QUADERNI

Vare­se, Sala Vare­se Cor­ti, piaz­za del­la Mot­ta 4 — Saba­to 1 luglio dal­le ore 15 sino alle 19 Con Giu­lio Caval­li, Leo­nar­do Pal­mi­sa­no, Anto­nel­la Buo­no­pa­ne, Cesa­re Giuz­zi, Mar­co Alma­gi­sti, Rosa Fio­ra­van­te e Mat­teo Pucciarelli. 
Rac­co­glien­do gli otti­mi impul­si lan­cia­ti da Liber­tà e Giu­sti­zia, con­si­de­ria­mo che sia neces­sa­rio ripar­ti­re da una pro­po­sta pro­gram­ma­ti­ca pro­gres­si­sta, che apra il cam­mi­no a equi­li­bri socia­li più avan­za­ti, ridu­cen­do le disuguaglianze 
I gior­na­li l’hanno ribat­tez­za­ta “la scuo­la più mul­tiet­ni­ca d’Italia” per via di quel suo 85%, sul tota­le degli iscrit­ti, di ragaz­zi arri­va­ti da altri pae­si. C’è chi ha deci­so di con­si­de­rar­la un pun­to di for­za del nostro Paese. 
In poli­ti­ca i com­pa­gni si rico­no­sco­no per­ché guar­dan­do­si intor­no si ritro­va­no dal­la stes­sa par­te. Si è com­pa­gni di viag­gio non per­ché si deci­de di par­ti­re insie­me ma per­ché ci si sco­pre insie­me a sce­glie­re gli stes­si bivi. 
Anco­ra uno sgom­be­ro, que­sta mat­ti­na, dei tran­si­tan­ti del Bao­bab di Piaz­za­le Masa­lax. Una qua­ran­ti­na di ten­de accam­pa­te in uno spiaz­zo anti­stan­te un capan­no­ne abban­do­na­to, in mez­zo alla deso­la­zio­ne. Ieri mat­ti­na le for­ze del­l’or­di­ne, accom­pa­gna­te dai camion del­l’A­MA, si sono pre­se tutto. 
Anche quest’anno, il 10 Giu­gno, Roma si colo­re­rà dei colo­ri dell’arcobaleno. Il claim del­la cam­pa­gna media­ti­ca sarà “Sco­pria­mo­ci”, come indi­vi­dui e come comu­ni­tà mul­ti­for­me, men­tre i prin­ci­pi di fon­do saran­no gli stes­si di ogni anno: anti­fa­sci­smo, anti­ses­si­smo e antirazzismo. 
Ci sono soglie che nel dibat­ti­to sul­la leg­ge elet­to­ra­le non con­ta­no, e inve­ce con­ta­no. Con­ta­no tan­tis­si­mo, se cre­dia­mo che la poli­ti­ca non sia sol­tan­to ammi­ni­stra­zio­ne del pre­sen­te, ma soprat­tut­to sguar­do sul futu­ro e sul mon­do che voglia­mo lascia­re a chi ver­rà dopo di noi. 
Dopo le varie rifor­me appro­va­te dal Par­la­men­to rati­fi­can­do la volon­tà del pre­ce­den­te Gover­no, rima­ne una doman­da sen­za rispo­sta: per­ché, di fron­te all’evidenza dell’errore, que­sto Par­la­men­to non si assu­me la respon­sa­bi­li­tà di dare pare­re nega­ti­vo al decre­to, pren­den­do­si una «pau­sa di rifles­sio­ne» e, inve­ce, si appre­sta ine­so­ra­bil­men­te a dare di nuo­vo il via libe­ra, lascian­do un nuo­vo debi­to da estin­gue­re al futu­ro Governo?