap­po­la­to da una buro­cra­zia che oggi met­te a rischio la sua vita. È uno stu­den­te che vive in Ita­lia. È gay.

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Sudan: il satellite racconta ciò che il mondo ignora

Le imma­gi­ni pub­bli­ca­te dal­la Yale Uni­ver­si­ty docu­men­ta­no mas­sa­cri di mas­sa nel­la cit­tà suda­ne­se di El-Fasher, con­qui­sta­ta dal­le For­ze di Sup­por­to Rapi­do (RSF) dome­ni­ca scor­sa al ter­mi­ne di un asse­dio dura­to oltre 18 mesi. Poz­ze di san­gue e cumu­li di cor­pi testi­mo­nia­no l’avvio di un pro­ces­so siste­ma­ti­co e inten­zio­na­le di puli­zia etni­ca del­le comu­ni­tà non ara­be.

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Mario Paciolla: le indagini continuino, il governo faccia pressione per arrivare alla verità

Con­ti­nue­re­mo a chie­de­re veri­tà e giu­sti­zia per Mario Paciol­la. Fare­mo que­sta bat­ta­glia con la sua fami­glia, gli ami­ci e quel­la gran­de comu­ni­tà che si è costrui­ta nel cor­so del tem­po al loro fian­co. Cre­dia­mo che le isti­tu­zio­ni, nazio­na­li e inter­na­zio­na­li, abbia­no il dove­re di far emer­ge­re la veri­tà sul­la sua mor­te e di fare giu­sti­zia.

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Albania, queste sono deportazioni: chi rimane in silenzio è complice

DEPORTATI! Una qua­ran­ti­na di per­so­ne sono sta­te depor­ta­te in Alba­nia. Sì, non esi­sto­no altri ter­mi­ni per descri­ve­re quan­to sta avve­nen­do. Con l’ultimo “dl immi­gra­zio­ne” il cen­tro di Gja­der è sta­to tra­sfor­ma­to in CPR, come ne esi­sto­no già tan­ti in Ita­lia. E a fini­re nei CPR, ricor­dia­mo­lo, pos­so­no esse­re anche per­so­ne nate o resi­den­ti in Ita­lia

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Le parole di Piantedosi sui CPR in Albania significano una sola cosa: deportazioni

Il mes­sag­gio sem­bre­reb­be chia­ro, o alme­no anco­ra più chia­ro: dei dirit­ti uma­ni non ce ne sta fre­gan­do più nul­la. E que­sto fa pau­ra per tut­te e tut­ti. Pos­so­no chia­mar­li “ritor­ni” e “hub di ritor­no”, noi chia­mia­mo­li per quel­le che sono: depor­ta­zio­ni e pri­gio­ni in pae­si ter­zi. Rico­no­scia­mo­ne la gra­vi­tà e oppo­nia­mo­ci.

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Lo sapevamo già, ora lo dice anche una sentenza: Maysoon Majidi è innocente

È un gior­no impor­tan­te per chi come noi ha segui­to con appren­sio­ne la sua vicen­da, emble­ma del­la cri­mi­na­liz­za­zio­ne del­le per­so­ne migran­ti. Oggi May­soon può rial­za­re la testa, con­ti­nuan­do a lot­ta­re per i più debo­li come ha sem­pre fat­to.

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