Continua la battaglia contro la voucherizzazione della magistratura onoraria

Dopo le varie riforme approvate dal Parlamento ratificando la volontà del precedente Governo, rimane una domanda senza risposta: perché, di fronte all’evidenza dell’errore, questo Parlamento non si assume la responsabilità di dare parere negativo al decreto, prendendosi una «pausa di riflessione» e, invece, si appresta inesorabilmente a dare di nuovo il via libera, lasciando un nuovo debito da estinguere al futuro Governo?

[vc_row][vc_column][vc_column_text css=”.vc_custom_1496488757206{margin-top: 20px !important;}”][/vc_column_text][vc_column_text]Come se il capi­ta­no di un tran­sa­tlan­ti­co pro­se­guis­se nel­la rot­ta pur avver­ti­to che si inca­glie­rà in una sec­ca. Così il Gover­no.

Da tut­ta Ita­lia i diri­gen­ti degli Uffi­ci Giu­di­zia­ri dico­no che la rifor­ma dei magi­stra­ti ono­ra­ri è sba­glia­ta (il Con­si­glio dei Mini­stri ha appro­va­to in via pre­li­mi­na­re il decre­to che com­ple­ta l’attuazione del­la leg­ge delega).

Sen­za di loro «rischie­reb­be­ro di sal­ta­re cir­ca la metà dei pro­ces­si civi­li e pena­li» (il Pri­mo Pre­si­den­te del­la Cor­te di Cas­sa­zio­ne, Gio­van­ni Canzio).

A Vene­zia i ver­ti­ci del Tri­bu­na­le e del­la Cor­te d’Appello a dire che se la pro­po­sta pas­se­rà tut­to si bloc­che­rà.

«Si voglio­no fare le noz­ze con i fichi sec­chi», ha dichia­ra­to il Pro­cu­ra­to­re di Fer­ra­ra, Bru­no Cher­chi, che fa anche pre­sen­ti le inda­gi­ni in cui è impe­gna­to l’ufficio: «A par­ti­re dal­la cac­cia a Igor, all’inchiesta Cari­fe e tut­to l’ordinario: sen­za i VPO (i vice pro­cu­ra­to­ri ono­ra­ri, n.d.r.) tut­te que­ste inda­gi­ni non si potreb­be­ro por­ta­re avan­ti».

Il Pro­cu­ra­to­re di Paler­mo, Fran­ce­sco Lo Voi, tie­ne a dire che i pro­ces­si garan­ti­ti dal ser­vi­zio dei VPO non sono «per nien­te meno o poco impor­tan­ti»: «In una cit­tà come la nostra, l’illegalità appa­ren­te­men­te mino­re è spes­so ter­re­no di col­tu­ra per feno­me­ni cri­mi­na­li più gravi».

Il Pro­cu­ra­to­re di Mas­sa, Aldo Giu­bi­la­ro, auspi­ca «il rico­no­sci­men­to del­le legit­ti­me aspet­ta­ti­ve» dei magi­stra­ti ono­ra­ri «nel rispet­to del­la pro­fes­sio­na­li­tà e del­le com­pe­ten­ze ormai impre­scin­di­bi­li per il rego­la­re fun­zio­na­men­to del­la giu­sti­zia». Così la Pre­si­den­te del Tri­bu­na­le di Cosen­za, Maria Lui­sa Min­gro­ne, «anche nell’ottica di una effet­ti­va tute­la dei dirit­ti fon­da­men­ta­li, come per­so­na e lavo­ra­to­re, irri­nun­cia­bi­li in uno Sta­to di dirit­to».

«In con­so­nan­za con l’orientamento di mol­ti Diri­gen­ti di Uffi­ci Giu­di­zia­ri», il Pre­si­den­te del Tri­bu­na­le di Bolo­gna, Fran­ce­sco Caru­so, espri­me «pie­na ade­sio­ne alla richie­sta di sta­bi­liz­za­zio­ne del­la posi­zio­ne dei giu­di­ci ono­ra­ri che da mol­ti anni svol­go­no, spes­so in via esclu­si­va e con ele­va­ta pro­fes­sio­na­li­tà, un’attività pre­zio­sa e irri­nun­cia­bi­le all’amministrazione del­la giustizia».

A Tori­no il Pre­si­den­te del Tri­bu­na­le, Mas­si­mo Ter­zi, ha dichia­ra­to: «Non puoi pro­get­ta­re una rifor­ma che distrug­ge un ser­vi­zio essen­zia­le come la giu­sti­zia», e ha auspi­ca­to una «pau­sa di rifles­sio­ne» del legi­sla­to­re. Il rischio è arri­va­re a una «para­li­si com­ple­ta» tra tre anni (quan­do entre­rà a pie­no regi­me la rifor­ma), che «nel siste­ma giu­sti­zia è doma­ni».

La rifor­ma vou­che­riz­za la pre­sta­zio­ne dei magi­stra­ti ono­ra­ri, ridu­cen­do a due gior­ni a set­ti­ma­na il loro impie­go (ma secon­do alcu­ne inter­pre­ta­zio­ni si trat­ta di un impe­gno bi-set­ti­ma­na­le solo sul­la car­ta, per­ché si trat­te­reb­be di due udien­ze a set­ti­ma­na, men­tre il resto dell’attività – moti­va­zio­ne del­le sen­ten­ze e stu­dio dei fasci­co­li — non sareb­be com­pu­ta­to come lavo­ro!, tut­to per 7–800 euro net­ti al mese). Per chi è già in ser­vi­zio la rego­la dei due gior­ni a set­ti­ma­na entre­rà in vigo­re solo tra tre anni. La rifor­ma devol­ve anche nuo­ve com­pe­ten­ze ai magi­stra­ti ono­ra­ri. Per limi­tar­si ai decre­ti ingiun­ti­vi, l’80 per cen­to di quel­li di com­pe­ten­za del tri­bu­na­le pas­se­rà ai giu­di­ci di pace. Il Pre­si­den­te del Tri­bu­na­le di Tori­no ha pre­vi­sto che, tra tre anni, un giu­di­ce paga­to 7–800 euro al mese potrà deci­de­re sul pigno­ra­men­to del 51 per cen­to di Goo­gle! La rifor­ma pre­ve­de, sì, un aumen­to del­la pian­ta orga­ni­ca, ma sarà comun­que insuf­fi­cien­te a smal­ti­re il mag­gio­re con­ten­zio­so. I magi­stra­ti ono­ra­ri, infat­ti, ver­ran­no tra­sfor­ma­ti in lavo­ra­to­ri part-time, sen­za veder­si rico­no­sciu­ta alcu­na tute­la: i con­tri­bu­ti pre­vi­den­zia­li saran­no a loro cari­co; si potran­no amma­la­re per non più di sei mesi, nel cor­so dei qua­li l’incarico ver­rà sospe­so, sen­za cor­re­spon­sio­ne di alcu­na inden­ni­tà (per una malat­tia di dura­ta supe­rio­re a sei mesi deca­dran­no dall’incarico); idem in caso di mater­ni­tà (asten­sio­ne dal lavo­ro obbli­ga­to­ria, sen­za alcu­na for­ma di red­di­to). Chi è in ser­vi­zio, sarà pro­ro­ga­to per altri sedi­ci anni….

I Pro­cu­ra­to­ri che a feb­bra­io ave­va­no chie­sto un incon­tro con il Mini­stro, Andrea Orlan­do, ades­so han­no chie­sto un’audizione in Com­mis­sio­ne Giu­sti­zia del­la Came­ra, osser­van­do che l’impiego di due gior­ni a set­ti­ma­na è «assolu­ta­men­te incom­pa­ti­bi­le con gli asset­ti e le esi­gen­ze del­le pro­cu­re» e che «si deve comun­que pun­ta­re ad una auspi­ca­bi­le sta­bi­liz­za­zio­ne di impie­go, in par­ti­co­la­re di quan­ti già da tem­po lavo­ra­no come magi­stra­ti ono­ra­ri, uni­ta­men­te ad un rico­no­sci­men­to di un dove­ro­so siste­ma pre­vi­den­zia­le». La Pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne Giu­sti­zia (che deve espri­me­re un pare­re sul decre­to) ha deci­so di non sen­tir­li, per­ché il prov­ve­di­men­to in esa­me riguar­da l’amministrazione del­la giu­sti­zia, men­tre «sin­go­li sog­get­ti» rap­pre­sen­te­reb­be­ro la situa­zio­ne di un uffi­cio in particolare.

L’associazione “Sei Luglio” ha dira­ma­to un comu­ni­ca­to spie­gan­do che la dele­ga­zio­ne dei 110 Pro­cu­ra­to­ri a suo tem­po rice­vu­ta dal Mini­stro del­la Giu­sti­zia era com­po­sta in modo da rap­pre­sen­ta­re tut­te le real­tà orga­niz­za­ti­ve, sia con rife­ri­men­to al ter­ri­to­rio, sia con rife­ri­men­to alla gran­dez­za degli uffi­ci, per dire che si sareb­be trat­ta­to di un pare­re tec­ni­co impre­scin­di­bi­le. La repli­ca è sta­ta che la posi­zio­ne costi­tui­va «un atten­ta­to all’autonomia del Parlamento».

Meno male che la Pre­si­den­te del­la com­mis­sio­ne del­le peti­zio­ni del Par­la­men­to Euro­peo non ha scrit­to alla Pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne Giu­sti­zia del­la Came­ra, per­ché, for­se, si sareb­be sen­ti­ta rispon­de­re di non atten­ta­re all’autonomia dell’Italia. Sì, per­ché Ceci­lia Wik­ström, la Pre­si­den­te del­la com­mis­sio­ne del Par­la­men­to Euro­peo che si occu­pa del­le peti­zio­ni pre­sen­ta­te dai cit­ta­di­ni UE, dopo l’esame del­la denun­cia dei giu­di­ci di pace, ha scrit­to al Mini­stro Andrea Orlan­do ricor­dan­do che la nor­ma­ti­va UE vie­ta la suc­ces­sio­ne di rap­por­ti di lavo­ro a tem­po deter­mi­na­to, che han­no avu­to il fine di sod­di­sfa­re fab­bi­so­gni per­ma­nen­ti e dure­vo­li del dato­re di lavo­ro e devo­no esse­re con­si­de­ra­ti abu­si­vi. Ha osser­va­to pure che l’Italia deve garan­ti­re che i giu­di­ci sia­no impar­zia­li e lo svol­gi­men­to dei pro­ces­si entro un ter­mi­ne ragio­ne­vo­le. Nota­re bene: sen­za esi­ta­zio­ne ha rico­no­sciu­to che i giu­di­ci di pace sono lavo­ra­to­ri. Così come la Com­mis­sio­ne Euro­pea d’altronde, che nel giu­gno scor­so ha chiu­so nega­ti­va­men­te il caso EU Pilot 7779/15/EMPL nei con­fron­ti dell’Italia in meri­to alla com­pa­ti­bi­li­tà con il dirit­to UE del­la disci­pli­na nazio­na­le rela­ti­va al ser­vi­zio pre­sta­to dal­la magi­stra­tu­ra onoraria.

La com­mis­sio­ne del­le peti­zio­ni del Par­la­men­to Euro­peo ha appe­na dichia­ra­to rice­vi­bi­le un’altra peti­zio­ne, la nume­ro 1202/2016, quel­la pre­sen­ta­ta dal Comi­ta­to Arti­co­lo 10 in rap­pre­sen­tan­za dei magi­stra­ti ono­ra­ri in ser­vi­zio pres­so i tri­bu­na­li (giu­di­ci e vice pro­cu­ra­to­ri ono­ra­ri), che ha anche denun­cia­to la con­tra­rie­tà al dirit­to UE del­la rifor­ma che sta per esse­re com­ple­ta­ta. A leg­ge­re il testo del decre­to all’esame del­le com­mis­sio­ni par­la­men­ta­ri per il pare­re di loro com­pe­ten­za, infat­ti, il moni­to del­la Wik­ström sem­bra esse­re cadu­to nel vuo­to, così come sono ina­scol­ta­ti gli allar­mi di que­sti gior­ni dei Diri­gen­ti degli Uffici.

La peti­zio­ne ha rice­vu­to anche lo sta­tus di soste­ni­bi­li­tà. Vuol dire che ogni cit­ta­di­no UE che abbia a cuo­re la lega­li­tà, può soste­ner­la. La peti­zio­ne può esse­re let­ta qui. Per soste­ner­la biso­gna pri­ma regi­strar­si sul por­ta­le del Par­la­men­to euro­peo e aspet­ta­re la con­fer­ma. Quin­di si può anda­re sul­la pagi­na su cui è pub­bli­ca­ta la peti­zio­ne e dichia­ra­re il pro­prio soste­gno. C’è anche lo spa­zio per un commento….

Dopo le varie rifor­me appro­va­te dal Par­la­men­to rati­fi­can­do la volon­tà del pre­ce­den­te Gover­no, rima­ne una doman­da sen­za rispo­sta: per­ché, di fron­te all’evidenza dell’errore, que­sto Par­la­men­to non si assu­me la respon­sa­bi­li­tà di dare pare­re nega­ti­vo al decre­to, pren­den­do­si una «pau­sa di rifles­sio­ne» e, inve­ce, si appre­sta ine­so­ra­bil­men­te a dare di nuo­vo il via libe­ra, lascian­do un nuo­vo debi­to da estin­gue­re al futu­ro Governo?[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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