Leg­ge con­tro l’omolesbobitransfobia, matri­mo­nio egua­li­ta­rio, edu­ca­zio­ne alle dif­fe­ren­ze, pie­na cit­ta­di­nan­za per le per­so­ne trans*: per una socie­tà più giusta.

 

Una socie­tà più inclu­si­va ha biso­gno di un nuo­vo “pat­to socia­le di cit­ta­di­nan­za” tra isti­tu­zio­ni e cit­ta­di­ni, che garan­ti­sca tut­te le per­so­ne, non più discri­mi­na­te o di “serie b” ma con ugua­li dirit­ti, tute­le e liber­tà, e tito­la­ri del­la pie­na oppor­tu­ni­tà di con­cor­re­re, come comu­ni­tà, allo svi­lup­po del nostro Pae­se. Pur­trop­po, al momen­to non è così: si regi­stra inve­ce una cre­sci­ta dei feno­me­ni di odio, ses­si­smo e raz­zi­smo che ren­do­no urgen­te e non più rin­via­bi­le un’azione cul­tu­ra­le e legislativa.

 

Per que­sti moti­vi nasce Pos­si­bi­le LGBTI+, il pre­si­dio di Pos­si­bi­le a soste­gno del­la comu­ni­tà LGBTI+ e del­le bat­ta­glie por­ta­te avan­ti dal movi­men­to. Uno spa­zio aper­to, inter­se­zio­na­le, tran­sfem­mi­ni­sta, queer per una discus­sio­ne ed ela­bo­ra­zio­ne con­di­vi­sa e col­let­ti­va da costrui­re tut­te e tut­ti insieme.

 

Sia­mo diver­si, sia­mo neri, sia­mo gay, lesbi­che, trans, inter­sex, bisex, queer. Sia­mo don­ne libe­re e indipendenti.

 

Sia­mo migran­ti e per­so­ne diver­sa­men­te abi­li. Sia­mo tut­te e tut­ti colo­ro che ogni gior­no affron­ta­no vio­len­ze e discri­mi­na­zio­ni. Sia­mo Resi­sten­ti e sia­mo pron­te e pron­ti a lot­ta­re per la liber­tà e l’uguaglianza.

 

Leg­gi le nostre pro­po­ste sui dirit­ti

La que­stio­ne va risol­ta imme­dia­ta­men­te, con il ripri­sti­no dell’interpretazione pre­ce­den­te del­la nor­ma oppu­re, se ser­ve, con l’immediata modi­fi­ca dell’art. 13 nel­lo stes­so sen­so. A meno che non si riten­ga di voler fon­da­re i pro­get­ti di ripre­sa eco­no­mi­ca di cui il gover­no va così fie­ro rispar­mian­do sugli asse­gni di assi­sten­za alle per­so­ne con gra­ve disa­bi­li­tà, per un cavillo.
Dopo mol­ti anni, ben 6 dal­la pro­po­sta che facem­mo con Giu­sep­pe Civa­ti e Pos­si­bi­le, se ne è col­to il signi­fi­ca­to sim­bo­li­co e però con­cre­tis­si­mo. Un pas­so avan­ti, sicu­ra­men­te. Anche se spia­ce per il tem­po per­so. E spia­ce per­ché l’I­VA sugli assor­ben­ti non è anco­ra al 4%, come quel­la per i pro­dot­ti di pri­ma neces­si­tà, com’è giu­sto che sia. Per­ché le mestrua­zio­ni non sono un lus­so. Con­ti­nue­re­mo a insistere.
La cri­si cli­ma­ti­ca sta col­pen­do e col­pi­rà tut­ti, spes­so con estre­ma vio­len­za. Come sem­pre le per­so­ne più espo­ste saran­no quel­le più vul­ne­ra­bi­li. Le respon­sa­bi­li­tà sap­pia­mo tut­ti dove stanno.
L’Articolo 34-ter del Decre­to Soste­gni “rico­no­sce, pro­muo­ve e tute­la la lin­gua dei segni ita­lia­na (LIS) e la lin­gua dei segni ita­lia­na tat­ti­le (LIST)”, con ben 10 (DIECI!) ANNI di ritar­do dal­la Con­ven­zio­ne dell’ONU sul­la disa­bi­li­tà. Trop­po tem­po in cui, anco­ra una vol­ta, sono sta­ti vio­la­ti i sacro­san­ti dirit­ti alle pari opportunità.
Chie­dia­mo al Gover­no ita­lia­no di garan­ti­re cor­ri­doi uma­ni­ta­ri e l’asilo alle per­so­ne LGBTIQ+ e alle don­ne afgha­ne. Ser­vo­no vie d’accesso sicu­re, lega­li, tra­spa­ren­ti attra­ver­so cui eva­cua­re più per­so­ne pos­si­bi­li.  Per que­sto rite­nia­mo che deb­ba esse­re garan­ti­to il soste­gno e l’accoglienza del­le per­so­ne LGBTQI+ afgha­ne la cui vita è a serio rischio.
La prio­ri­tà deve esse­re met­te­re al sicu­ro le per­so­ne e non può esse­re mes­sa in discus­sio­ne da rim­pal­li tra pae­si euro­pei. Il dirit­to d’asilo è un dirit­to che in nes­sun caso può esse­re sot­to­po­sto a “vin­co­li quan­ti­ta­ti­vi”. Ser­vo­no cor­ri­doi uma­ni­ta­ri, e cioè vie d’accesso sicu­re, lega­li, tra­spa­ren­ti attra­ver­so cui eva­cua­re più per­so­ne possibili. 
La que­stio­ne Green Pass ripro­po­ne con urgen­za pro­prio la que­stio­ne dell’identità di gene­re. Ci sono per­so­ne il cui aspet­to non cor­ri­spon­de alle aspet­ta­ti­ve di gene­re con­nes­se al dato ana­gra­fi­co. Espor­re que­ste per­so­ne a una disve­la­zio­ne pub­bli­ca di un dato per­so­na­le signi­fi­ca, come tut­ti sap­pia­mo, espor­le a situa­zio­ni di osti­li­tà, discri­mi­na­zio­ni e, pur­trop­po, vio­len­ze, tutt’ora non ade­gua­ta­men­te puni­te pro­prio a cau­sa del­la man­ca­ta appro­va­zio­ne del DDL Zan. 
i sen­za­tet­to, i migran­ti, chi non ha i docu­men­ti o non li ha abba­stan­za “buo­ni” non ha pos­si­bi­li­tà di scel­ta, rischia di per­de­re anche quei pochi acces­si ai ser­vi­zi essen­zia­li, due pasti e un tet­to, che ave­va, oltre a non esse­re tute­la­to nel­la salu­te e a non tute­la­re gli altri.
Da oggi POSSIBILE LGBTI+ è mem­bro uffi­cia­le di ILGA WORLD, e, quin­di, del­la sezio­ne con­ti­nen­ta­le EUROPE. Un pas­so in più per con­fer­ma­re la volon­tà di costrui­re, anche in Ita­lia, una pro­po­sta ed un par­ti­to poli­ti­co dichia­ra­ta­men­te LGBTIQ+, non solo a paro­le ma anche, e soprat­tut­to, nei fatti.
Per il oltre il 5% del­la popo­la­zio­ne ita­lia­na l’accesso a scuo­la, lavo­ro, vita socia­le, affet­ti­vi­tà, ses­sua­li­tà può esse­re pre­clu­so da osta­co­li più o meno con­cre­ti che van­no dal­le bar­rie­re archi­tet­to­ni­che all’inadeguatezza del­le nor­me che, anche quan­do pre­sen­ti spes­so non ven­go­no rispet­ta­te e a quel­lo più insi­dio­so: la discriminazione.
Dal Par­la­men­to euro­peo, alla Com­mis­sio­ne e per­si­no al Con­si­glio euro­peo, i lea­der del­le isti­tu­zio­ni han­no fer­ma­men­te con­dan­na­to le discri­mi­na­zio­ni con­tro le per­so­ne LGBTIQ, sen­za discor­si ambi­gui e sen­za giri di parole.
I cen­tri libi­ci non sono di “acco­glien­za”, ma di “deten­zio­ne”. Quan­do non ci può esse­re dia­lo­go, sono i pat­ti, e non i por­ti, a dover­si chiudere.
Vie­ne da chie­der­si, per­ché ci fidia­mo tut­ti (non ho sen­ti­to una sola voce con­tra­ria in pro­po­si­to) del giu­di­ce sul­la defi­ni­zio­ne di disa­bi­li­tà ma alcu­ni non si fida­no su quel­la di iden­ti­tà di genere?
I dirit­ti, le liber­tà, la digni­tà e i cor­pi del­le per­so­ne LGBTI+ non sono mer­ce di scam­bio poli­ti­co, stru­men­ti di tat­ti­ci­smi che spes­so guar­da­no ad altre que­stio­ni e han­no tut­t’al­tri obbiettivi.
Per­ché la riso­lu­zio­ne del Par­la­men­to euro­peo non resti let­te­ra mor­ta, è impor­tan­te mobi­li­tar­si tutt* a par­ti­re dal livel­lo loca­le e nazio­na­le. Le cam­pa­gne di Pos­si­bi­le han­no già avu­to esi­to posi­ti­vo in varie real­tà loca­li, unen­do le for­ze il cam­bia­men­to avviene.
Pos­si­bi­le, attra­ver­so i comi­ta­ti ligu­ri, orga­niz­za e par­te­ci­pa a que­sta serie di ini­zia­ti­ve deno­mi­na­te “Geno­va 2001, ven­ti anni dopo un altro mon­do è neces­sa­rio”. Saran­no 4 gior­ni, dal 18 luglio al 21 luglio, attra­ver­so i luo­ghi sim­bo­lo del G8 del 2001.