QUADERNI
Nella prassi del processo le ingiustizie e le discriminazioni si cristallizzano. Corrotti e corruttori, utilizzatori di risorse pubbliche per fini privati sono i più forti. All’altro estremo i poveri e i disagiati. E’ come avere due processi penali diversi. Pensiamo per esempio agli immigrati: arresto, convalida, rapida discussione e condanna. E stiamo parlando di un “reato” che potrebbe non esserlo nella sua accezione sostanziale. Per altri invece abbiamo processi ultra garantiti e lunghissimi. Il processo rimane tecnica mentre il diritto sostanziale dovrebbe mantenere la sua funzione di interpretazione della realtà e delle condotte umane alla luce del diritto. Il processo dovrebbe quindi mantenere funzione di strumento di democrazia per ristabilire la verità in nome del popolo.
Non si può non osservare con il cuore gonfio le immagini che ci arrivano in queste ore da tutte le città d’Italia per la giornata in ricordo delle vittime (innocenti, anche se nella legge la parola “innocenti” hanno voluto dimenticarsela) di mafia. Solo a Locri sono in 25mila a manifestare per le vie della città in nome di una cultura della legalità che, come dice Don Ciotti, ” non è solo rispetto delle leggi ma la possibilità di andare avanti con principi di solidarietà, e per dare un futuro migliore sopratutto ai nostri giovani”.
La folle idea dei comitati delle Marche di Possibile: far diventare una vecchia officina un’officina sociale e solidale, che offra servizi, occasioni di formazione e un aiuto concreto. Ci sarà un magazzino in cui raccogliere beni di prima necessità da destinare a chi si trova in in momento di difficoltà, uno spazio per i giochi e per i compiti, un pediatra, una counselor. Ci sarà poi ovviamente spazio per lo studio e l’elaborazione politica, per le iniziative, per la convivialità. Ci sarà anche la scuola di orto e la possibilità di coltivarsi i propri prodotti, insieme a tante altre idee si affacciano per sfruttare l’esteso terreno intorno all’officina.
Non siamo di fronte a un accordo di natura esclusivamente tecnica ma, anzi, ad un accordo dal fortissimo valore politico, dato che interviene direttamente e con forza nella sfera dei diritti della persona, mettendo in discussione il nostro sistema di accoglienza, la nostra politica dell’asilo e la nostra stessa politica estera, tenendo conto anche del fatto che la Libia non ha sottoscritto la Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati.
C’era un volta la Sardegna regione modello per la tutela del paesaggio, quella del primo Piano paesaggistico regionale, quella che fece scuola. C’era una volta. E ora? Probabilmente se l’è un po’ dimenticata (o se la ricorda male) l’attuale Giunta Pigliaru, che ha appena licenziato le nuove norme per l’Urbanistica.
Quest’oggi Milena Gabanelli torna a parlare di accoglienza, riproponendo un modello che non condividiamo, ma soprattutto tessendo le lodi per il cosiddetto “Pacchetto Minniti” che, riprendendo le soluzioni della peggior destra, non risolverà alcun problemi ed esporrà a ulteriori sofferenze le persone in fuga da guerra e persecuzioni.
Chiediamo (anzi pretendiamo, in qualità di contribuenti e cittadine e cittadini vigili), oltre a scuse formali ben più argomentate e diffuse da parte di tutti i soggetti coinvolti, anche di realizzare al più presto almeno una “puntata riparatrice” nella medesima fascia di ascolto, in cui con competenza e semplicità venga spiegato quanto gli stereotipi di genere facciano male a tutte e a tutti e quanto svilire la vita, le potenzialità, le competenze, le capacità e il corpo delle donne, riducendoli a mero oggetto di piacere e supporto del maschio dominante, oltre ad essere criminale e ignobile, non faccia un buon servizio proprio a nessuno, a nessun uomo, nessuna donna, di nessuna nazionalità, età, etnia, orientamento sessuale.
Con il decreto Minniti, il PD ha dichiarato guerra alla marginalità nascondendola sotto il tappeto: per risolvere i problemi delle aree metropolitane, invece di implementare politiche sociali più incisive, si segue la strada della sanzione amministrativa per chiunque venga ritenuto dannoso per il decoro urbano. L’amministrazione comunale di destra di Trieste dovrà ringraziare Minniti: con gli strumenti giuridici messi in campo con il suo decreto potranno, in tranquillità, continuare a produrre ordinanze discriminatorie in nome del decoro.
Ma davvero per pubblicizzare un’iniziativa bella e importante come quella che il FAI organizza da decenni è necessario abbassarsi a creare contrapposizioni inutili e dannose, anzi, inutili in quanto dannose? Ma davvero è necessario mettere l’uno contro l’altro i volontari e i professionisti dei beni culturali, a discapito del ruolo di entrambi (ma ovviamente soprattutto di quello dei lavoratori, che hanno, in questo caso, di più da perdere)?
«Purtroppo noi il testo del suo decreto-legge l’abbiamo letto, riletto, provato ad emendare e infine osteggiato col nostro voto contrario in aula»: la lettera aperta di Giuseppe Civati e Andrea Maestri al ministro Minniti.
Abbiamo scritto a Laura Boldrini, per segnalarle l’increscioso episodio di cui è stata vittima Ilham Mounssif, assolutamente italiana quando si tratta di rappresentare “l’orgoglio” nazionale, ma non abbastanza da darle il diritto di visitare un luogo simbolo della Costituzione italiana.
Orlando si fa promotore di una grande manifestazione a favore dei diritti dei migranti. Peccato che i suoi provvedimenti siano andati nella direzione opposta, e cioè quella della compressione dei diritti dei cittadini stranieri.
E’ di ieri la decisione del Governo che, attraverso il Ministero dell’Ambiente, autorizza la “Gonnosfanadiga Limited” per la costruzione di un gigantesco impianto solare termodinamico osteggiato dai comuni del Medio Campidano e dalla cittadinanza: l’ennesimo sfregio al territorio regionale, all’autonomia della Sardegna ed alla vocazione agricola di quei territori.
Tra tutte le idee geniali degli ultimi giorni, l’istituzione del “reato di povertà” è sicuramente l’ultimo emblematico esempio della totale mancanza di direzione politica a cui la Giunta comunale sta condannando la città di Roma. Una decisione assurda, perché povertà e fame non possono e non devono essere considerati reati: sono, invece, conseguenze di un determinato modello socio-economico.
Dopo il fermo dei lavori e l’avvio di un procedimento penale che accerti eventuali violazioni e responsabilità, non possiamo che salutare con favore la sostituzione del sovrintendente. Speriamo che sia solo il primo vero passo del Mibact, più volte sollecitato da Civati per vie ufficiali e non solo, a una rinnovata attenzione rispetto al patrimonio di cultura e ambiente che rappresenta tutta l’area di Capocolonna.