QUADERNI
Ci sono gli scissionisti, i pontieri, i mediatori, Orlando che vuole la conferenza programmatica, Barca che apprezza, i giovani turchi che si dividono, i vecchi ottomani che si riuniscono, Orfini che regge, Renzi che accelera, Delrio che frena, Franceschini che si tiene, le telefonate, i fuori onda, i capilista, eccetera, eccetera, eccetera. Insomma, «tutto molto interessante», per dirla con una hit dance del momento.
Una settimana fa, con il gruppo consiliare “Si Può”, incontro tra Possibile e SI, abbiamo chiesto e ottenuto — con una mozione votata all’unanimità — che il Consiglio comunale di Avellino deliberasse l’adesione allo Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, un modello di accoglienza positivo che, riconoscendo alla migranza i tratti di un fenomeno strutturale, propone il superamento della logica emergenziale assegnando al protagonismo degli Enti locali l’organizzazione dei servizi integrati dedicati all’accoglienza.
Si tratta di un primo ma importante tassello di riforme istituzionali che — come diciamo sempre — non passano solo attraverso la Costituzione (che pure può richiedere singoli aggiornamenti o miglioramenti): dalla legge elettorale a quella sul conflitto di interessi, alla revisione di alcune incompatibilità e ineleggibilità, per assicurare una maggiore trasparenza e un effettivo svolgimento delle funzioni pubbliche con disciplina e onore.
Non ipotesi, proposte di legge. Non comizi, analisi. Non provocazioni, spiegazioni. Un lavoro che poi proseguirà, in Parlamento, in un think tank, in un percorso attraverso le nostre comunità: metà elaborazione, metà mobilitazione. Sulla base di proposte di legge, precise e articolate, messe a disposizione dell’opinione pubblica, prima di diventare un programma elettorale.
Un elicotterista dei VVFF, professionista altamente specializzato, prende 900 euro in meno di un elicotterista della forestale, assorbita dai carabinieri: si tratta di una macroscopica e odiosa disparità di trattamento. Abbiamo presentato diverse interrogazioni per sollecitare il Governo ad operare un intervento risolutivo e serio. L’occasione per agire concretamente ora è data dai decreti attuativi della legge Madia sul riordino delle carriere.
Siamo ancora al fianco di Baobab, per denunciare ogni giorno le imperdonabili mancanze della giunta romana sull’accoglienza dei migranti.
Non è solo questione di corruzione, evasione e di connivenza. È una questione strutturale anche al sistema dell’economia e delle professioni, come spiega con precisione Omizzolo nel suo libro, dedicato alla provincia di Latina, come emerge dalle recenti indagini in Valle d’Aosta, come possiamo registrare a ogni latitudine. Quando parliamo di politica e anche di argomenti che sembrano ‘minori’ (penso alla questione del contante, alla legalizzazione, alle modifiche necessarie per rendere efficace la nuova normativa sul caporalato), parliamo di questo.
Il CETA è complessivamente figlio di una stagione passata e di un modello vecchio, di liberalizzazione degli scambi, che ha contribuito a produrre gravi storture nel commercio globale ed ha avuto conseguenze disastrose in termini di aumento delle diseguaglianze.
“Una rapina!”, l’ha definita così il dottore Capoccia, Procuratore della Repubblica a Crotone. Ed è esattamente così che l’abbiamo vissuta noi fino a ieri. Un tentativo, ancora lontano dal definirsi scongiurato del tutto, di depauperare non solo la storia e l’ambiente, ma anche la cultura e l’identità di un intero Paese.
Ci risiamo. Pensavamo di aver dimenticato i tempi in cui tante amministrazioni locali (cittadine, provinciali, regionali) utilizzavano strumenti amministrativi — appunto — per ledere diritti costituzionalmente garantiti, come se fosse sufficiente un’ordinanza del sindaco di turno per passare sopra alla Costituzione. Era quella l’epoca delle “ordinanze anti-kebab”, che assumevano diverse sfaccettature, fino a diventare ordinanze contro le insegne etniche e contro i phone-center.
Siamo andati a trovare Alice qualche settimana fa. Alice e la sua famiglia sono titolari dell’azienda Corradini di Amandola, nelle Marche. La loro bellissima azienda di agricoltura biologica è stata devastata dal terremoto prima e dalle nevicate poi. Sfinita dalla mancanza di risposte, ha inviato questa lettera al Presidente della Regione Marche e a noi per conoscenza per renderla pubblica e volentieri le diamo voce. Leggete le sue parole per capire come si vive oggi (e da mesi) nelle zone colpite dal sisma, quelle in cui “nessuno rimarrà solo”. Zone abitate da persone che sanno cosa significhi rimboccarci le maniche e lavorare duro, ma che da soli non possono farcela.
Grazie all’iniziativa promossa dal Tavolo nazionale asilo a tutela di cinque vittime del rimpatrio, la questione sarà esaminata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Anche alla luce della annunciata stretta sui rimpatri voluta dal governo Gentiloni e dal ministro Minniti, e alla luce del recente accordo con la Libia, chiediamo che i ministri Minniti e Alfano facciano immediatamente chiarezza sul rimpatrio dei cittadini sudanesi, perché venga sciolto ogni dubbio sulle possibili violazioni di diritti di cui il nostro paese potrebbe essersi reso responsabile.
Possibile l’uguale ce l’ha nel simbolo, lo abbiamo detto molte volte. E, impegnati a contrastare le disuguaglianze in ogni campo, sappiamo quanto l’aiuto immediato, che può fare la differenza nella vita delle singole persone, debba andare di pari passi con l’analisi, la progettazione di lungo periodo, sempre con lo sguardo rivolto al futuro e non alla conservazione di modelli e soluzioni che, se sono mai state una risposta adeguata, oggi di sicuro non lo sono più.
L’adozione di una carbon tax è stata da lungo tempo suggerita per interiorizzare e mitigare parte degli impatti ambientali e sanitari legati all’impiego dei combustibili fossili. L’introduzione di una fiscalità ambientale, era stata prevista anche in Italia con la ‘delega fiscale’ del 2012, al fine di ridurre progressivamente la tassazione dal lavoro accrescendo quella sulle risorse naturali ed energetiche in modo da rendere più efficiente l’economia. Una norma che non è mai stata approvata, malgrado una carbon tax avesse già fatto una effimera comparsa alla fine degli anni Novanta.
La procedura è sospesa fino al 31 marzo prossimo, la seconda sospensione dopo la prima di novembre 2016, nonostante l’accordo raggiunto tra le Procure di Milano, di Taranto e la famiglia Riva a dicembre scorso. E’ stata, a quanto pare, la stessa famiglia Riva ad aver chiesto nuovamente la sospensione dell’accordo. A questo punto, almeno per il momento, salta tutto il programma sul quale il Governo aveva costruito l’iter di privatizzazione, di messa a norma e quant’altro riguardante lo stabilimento di Taranto. Appare chiaro, quindi, che il Governo ha costruito una strategia su un assunto assolutamente incerto.