Leg­ge con­tro l’omolesbobitransfobia, matri­mo­nio egua­li­ta­rio, edu­ca­zio­ne alle dif­fe­ren­ze, pie­na cit­ta­di­nan­za per le per­so­ne trans*: per una socie­tà più giusta.

 

Una socie­tà più inclu­si­va ha biso­gno di un nuo­vo “pat­to socia­le di cit­ta­di­nan­za” tra isti­tu­zio­ni e cit­ta­di­ni, che garan­ti­sca tut­te le per­so­ne, non più discri­mi­na­te o di “serie b” ma con ugua­li dirit­ti, tute­le e liber­tà, e tito­la­ri del­la pie­na oppor­tu­ni­tà di con­cor­re­re, come comu­ni­tà, allo svi­lup­po del nostro Pae­se. Pur­trop­po, al momen­to non è così: si regi­stra inve­ce una cre­sci­ta dei feno­me­ni di odio, ses­si­smo e raz­zi­smo che ren­do­no urgen­te e non più rin­via­bi­le un’azione cul­tu­ra­le e legislativa.

 

Per que­sti moti­vi nasce Pos­si­bi­le LGBTI+, il pre­si­dio di Pos­si­bi­le a soste­gno del­la comu­ni­tà LGBTI+ e del­le bat­ta­glie por­ta­te avan­ti dal movi­men­to. Uno spa­zio aper­to, inter­se­zio­na­le, tran­sfem­mi­ni­sta, queer per una discus­sio­ne ed ela­bo­ra­zio­ne con­di­vi­sa e col­let­ti­va da costrui­re tut­te e tut­ti insieme.

 

Sia­mo diver­si, sia­mo neri, sia­mo gay, lesbi­che, trans, inter­sex, bisex, queer. Sia­mo don­ne libe­re e indipendenti.

 

Sia­mo migran­ti e per­so­ne diver­sa­men­te abi­li. Sia­mo tut­te e tut­ti colo­ro che ogni gior­no affron­ta­no vio­len­ze e discri­mi­na­zio­ni. Sia­mo Resi­sten­ti e sia­mo pron­te e pron­ti a lot­ta­re per la liber­tà e l’uguaglianza.

 

Leg­gi le nostre pro­po­ste sui dirit­ti

Ora vie­ne da chie­der­si quan­to a lun­go il gover­no Con­te bis — gui­da­to, oltre che dal M5S, da PD e LEU — avreb­be anco­ra atte­so pri­ma di eli­mi­na­re una pale­se discri­mi­na­zio­ne. E quan­to atten­de­rà anco­ra pri­ma di inter­ve­ni­re sui decre­ti sicu­rez­za (abo­len­do­li, auspi­chia­mo), men­tre in ragio­ne di que­sti alcu­ne per­so­ne con­ti­nua­no a subi­re discri­mi­na­zio­ni. Dob­bia­mo atten­de­re la Cor­te costi­tu­zio­na­le anche per il resto?
Al par­co di Vil­la Ali­ber­ti, a Saluz­zo, gio­ve­dì scor­so all’alba è arri­va­ta la Poli­zia. Tut­te e cen­to­tren­ta­tre le per­so­ne accam­pa­te al par­co sono sta­te sot­to­po­ste – così scri­vo­no i gior­na­li – a un dop­pio scree­ning, docu­men­ta­le e medi­co. L’accampamento di for­tu­na è sta­to sgom­be­ra­to, le per­so­ne sud­di­vi­se arbi­tra­ria­men­te in grup­pi e smi­sta­te in vari cen­tri del­la zona, sen­za tene­re in alcu­na con­si­de­ra­zio­ne even­tua­li esi­gen­ze personali.
Sem­bra esser­si ormai cri­stal­liz­za­to qual­co­sa di simi­le a un pro­to­col­lo. Un pro­to­col­lo, a dir­la tut­ta, al qua­le ci sia­mo ormai più o meno abi­tua­ti dal momen­to in cui si è inse­dia­to il gover­no Con­te. Il pri­mo gover­no Con­te, per la pre­ci­sio­ne. Anche a quei tem­pi, infat­ti, la lar­ghis­si­ma par­te del­le ope­ra­zio­ni di “bloc­co” degli sbar­chi dal­le Ong si risol­ve­va così: gior­ni in mare, situa­zio­ni cri­ti­che a bor­do, situa­zio­ni sem­pre più tese fin­ché, anche allo­ra, le per­so­ne veni­va­no fat­te sbarcare.
Quan­do un Tri­bu­na­le acco­glie una doman­da diret­ta alla ret­ti­fi­ca­zio­ne di attri­bu­zio­ne di ses­so, la dispo­ne ordi­nan­do all’Ufficio Ana­gra­fe la neces­sa­ria modi­fi­ca­zio­ne, deter­mi­nan­do la cor­ri­spon­den­za fra una situa­zio­ne di fat­to, accet­ta­ta e social­men­te acqui­si­ta, e una situa­zio­ne di diritto.
È inac­cet­ta­bi­le che FanoTV abbia deci­so di soste­ne­re com­ple­ta­men­te ed esclu­si­va­men­te la linea di attac­co alla pros­si­ma pro­po­sta di leg­ge su que­sti temi sce­glien­do di tra­smet­te­re solo lo spot di ProVita
Dedi­chia­mo il nostro Pri­de Month a ogni lot­ta con­tro l’oppressione, con­tro un siste­ma che pro­muo­ve odio e supre­ma­zia e che non rispet­ta liber­tà, dirit­ti e ugua­glian­za. Per que­sti moti­vi ci unia­mo alla soli­da­rie­tà ver­so le nostre sorel­le e i nostri fra­tel­li afroa­me­ri­ca­ni, la loro lot­ta è la nostra lotta.
Non è una richie­sta nuo­va, ma è diven­ta­ta anco­ra più urgen­te e neces­sa­ria dopo che abbia­mo cono­sciu­to il mon­do duran­te il loc­k­do­wn. Bam­bi­ni e bam­bi­ne, ragaz­ze e ragaz­zi devo­no esse­re la nostra prio­ri­tà, sot­to ogni pun­to di vista. 
Nel 2020 non potre­mo cele­bra­re i Pri­de con le stes­se moda­li­tà, ma il nostro Orgo­glio non si fer­ma, anzi diven­ta anco­ra più for­te per non disper­de­re il lavo­ro fat­to e con­ti­nua­re a costrui­re la nostra bat­ta­glia per l’uguaglianza.
Men­tre tut­to il mon­do sta veden­do e rive­den­do, con orro­re, il video nel qua­le un poli­ziot­to di Min­nea­po­lis sof­fo­ca con un ginoc­chio un nero di nome Geor­ge Floyd, incu­ran­te del­le sue invo­ca­zio­ni, Nel­lo Sca­vo su Avve­ni­re rac­con­ta del­la con­dan­na di tre tor­tu­ra­to­ri al sol­do del­la Guar­dia Costie­ra libi­ca e di una nuo­va stra­ge di migran­ti, assas­si­na­ti dai loro car­ce­rie­ri, men­tre la guer­ra fra le oppo­ste fazio­ni libi­che si fa sem­pre più sanguinosa.
Quan­do si met­te qual­co­sa nel piat­to, ci si dovreb­be chie­de­re quan­ti trat­ta­men­ti quel bene abbia subi­to, quan­ti chi­lo­me­tri abbia per­cor­so, quan­to di ciò che paghia­mo ser­vi­rà per paga­re le mani — spes­so invi­si­bi­li — che lo han­no prodotto.
Sui dirit­ti non ci si può nascon­de­re. E non si pos­so­no nascon­de­re le doman­de che biso­gna fare, per rida­re digni­tà ai lavo­ra­to­ri e alle lavo­ra­tri­ci impie­ga­ti nell’agricoltura.