Giuseppe Civati

Caro Marco, ci vorrebbe un colpo da maestro

Caro Mar­co, ci vor­reb­be un col­po da mae­stro, alla Tibe­ri, l’abbiamo sem­pre chia­ma­to così: un’i­dea per scri­ve­re una sto­ria com­ple­ta­men­te diver­sa. Per­ché, Mar­co, non ama­vi il lie­to fine ma così no, non si può nem­me­no pen­sa­re. Quan­do scri­ve­va­mo una cosa, ci dice­vi sem­pre di met­te­re pri­ma ciò che veni­va dopo, di inver­ti­re i pas­sag­gi, per­ché […]

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Europee: per evitare di rimanerci male dopo, è il caso di partire prima, molto prima

Se voglia­mo evi­ta­re che la destra, quel­la estre­ma, pren­da tut­to, non dob­bia­mo solo par­la­re del peri­co­lo che essa rap­pre­sen­ta, ma del che cosa vor­rem­mo e farem­mo noi. Il rischio è che par­lan­do del peri­co­lo e basta, il peri­co­lo e basta vin­ca. Tenia­mo­lo a men­te.

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Troppo poco, troppo tardi

Il decre­to nel­la sua ver­sio­ne defi­ni­ti­va, fir­ma­ta da Con­te qua­si 24 ore dopo la pre­sen­ta­zio­ne di ieri not­te alla nazio­ne, con­tie­ne misu­re mol­to blan­de di con­te­ni­men­to dell’esposizione e del movi­men­to di lavo­ra­to­ri impe­gna­ti in mol­tis­si­mi set­to­ri, che riman­go­no anco­ra aper­ti. Alla boz­za di ieri si sono aggiun­te mol­te cate­go­rie. Il decre­to “slit­ta” al 25, scri­ve­va

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Il governo del cambiamento climatico

Che sia gover­no tec­ni­co o tat­ti­co, poli­ti­co o anti­po­li­ti­co, bal­nea­re o mon­ta­no, di sco­po o di mez­zo, di lun­ga dura­ta o di cor­to respi­ro, di rif­fa o di raf­fa, noi abbia­mo pron­ta una car­tel­li­na ver­de, nel­la qua­le met­tia­mo le nostre pro­po­ste che trat­ta­no i temi dei qua­li biso­gna smet­te­re di non par­la­re e che il

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«Un nuovo asse autoritario richiede un fronte progressista internazionale»

Quan­do fon­dam­mo Pos­si­bi­le, dis­si che anda­va imme­dia­ta­men­te con­ce­pi­to come «Pos­si­ble», già in tra­du­zio­ne, come ‘sezio­ne’ di una neces­sa­ria inter­na­zio­na­le pro­gres­si­sta. Con­tro le disu­gua­glian­ze, per affron­ta­re la gran­de tran­si­zio­ne matrio­ska nel­la qua­le le que­stio­ni glo­ba­li sono una den­tro l’al­tra — i cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci, le migra­zio­ni, le con­cen­tra­zio­ni eco­no­mi­che e le disu­gua­glian­ze, appun­to, che ne con­se­guo­no. Non

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I diritti civili non interessano, l’omofobia invece ha un ministro

Que­sta ultra­de­stra che ora va al gover­no deni­gri i dirit­ti civi­li ma scel­ga come mini­stro alla fami­glia un espo­nen­te ultra­cle­ri­ca­le che mili­ta in «Rea­zio­ne iden­ti­ta­ria», che bat­tez­za i con­ve­gni di Pro­vi­ta (asso­cia­zio­ne col­le­ga­ta a For­za Nuo­va), segua­ce di Putin e del­le sue orren­da scel­te con­tro i dirit­ti libe­ra­li

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