L’uguaglianza di gene­re per noi è sem­pre sta­ta più di una voce inse­ri­ta in un pro­gram­ma, più di un gior­no all’anno con cui lavar­si la coscien­za fino alla ricor­ren­za suc­ces­si­va, più di un agget­ti­vo di moda da aggiun­ge­re in auto­ma­ti­co per caval­ca­re l’onda del momen­to.

 

Quan­do par­lia­mo del­la neces­si­tà di miglio­ra­re la con­di­zio­ne del­le don­ne, oltre ai bene­fi­ci per le don­ne stes­se, non dimen­ti­chia­mo che stia­mo par­lan­do di un van­tag­gio per tut­te e tut­ti. Le ana­li­si – com­pre­se quel­le eco­no­mi­che, come quel­la del Fon­do Mone­ta­rio Inter­na­zio­na­le – ci dico­no che inve­sti­re nel miglio­ra­men­to del­la con­di­zio­ne fem­mi­ni­le por­ta bene­fi­ci gene­ra­liz­za­ti. Una socie­tà che sof­fo­ca il con­tri­bu­to del­le don­ne è una socie­tà che ope­ra con un brac­cio lega­to die­tro la schie­na e oggi che ci tro­via­mo a fron­teg­gia­re cri­si su più ambi­ti – sani­ta­rio, ambien­ta­le, eco­no­mi­co, edu­ca­ti­vo – non pos­sia­mo per­met­ter­ce­lo.

 

Chi con­trol­la il dena­ro e le spe­se di fami­glia può usa­re que­sto con­trol­lo come un’arma e, in più, l’incertezza del futu­ro e dell’indipendenza eco­no­mi­ca spes­so spin­ge le don­ne a resta­re più a lun­go in situa­zio­ni di abu­so e di peri­co­lo. La pari­tà sala­ria­le, la cer­ti­fi­ca­zio­ne di Equal Pay, la Tam­pon tax, l’equiparazione dei con­ge­di paren­ta­li, sono alcu­ne del­le pro­po­ste di Pos­si­bi­le che in altri pae­si sono già real­tà. A cui si affian­ca la bat­ta­glia cul­tu­ra­le per il con­tra­sto agli ste­reo­ti­pi, al ses­si­smo in ogni ambi­to, al siste­ma patriar­ca­le che ci cir­con­da.


Leg­gi la nostra pro­po­sta di leg­ge sul­la pari­tà retri­bu­ti­va

I com­po­nen­ti del­la giun­ta ven­go­no scel­ti diret­ta­men­te dal Pre­si­den­te, sen­za vin­co­li elet­to­ra­li. Non c’è nes­sun osta­co­lo tec­ni­co alla pari­tà. C’è sol­tan­to la man­can­za di volon­tà poli­ti­ca e que­sto ren­de anco­ra più rile­van­te l’obiettivo di una nor­ma chia­ra e ambi­zio­sa. Ecco per­ché chie­dia­mo di ria­pri­re la discus­sio­ne e che la soglia mini­ma per la com­po­si­zio­ne del­la giun­ta ven­ga ripor­ta­ta ad alme­no il 40%. Non accet­tia­mo com­pro­mes­si al ribas­so pre­sen­ta­ti come atti di respon­sa­bi­li­tà. Una leg­ge che con­so­li­da la mar­gi­na­liz­za­zio­ne del­le don­ne nel­le isti­tu­zio­ni non è un pas­so avan­ti. È una tute­la del siste­ma di pote­re esi­sten­te appan­nag­gio maschi­le.
Le quo­te di gene­re per la giun­ta regio­na­le abbia­no come obiet­ti­vo una più equa ripar­ti­zio­ne del pote­re ese­cu­ti­vo, in linea con la Costi­tu­zio­ne e le altre leg­gi nazio­na­li. Let­te­ra alle Con­si­glie­re e ai Con­si­glie­ri del­la Regio­ne Mar­che
Ieri il Sin­da­co di Udi­ne, pri­mo Comu­ne in Regio­ne, ha sigla­to la Car­ta eti­ca per lo sport fem­mi­ni­le, nell’ambito del­la cam­pa­gna nazio­na­le pro­mos­sa da Sorop­ti­mi­st Inter­na­tio­nal e Assi­st, Asso­cia­zio­ne Nazio­na­le Atle­te.
In Pie­mon­te, la real­tà supe­ra la fic­tion. Sia­mo addi­rit­tu­ra oltre que­sta famo­sa sce­na di Bojack Hor­se­man. L’as­ses­so­re Mar­ro­ne, dopo la boc­cia­tu­ra del­la “stan­za del­l’a­scol­to” volu­ta e finan­zia­ta dal­la Regio­ne all’o­spe­da­le San­t’An­na di Tori­no, ha riu­ni­to set­te uomi­ni per discu­te­re di come aggi­ra­re la sen­ten­za del Tar Pie­mon­te, in segui­to alla qua­le la Regio­ne ha dovu­to riti­ra­re la con­ven­zio­ne con l’as­so­cia­zio­ne “pro-vita” in capo al pro­get­to.
L’ordine del gior­no pre­sen­ta­to da Fra­tel­li d’Italia a Reg­gio Emi­lia è un attac­co cini­co e pro­pa­gan­di­sti­co, che ten­ta di tra­sfor­ma­re un gesto di sen­si­bi­liz­za­zio­ne e cul­tu­ra in un caso poli­ti­co. Ma il vero scan­da­lo non è un even­to che par­la di come soste­ne­re bam­bi­ni e bam­bi­ne trans – il vero scan­da­lo è chi vor­reb­be met­te­re a tace­re que­ste voci.
Si è acce­so un faro nel­le Mar­che per il dirit­to all’interruzione volon­ta­ria di gra­vi­dan­za. Nien­te che abbia a che vede­re con il mare: il faro è ad Asco­li Pice­no e pun­ta drit­to ver­so l’intera regio­ne, anco­ra al buio per quan­to riguar­da la pos­si­bi­li­tà del­le per­so­ne che inten­do­no inter­rom­pe­re una gra­vi­dan­za di veder­si rico­no­sciu­to que­sto dirit­to.
Il Par­la­men­to euro­peo ha adot­ta­to la pro­pria posi­zio­ne sul­la pro­po­sta di diret­ti­va che mira a raf­for­za­re l’applicazione del prin­ci­pio del­la pari­tà retri­bu­ti­va di gene­re attra­ver­so la tra­spa­ren­za del­le retri­bu­zio­ni.
Il son­dag­gio dell’Eurobarometro, pub­bli­ca­to dal Par­la­men­to euro­peo in vista del­la Gior­na­ta inter­na­zio­na­le dei dirit­ti del­la don­na dell’8 mar­zo, mostra l’im­pat­to signi­fi­ca­ti­vo del­la pan­de­mia sia a livel­lo sia per­so­na­le che pro­fes­sio­na­le, che di salu­te men­ta­le. I dati rile­va­no anche un for­te aumen­to dei livel­li di vio­len­za con­tro le don­ne.
L’8 mar­zo per noi non sono fio­ri, cioc­co­la­ti­ni o invi­ti a cena. L’8 mar­zo per noi dura tut­to l’anno e signi­fi­ca anco­ra lot­ta. È il sim­bo­lo del nostro Fem­mi­ni­smo Inter­se­zio­na­le.
Il dare una pac­ca sul sede­re a una don­na non è per­ce­pi­to dal­la mag­gio­ran­za dell’opinione pub­bli­ca, e inten­do non solo maschi­le, come una cosa gra­ve, come un rea­to, ma solo, al mas­si­mo, come una scioc­chez­za, uno scher­zo, un pic­co­lo, insi­gni­fi­can­te, erro­re in una car­rie­ra di vita imma­co­la­ta. 
Dopo mol­ti anni, ben 6 dal­la pro­po­sta che facem­mo con Giu­sep­pe Civa­ti e Pos­si­bi­le, se ne è col­to il signi­fi­ca­to sim­bo­li­co e però con­cre­tis­si­mo. Un pas­so avan­ti, sicu­ra­men­te. Anche se spia­ce per il tem­po per­so. E spia­ce per­ché l’I­VA sugli assor­ben­ti non è anco­ra al 4%, come quel­la per i pro­dot­ti di pri­ma neces­si­tà, com’è giu­sto che sia. Per­ché le mestrua­zio­ni non sono un lus­so. Con­ti­nue­re­mo a insi­ste­re.
Vie­ne da chie­der­si, per­ché ci fidia­mo tut­ti (non ho sen­ti­to una sola voce con­tra­ria in pro­po­si­to) del giu­di­ce sul­la defi­ni­zio­ne di disa­bi­li­tà ma alcu­ni non si fida­no su quel­la di iden­ti­tà di gene­re?
I dirit­ti, le liber­tà, la digni­tà e i cor­pi del­le per­so­ne LGBTI+ non sono mer­ce di scam­bio poli­ti­co, stru­men­ti di tat­ti­ci­smi che spes­so guar­da­no ad altre que­stio­ni e han­no tut­t’al­tri obbiet­ti­vi.