Sulla legge contro l’omobitransfobia siamo (ancora) in grandissimo ritardo

Sette anni fa, Giuseppe Civati interveniva alla Camera per ribadire che una norma contro l’odio altro non è che una norma di civilità, un atto di coraggio e di rispetto verso una comunità, quella LGBTQI+ che viene ignorata e che vive nella paura di essere attaccata, minacciata, aggredita per la sola “colpa” di voler essere liber* e orgoglios*.

Erano i primi giorni di Agosto del 2013 e, in una quasi deserta a Camera dei Deputati, approdava in discussione una proposta di legge contro l’omobistransfobia che alla fine, affossata da un emendamento che ne svuotava il significato, non sarebbe mai stata approvata. Noi, con Giuseppe Civati c’eravamo, perché il tema dell’uguaglianza è sempre stato centrale.

Sono passati sette lunghi anni e in tutto questo tempo la nostra posizione non è mai cambiata e oggi, a fronte della discussione della proposta di Alessandro Zan contro l’omobitransfobia e la misoginia, resta la stessa.

Sette anni fa, Giuseppe Civati interveniva alla Camera per ribadire che una norma contro l’odio altro non è che una norma di civilità, un atto di coraggio e di rispetto verso una comunità, quella LGBTQI+ che viene ignorata e che vive nella paura di essere attaccata, minacciata, aggredita per la sola “colpa” di voler essere liber* e orgoglios*.

Non dobbiamo avere paura delle differenze, l’ugualianza si basa sul riconoscimento della diversità e questi elementi sono alla base della nostra democrazia, dice bene Civati. Oggi, dopo sette lunghi anni, siamo ancora fermi su questa convinzione e continueremo a batterci al fianco della comunità e del movimento.

Se anche tu vuoi combattere con noi questa battaglia, puoi tesserarti a Possibile e prendere parte alla campagna tematica permanente Possibile LGBTI+: https://www.possibile.com/tessera/

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