Gli italiani stanno tornando: l’esempio della scuola Radice di Milano

I giornali l’hanno ribattezzata “la scuola più multietnica d’Italia” per via di quel suo 85%, sul totale degli iscritti, di ragazzi arrivati da altri paesi. C'è chi ha deciso di considerarla un punto di forza del nostro Paese.

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Gli ita­lia­ni stan­no tor­nan­do a inven­tar­si il futu­ro. In mol­ti nel­la Penisola—spaesati e in affan­no dagli ulti­mi 20 anni—non se ne sono anco­ra accor­ti. Ma, come dico­no gli ingle­si: “The Ita­lians are coming back”.

Come ha osser­va­to recen­te­men­te Wal­ter Toc­ci, negli ulti­mi 20 anni il mon­do è radi­cal­men­te cam­bia­to. Glo­ba­liz­za­zio­ne dei mer­ca­ti, tran­si­zio­ne ver­so un’economia del­la cono­scen­za, migra­zio­ni. E in que­sto mon­do nuo­vo gli ita­lia­ni negli ulti­mi 20 anni non sono riu­sci­ti a sen­tir­si a pro­prio agio. Sen­ten­do­si spae­sa­ti. In affan­no.

Il fat­to è che que­sto mon­do nuo­vo è in real­tà fat­to su misu­ra per le carat­te­ri­sti­che degli ita­lia­ni. In un mon­do glo­ba­liz­za­to sia­mo un Pae­se dal­la cul­tu­ra più cosmo­po­li­ta di altri. In un eco­no­mia cen­tra­ta sul­la cono­scen­za e sull’innovazione sia­mo un Pae­se dell’ingegno. Non abbia­mo mai avu­to mate­rie pri­me e ci sia­mo sem­pre sal­va­ti con l’ingegno ita­lia­no. In un mon­do del­la civil­tà urba­na sia­mo il Pae­se che ha inven­ta­to lo svi­lup­po urba­no. Nei momen­ti di for­te discon­ti­nui­tà nei modi di pen­sa­re, nei rap­por­ti geo­po­li­ti­ci, di cam­bia­men­to sto­ri­co, nei pas­sag­gi d’epoca, noi ita­lia­ni sia­mo sem­pre riu­sci­ti a venir­ne fuo­ri bene.

L’ultimo pas­sag­gio d’epoca che gli ita­lia­ni han­no dovu­to affron­ta­re è sta­to alla fine del­la secon­da guer­ra mon­dia­le. E gli ita­lia­ni lo han­no affron­ta­to alla gran­de. Non rea­liz­zan­do solo un boom “alla cine­se”, basa­to su un bas­so costo del lavo­ro. Nel dopo­guer­ra gli ita­lia­ni han­no rea­liz­za­to una vera e pro­pria rivo­lu­zio­ne dell’ingegno. Con l’invenzione del­la pla­sti­ca di Nat­ta, con il pri­mo com­pu­ter com­mer­cia­le a tran­si­stor al mon­do pro­dot­to dal­la Oli­vet­ti, come ter­zo pae­se al mon­do a met­te­re un satel­li­te in orbi­ta, dopo USA e URSS, con l’operazione San Mar­co. Con l’Isti­tu­to Supe­rio­re di Sani­tà di Marot­ta, cen­tro di gran­de inno­va­zio­ne. Con la gran­de scuo­la di fisi­ca. Con l’ENI di Mat­tei. E poi il cine­ma, la let­te­ra­tu­ra. L’architettura. Con una rifor­ma del­la scuo­la che fece fare un bal­zo in avan­ti all’istruzione pub­bli­ca di mas­sa.

Dopo i recen­ti 20 anni di spae­sa­men­to e di affan­no gli ita­lia­ni stan­no final­men­te impa­ran­do a veni­re fuo­ri bene nel mon­do del­la glo­ba­liz­za­zio­ne, dell’economia del­la cono­scen­za, del­le migra­zio­ni.

Ne è un esem­pio tra i tan­ti l’esperienza del­la scuo­la Radi­ce di Mila­no, quar­tie­re San Siro. La scuo­la Giu­sep­pe Lom­bar­do Radi­ce di Mila­no è una scuo­la ele­men­ta­re pub­bli­ca con pochi mez­zi in un quar­tie­re non faci­le.

I gior­na­li l’hanno ribat­tez­za­ta “la scuo­la più mul­tiet­ni­ca d’Italia” per via di quel suo 85%, sul tota­le degli iscrit­ti, di ragaz­zi arri­va­ti da altri pae­si.

Un grup­po di stu­den­ti di desi­gn del Poli­tec­ni­co di Mila­no, Impre­sa Pos­si­bi­le l’incubatore d’impresa di taglio socia­le di Pos­si­bi­le, e altre real­tà asso­cia­ti­ve che ci lavo­ra­no da tem­po, han­no deci­so di con­si­de­rar­la inve­ce un pun­to di for­za del nostro Pae­se. Un posto dove ragaz­zi arri­va­ti da altri Pae­si sup­pli­sco­no al vuo­to di gio­va­ni gene­ra­zio­ni che rischia­va di mina­re il siste­ma eco­no­mi­co e pen­sio­ni­sti­co ita­lia­no.

Gui­da­ti da Mau­ri­zio Figia­ni, un loro docen­te, da Mar­co Mar­zi­ni, un desi­gner mila­ne­se, e da me, Car­lo Mas­si­ro­ni di Impre­sa Pos­si­bi­le, le ragaz­ze e i ragaz­zi del­la clas­se 2017 di “Arte­fat­ti per nuo­ve eco­no­mie col­la­bo­ra­ti­ve” del Dipar­ti­men­to di Desi­gn del Poli­tec­ni­co di Mila­no han­no deci­so che alla loro gene­ra­zio­ne di desi­gner spet­ta il com­pi­to di inven­ta­re di nuo­vo il futu­ro, così come fece­ro i desi­gner del­la scuo­la mila­ne­se nel dopo­guer­ra. Solo che il futu­ro, que­sta vol­ta, è in un mon­do glo­ba­liz­za­to, basa­to sul­la cono­scen­za e mul­tiet­ni­co. Un mon­do che, se lo pro­get­ti, non ha alcu­na ragio­ne di far­ti pau­ra.

I ragaz­zi del Poli­tec­ni­co han­no così svi­lup­pa­to nel cor­so dell’anno una serie di pro­get­ti per ogget­ti e mate­ria­li didat­ti­ci fina­liz­za­ti a rein­ven­ta­re intor­no all’idea di inte­gra­zio­ne cul­tu­ra­le lo spa­zio bim­bi 3–4 anni gesti­to dal­le asso­cia­zio­ni di volon­ta­ria­to SoS Bam­bi­ni Onlus e UVI Onlus all’interno del­la scuo­la Radi­ce.

Lo spa­zio bim­bi 3–4 anni è il luo­go dove per la pri­ma vol­ta bam­bi­ni e bam­bi­ne, pro­ve­nien­ti in alcu­ni anni anche da 16 pae­si dif­fe­ren­ti del mon­do, incon­tra­no per la pri­ma vol­ta l’Italia. E dove pro­ba­bil­men­te deci­do­no che ita­lia­ni vor­ran­no esse­re.

Al di la dei risul­ta­ti pro­get­tua­li con­cre­ti (che saran­no pre­sen­ta­ti il 22 giu­gno nei loca­li del­la scuo­la per cer­ca­re impre­se inte­res­sa­te a rea­liz­zar­li, pro bono per la scuo­la Radi­ce e a sco­po com­mer­cia­le per il resto del mon­do), quel­lo del­le ragaz­ze e dei ragaz­zi del Poli­tec­ni­co di Mila­no è un esem­pio tra i tan­ti del fat­to che gli ita­lia­ni stan­no tor­nan­do a inven­tar­si il futu­ro.

Si trat­ta di ragaz­ze e ragaz­zi che han­no capi­to che è arri­va­to il momen­to di ade­gua­re la nostra idea di come va il mon­do al nuo­vo mon­do. Per anda­re avan­ti. Ragaz­ze e ragaz­zi che han­no spe­ri­men­ta­to sul­la loro pel­le lo spre­co di com­pe­ten­ze cui sem­bra­va sog­get­ta la loro gene­ra­zio­ne. Ragaz­ze e ragaz­zi che sono con­vin­ti che spet­ta a loro stes­si crea­re oppor­tu­ni­tà di espres­sio­ne di que­ste com­pe­ten­ze. Ragaz­ze e ragaz­zi in fine che sen­to­no di far par­te di un movi­men­to più gene­ra­le nel Pae­se di gio­va­ni del­la cono­scen­za e che alla poli­ti­ca chie­do­no solo di met­te­re al cen­tro dell’agenda “la poli­ti­ca del­la cono­scen­za” e rimuo­ve­re gli osta­co­li alla nasci­ta di un cor­ri­spon­den­te movi­men­to di impren­di­to­ri del­la cono­scen­za e dell’innovazione per­ma­nen­te.

Fate­lo sape­re a tut­ti: gli ita­lia­ni (e le ita­lia­ne) stan­no tor­nan­do, “the Ita­lians are coming back”.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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