Diritti umani

Chiediamo al Governo italiano di garantire corridoi umanitari e l’asilo alle persone LGBTIQ+ e alle donne afghane. Servono vie d’accesso sicure, legali, trasparenti attraverso cui evacuare più persone possibili.  Per questo riteniamo che debba essere garantito il sostegno e l’accoglienza delle persone LGBTQI+ afghane la cui vita è a serio rischio.
La priorità deve essere mettere al sicuro le persone e non può essere messa in discussione da rimpalli tra paesi europei. Il diritto d’asilo è un diritto che in nessun caso può essere sottoposto a “vincoli quantitativi”. Servono corridoi umanitari, e cioè vie d’accesso sicure, legali, trasparenti attraverso cui evacuare più persone possibili.
L’Unione Europea assolve se stessa e bacia la mano insanguinata del regime. Non può e non deve essere questo il contenuto della nuova agenda inaugurata da Bruxelles per rilanciare le politiche di vicinato nel Mediterraneo.   
Io vorrei che tutti, ma proprio tutti, politici, commentatori, editorialisti, giornalisti, passassero una settimana in Palestina. Una settimana sola.
Che cosa sta succedendo in Colombia?  Ancora una volta, i diritti umani vengono calpestati e il resto del mondo fa finta di non vedere.  
Il bilancio della posizione adottata dal Governo italiano verso la sanguinaria autocrazia di al-Sisi non può essere che critico. La cooperazione bilaterale in ambito energetico e militare è stata rafforzata proprio all’intensificarsi della repressione nel paese, nonostante l’auto-assoluzione delle autorità egiziane sull’assassinio di Giulio Regeni
Nell’ultimo decennio l’industria bellica italiana ha registrato un aumento consistente nelle vendite verso l’estero. Le esportazioni di armamenti autorizzate dal Governo tra il 2015 e il 2019 hanno toccato 44 miliardi di euro, valore che pareggia le licenze approvate nei 15 anni precedenti.
Continuiamo a ricordarlo. Insistiamo, ancora e ancora, perché le istituzioni italiane ed europee si mobilitino per la sua liberazione, come abbiamo fatto sin dal primo giorno insieme a migliaia di persone. 
Le parole con cui la procura egiziana ha infangato la memoria di Giulio Regeni hanno fatto male - aggiunge Brignone - come ha fatto male la consegna della prima delle fregate italiane vendute all'Egitto. In spregio a Giulio Regeni, in spregio a Patrick Zaki, in spregio ai diritti umani, che sono di tutte e di tutti, che spetta a tutte e tutti noi difendere e rilanciare