QUADERNI
Cessata epidemia in Liguria? Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità per dichiarare conclusa un’epidemia in un territorio devono essere trascorsi due periodi di incubazione del virus senza che si registrino nuovi contagi, 28 giorni dunque per Sars-Cov‑2. In Liguria però siamo ben lontani da questo traguardo: domenica 17 maggio i contagi registrati sono stati ancora 48.
Uno degli argomenti in top trend degli ultimi giorni è come riaprire i centri educativi per l’infanzia. Si parla, anche nelle ultime misure normative, di entrate scaglionate e di piccoli gruppi: numero massimo di bambini per educatore, triage all’entrata con disinfettante e scanner per la temperatura. Spazi che diventano arcipelaghi con isole circondate dal mare della distanza sociale. L’ossimoro della negazione della socialità negli spazi e nei tempi educativi dimostra in partenza la criticità di ogni proposta sul tema.
Nella mappa annuale che è stata pubblicata ieri da ILGA-Europe, non si ferma l’arretramento italiano nella classifica dei 49 Paesi presi in esame con la perdita di un’ulteriore posizione, scendendo dal 34esimo del 2019 al 25esimo del 2020. Nel punteggio complessivo l’Italia riesce a guadagnare 1 punto passando dal 23% al 24% ma non cambia molto perchè rimane alla guida del gruppo dei Paesi fanalini di coda, quasi tutti dell’Est.
Mentre in questo periodo assurgono agli onori della cronaca quotidiana i costanti tagli alla Sanità regionali e nazionali, i macroscopici errori nella gestione dell’epidemia in molte regioni, la mancanza di esami diagnostici molecolari per Covid diffusi e tempestivi, le tragiche situazioni nelle RSA (per citare alcuni dei temi su cui si è concentrato il dibattito), invece c’è una fetta di Sistema Sanitario Nazionale che viene spesso dimenticato, i Medici in Formazione.
Mentre c’è chi sta riaprendo o riaprirà a breve, ci sono dei laboratori in Lombardia che rimarranno chiusi: non vedranno più 76 ricercatori della Rottapharm Biotech, perchè sono stati licenziati e i laboratori nei quali lavoravano saranno dismessi
Senza cambiare niente nel sistema di rilevazione e controllo, hanno preso la Fase1 e l’hanno chiamata Fase 2: perché le ragioni socio-economiche non potevano più aspettare, laddove qualcosa si era effettivamente fermato
L’emergenza sanitaria è tutt’altro che conclusa: come sottolinea il virologo Crisanti, in questi giorni le cifre del contagio sono pressappoco le stesse del primo giorno di lockdown. E soprattutto in Piemonte il trend è preoccupante: scavalcata l’Emila Romagna, siamo diventati la seconda regione per numero di infetti, dietro la Lombardia.
Vorrei ringraziare tutte e tutti: sono migliaia le persone che hanno condiviso e partecipato, con passione, ogni giorno, per un tempo infinito. Credo non lo dimenticheremo. E non smetteremo mai di crederci e di sperare che le cose possano andare bene. Meglio. Sempre.
In questi giorni in cui si sta immaginando il ritorno alla “normalità di prima”, molte istituzioni, a partire dalle regioni, stanno approvando tutta una serie di delibere e di atti che, appunto, ci faranno tornare alla “normalità di prima”. Ma se la normalità di prima era il problema, perché ci si continua a muovere lungo lo stesso solco che sappiamo bene dove ci ha condotto?
Le sfide per il mercato della GDO rimangono sempre la frammentazione del consumo di prodotti (continua il boom delle vendite online) alimentari (e non solo) e una rete di vendita da reinventare. Per adesso i fattori che stanno incidendo sulla spirale involutiva sono la riduzione del fatturato e il conseguente taglio di costi (soprattutto di personale) ed è difficile pronosticarne una ripresa o la stabilizzazione.
La vera sfida è rendere le modalità di lavoro culturale sostenibili per chi le svolge. È considerare a pieno titolo chi svolge un lavoro culturale un lavoratore e una lavoratrice, con lo stesso diritto di tutti gli altri a vivere della propria attività, del proprio talento ma anche della propria formazione
Pubblichiamo la lettera di Antonio, che è diventata una petizione che potete sottoscrivere qui, dando voce a chi, come molti fuorisede per studio o lavoro, è in difficoltà nel rientrare a casa, nonostante voglia farlo rispettando la sicurezza propria e altrui e nelle modalità e tempistiche consentite dai decreti.
Nell’attesa, una cosa è certa: anche per il rientro a scuola, come chiediamo da settimane per tutto il resto, non si potrà prescindere da un uso capillare dei tamponi per testare le persone e isolare quelle positive al Coronavirus. Sono indispensabili, soprattutto alla luce del fatto che riaprire le scuole significherà movimentare ogni giorno dodici milioni di persone, tra studenti, personale e famiglie.
Il rapporto IPBES ha valutato i cambiamenti avvenuti negli ultimi 50 anni, fornendo un quadro completo delle relazioni che intercorrono tra le vie seguite dallo sviluppo economico e il loro impatto sulla natura: è negli ultimi 50 anni che la velocità dei cambiamenti globali in natura è senza precedenti.
Pensiamo che questo Primo Maggio ci debba servire per continuare la vecchia lotta, perché è stato chiaro che da questa quarantena ne usciranno, acciaccate ma non distrutte, dal punto di vista lavorativo ed economico, solo quelle persone che hanno potuto far valere diritti contrattuali solidi.