QUADERNI

Le GPS di cui si sen­te par­la­re in que­sti gior­ni, acro­ni­mo di gra­dua­to­rie pro­vin­cia­li per le sup­plen­ze, sono inve­ce par­te di un argo­men­to poco cono­sciu­to e sem­bra sia­no carat­te­riz­za­te da una marea di erro­ri, anche se avreb­be­ro dovu­to esse­re una del­le pun­te di dia­man­te del nuo­vo cor­so al Mini­ste­ro del­l’I­stru­zio­ne.
In una dimen­sio­ne in cui la salu­te men­ta­le non bril­la­va per spi­ri­to inno­va­to­re, è arri­va­ta l’emergenza Covid19, che non solo si è abbat­tu­ta su chi già ave­va distur­bi psi­chia­tri­ci, ma anche su per­so­ne che si sono tro­va­te a fare i con­ti con disa­gi e sof­fe­ren­ze psi­co­lo­gi­che e rela­zio­na­li con cui mai si era­no con­fron­ta­te.
Men­tre in tut­to il mon­do ci si con­fron­ta, si discu­te su come ripar­ti­re e come evi­ta­re di com­met­te­re gli stes­si erro­ri che ci han­no por­ta­to drit­ti alla pan­de­mia, in pro­vin­cia di Vare­se (e non solo) si pro­get­ta­no stra­de, bre­tel­le auto­stra­da­li, fer­ro­vie e una rete di infra­strut­tu­re diret­ta­men­te o indi­ret­ta­men­te lega­te all’aeroporto di Mal­pen­sa.
Ora che si ini­zia a par­la­re di aper­tu­re del­le uni­ver­si­tà al 50% ci chie­dia­mo: chi sti­la le linee gui­da ha idea di cosa par­li? Mol­tis­si­mi stu­den­ti sono fuo­ri­se­de, mol­ti altri sono lavo­ra­to­ri: quest’incertezza crea solo pro­ble­mi e rischia di far aumen­ta­re il nume­ro di chi abban­do­na gli stu­di.
Dopo mesi di “altre prio­ri­tà” si comin­cia, fuo­ri tem­po mas­si­mo, a scon­trar­si con la real­tà. Nel­le aule fac­cia­mo fin­ta che il pro­ble­ma sia risol­to accol­lan­do tut­to alle scuo­le, al car­ton­ges­so e (even­tual­men­te) alle masche­ri­ne.
In Bra­si­le la crea­zio­ne di nuo­vi pasco­li è respon­sa­bi­le per cir­ca l’80% di tut­ta la defo­re­sta­zio­ne. Nel 2019 gli incen­di e la pes­si­ma gestio­ne del Mini­ste­ro dell’Ambiente del gover­no Bol­so­na­ro han­no atti­ra­to l’attenzione di tut­to il mon­do e c’è biso­gno di man­te­ne­re alta l’al­ler­ta, per­ché sta ini­zian­do una nuo­va sta­gio­ne di roghi per­si­no peg­gio­re del­la scor­sa. 
E’ fon­da­men­ta­le fare un sal­to cul­tu­ra­le per capi­re l’epoca che stia­mo viven­do. E’ fon­da­men­ta­le ren­der­si con­to che i dan­ni e le con­se­guen­ze del­le nostre scel­te non si vedran­no tra 100 o 150 anni ma si vedran­no tra 30/40 anni mas­si­mo e quin­di sare­mo noi stes­si o le gene­ra­zio­ni imme­dia­ta­men­te suc­ces­si­ve alla nostra a subi­re que­ste con­se­guen­ze.
Svol­go il ruo­lo di care­gi­ver fami­lia­re da otto anni fra dif­fi­col­tà ogget­ti­ve ma anche psi­co­lo­gi­che. Le respon­sa­bi­li­tà, le com­pe­ten­ze, la pre­sen­za con­ti­nua che ven­go­no richie­sti sono sta­ti e con­ti­nua­no a tutt’oggi ad esse­re com­ple­ta­men­te igno­ra­ti dal­la nostra legi­sla­zio­ne, sal­vo qual­che “bou­ta­de” ogni tan­to pri­va di qual­si­vo­glia con­cre­tez­za appli­ca­ti­va, esclu­den­do così siste­ma­ti­ca­men­te i cosid­det­ti care­gi­vers da ogni tute­la e dal rico­no­sci­men­to di una qua­li­fi­ca pro­fes­sio­na­le
I ghiac­ciai si muo­vo­no da sem­pre, dico­no gli esper­ti gla­cio­lo­gi: ma non a que­sta velo­ci­tà, non con la fre­quen­za a cui assi­stia­mo oggi. Il pun­to è sem­pre lo stes­so: l’ac­ce­le­ra­zio­ne. Il man­ca­to recu­pe­ro fra un even­to e l’al­tro. Un equi­li­brio spo­sta­to ine­lut­ta­bil­men­te ver­so la per­di­ta del­le con­di­zio­ni cli­ma­ti­che pre­ce­den­ti l’ar­ri­vo del­l’in­du­stria­liz­za­zio­ne.
Non è più tem­po del­le rispo­ste gene­ri­che e dei libri dei sogni a cui ci ha abi­tua­ti in que­sti mesi la Mini­stra Azzo­li­na.  L’emergenza edu­ca­ti­va pre­ten­de rispo­ste con­cre­te e pun­tua­li, noi non ci stan­che­re­mo di chie­der­le.
Non so se il fat­to di far vota­re miglia­ia di cit­ta­di­ni fuo­ri sede potreb­be spo­sta­re l’ago del­la bilan­cia e le sor­ti poli­ti­che e socia­li dell’Italia, ma sono con­vin­ta che a par­ti­re dal gior­no suc­ces­si­vo alle ele­zio­ni ver­reb­be­ro abbat­tu­te mol­tis­si­me cre­den­ze cri­stal­liz­za­te sui gio­va­ni. Una su tut­ti, che non andia­mo a vota­re per­ché sia­mo disin­te­res­sa­ti.
Set­te anni fa, Giu­sep­pe Civa­ti inter­ve­ni­va alla Came­ra per riba­di­re che una nor­ma con­tro l’odio altro non è che una nor­ma di civi­li­tà, un atto di corag­gio e di rispet­to ver­so una comu­ni­tà, quel­la LGBTQI+ che vie­ne igno­ra­ta e che vive nel­la pau­ra di esse­re attac­ca­ta, minac­cia­ta, aggre­di­ta per la sola “col­pa” di voler esse­re liber* e orgo­glios*.