QUADERNI

Dovreb­be­ro esse­re tut­ti fem­mi­ni­sti, non ses­si­sti, o spie­ga­zio­ni­sti, per dire così, di come dovrem­mo vive­re noi, quan­ti figli fare, come vestir­ci, in qua­le stan­za del­la casa sta­re, com­pre­se quel­le case chiu­se che per qual­cu­no sono un model­lo, per me un’aberrazione. Biso­gna libe­ra­re le per­so­ne, le don­ne, pri­ma di tut­to. Tut­to il resto è un dise­gno che cono­scia­mo già, per­ché ha impe­ra­to per miglia­ia di anni. Anche basta.
Li chia­ma­no i “gran­di invi­si­bi­li”: chi sono? I docen­ti pre­ca­ri, i docen­ti di “Ter­za fascia”, l’ultima. La fascia che, però, man­da irri­me­dia­bil­men­te avan­ti la scuo­la e sen­za la qua­le la scuo­la, for­se, non ci sareb­be nem­me­no.
Se un appel­lo si può aggiun­ge­re agli appel­li e ai con­trap­pel­li che si sono alter­na­ti in que­sti mesi, ebbe­ne è il seguen­te: dia­mo­ci una mos­sa, dia­mo­ci un taglio e cer­chia­mo di coglie­re il momen­to, l’op­por­tu­ni­tà che cla­mo­ro­sa­men­te — e chi l’a­vreb­be mai det­to — ci si sta pre­sen­tan­do.