Guerra e Pace

Genova. Vent’anni dopo

Un fal­li­men­to sot­to vari aspet­ti, per tut­ti i sog­get­ti in cam­po; un’esperienza irre­ver­si­bi­le e uni­ca, “una scon­fit­ta che pesa su tut­ti” dopo la qua­le, sia la rap­pre­sen­tan­za poli­ti­ca, sia le dina­mi­che di piaz­za, non sono sta­te più le stes­se. I mani­fe­stan­ti del G8, quel­le 300.000 per­so­ne, cit­ta­di­ni e cit­ta­di­ne sin­go­li, asso­cia­zio­ni, movi­men­ti, par­ti­ti, sin­da­ca­ti, ecc.

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Recovery Plan armato: distrarre fondi in questo modo è inaccettabile

Sarà per la Pasqua immi­nen­te con gli ita­lia­ni distrat­ti dal­le restri­zio­ni e dal pia­no vac­ci­na­le che è arri­va­ta, ine­so­ra­bi­le, la zam­pa­ta dell’industria bel­li­ca sul Reco­ve­ry Plan. Sono le com­mis­sio­ni Dife­sa di Came­ra e Sena­to ad aver appro­va­to il poten­zia­men­to e l’ammodernamento degli stru­men­ti mili­ta­ri coi fon­di euro­pei del Next Gene­ra­tion EU. C’è sta­ta una straor­di­na­ria

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Genova per la pace, contro le armi in Yemen

Geno­va è cit­tà bur­be­ra e piut­to­sto rude, è una cit­tà sof­fe­ren­te per tan­ti moti­vi (man­can­za di lavo­ro, via­bi­li­tà ine­si­sten­te…), ma che non smet­te di ave­re un gran­de cuo­re che la fa risve­glia­re dal tor­po­re in cui sem­bra avvol­ta da trop­po tem­po, nei momen­ti in cui c’è biso­gno di esser­ci.

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Il petrolio di contrabbando che l’UE e l’Italia hanno fatto finta di non vedere

Pochi gior­ni fa l’in­chie­sta di Report (Nero come il petro­lio) ha sco­per­chia­to il vaso di Pan­do­ra del petro­lio di con­trab­ban­do libi­co (e non solo) che arri­va in Ita­lia. Men­tre il gover­no discu­te­va del­la mano­vra, dei tagli da fare se la pre­vi­sio­ne di cre­sci­ta sti­ma­ta non doves­se tro­va­re riscon­tro nel­la real­tà e di ince­ne­ri­to­ri, sco­pria­mo che

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Assisi, marcia per la pace. Mai come oggi un’aspirazione che è rivoluzione, perché pace significa giustizia.

Il momen­to che vive il nostro pae­se, che ci pre­oc­cu­pa pro­fon­da­men­te e ci cari­ca di respon­sa­bi­li­tà come cit­ta­di­ne e cit­ta­di­ni che han­no a cuo­re la Repub­bli­ca, ren­de anco­ra più impor­tan­te la mar­cia del­la pace tra Peru­gia e Assi­si, per il suo signi­fi­ca­to mate­ria­le e sim­bo­li­co. Per que­sto ade­ria­mo con pia­ce­re e con orgo­glio all’ap­pel­lo di

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La guerra alle bambine che non si vuole vedere

Qual­che gior­no fa il Mini­stro del­l’In­ter­no Mat­teo Sal­vi­ni face­va un elen­co di pae­si di pro­ve­nien­za dei migran­ti sali­ti a bor­do del­la nave Diciot­ti. E con­clu­de­va con una doman­da: “In qua­li di que­sti pae­si c’è la guer­ra?”. A dimo­stra­re che la stra­te­gia del Mini­stro è cer­ca­re l’u­sci­ta a effet­to, spa­rar­la in cir­co­la­zio­ne e non curar­si più

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