La caccia va abolita, non insegnata nelle scuole

Fa rabbrividire l’ultima “sparata” (è il caso di dirlo) dell’assessora veneta all’Istruzione Elena Donazzan che nei giorni scorsi, alla fiera di Vicenza Hit Show, si è detta favorevole all’insegnamento dell’”arte venatoria” nelle scuole, o almeno alla sua promozione.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Fa rab­bri­vi­di­re l’ultima “spa­ra­ta” (è il caso di dir­lo) dell’assessora vene­ta all’Istruzione Ele­na Donaz­zan che nei gior­ni scor­si, alla fie­ra di Vicen­za Hit Show, si è det­ta favo­re­vo­le all’insegnamento dell’”arte vena­to­ria” nel­le scuo­le, o alme­no alla sua pro­mo­zio­ne. L’idea è pia­ciu­ta mol­tis­si­mo anche alla con­si­glie­ra regio­na­le di FdI Ele­na Maz­za­li, secon­do cui inse­gna­re la cac­cia sareb­be sti­mo­lo per l’interdisciplinarità e imper­di­bi­le occa­sio­ne per abbat­te­re i pre­giu­di­zi e offri­re ai ragaz­zi e alle ragaz­ze l’opportunità di pro­va­re l’“adre­na­li­na puli­ta” che dà la cac­cia e non quel­la “spor­ca” e faci­le che con­du­ce alle dro­ghe. Que­sti gli argo­men­ti, si fa per dire. Al di là del fat­to che for­tu­na­ta­men­te le pro­po­ste sia­no, in una scuo­la pub­bli­ca sta­ta­le, dif­fi­cil­men­te acco­gli­bi­li, il fat­to che le due espo­nen­ti — di destra e del nord — le abbia­no avan­za­te indu­ce comun­que a chie­der­si qua­le idea di scuo­la si voglia por­ta­re avan­ti. Gli inte­res­si eco­no­mi­ci che muo­ve la cac­cia sono noti e l’idea di pro­muo­ver­ne l’”arte” sin dal­la più tene­ra età reca con sé una visio­ne di scuo­la al ser­vi­zio del mer­ca­to, ben trac­cia­ta dal­la Buo­na Scuo­la di Ren­zi e a cui stia­mo tor­nan­do. Ricor­dia­mo che anche una sen­ten­za del­la Cor­te Costi­tu­zio­na­le del­l’an­no scor­so scon­fes­sa defi­ni­ti­va­men­te il bene­fi­cio del­la cac­cia sull’ambiente, respin­gen­do i mar­gi­ni di inco­sti­tu­zio­na­li­tà di un ricor­so al TAR del Pie­mon­te da par­te del­le asso­cia­zio­ni di cac­cia­to­ri. La cac­cia è una pra­ti­ca tra­di­zio­na­le ormai desue­ta, il cui sco­po è toglie­re la vita ad innu­me­re­vo­li ani­ma­li inno­cen­ti, che nel solo 2019 ha con­ta­to, secon­do i dati aggior­na­ti del­l’As­so­cia­zio­ne Vit­ti­me del­la cac­cia, ben 95 vit­ti­me uma­ne. Un bol­let­ti­no di guer­ra. Oltre agli ele­men­ti eti­ci, da un pun­to di vista scien­ti­fi­co dubi­tia­mo for­te­men­te che una pra­ti­ca che scon­vol­ge gli equi­li­bri del­l’e­co­si­ste­ma — che per inci­so si rego­la benis­si­mo sen­za l’in­ter­ven­to del­l’uo­mo — abbia qual­co­sa da inse­gna­re a scuo­la. Va inol­tre tenu­to in con­si­de­ra­zio­ne qua­le ruo­lo abbia avu­to la cac­cia nel­la dif­fu­sio­ne del cin­ghia­le nel­la peni­so­la. Si è inter­ve­nu­ti alte­ran­do una spe­cie cac­cia­bi­le in modo che des­se mag­gio­ri sod­di­sfa­zio­ni. Si è incro­cia­to il cin­ghia­le sel­va­ti­co, ini­zial­men­te pre­sen­te solo in Tosca­na e in Ligu­ria, mol­to più pic­co­lo di quel­lo attua­le, con il maia­le d’al­le­va­men­to per otte­ne­re capi più gros­si, immet­ten­do in ambien­te i frut­ti di que­sti incro­ci per rim­pol­pa­re le popo­la­zio­ni. È ormai pro­va­to che ten­den­do a spa­ra­re all’a­ni­ma­le più robu­sto e “bel­lo” si pro­vo­ca­no squi­li­bri ormo­na­li nei bran­chi, che ren­do­no le scro­fe mag­gior­men­te pro­li­fi­che. La ripro­du­zio­ne nel bran­co è infat­ti fine­men­te rego­la­ta dal­la gerar­chia: gli estri sono sog­get­ti all’im­pron­ta chi­mi­ca del­la fem­mi­na domi­nan­te che ini­bi­sce la fer­ti­li­tà del­le altre scro­fe. Quan­do il tes­su­to gerar­chi­co vie­ne meno per l’al­ta pres­sio­ne vena­to­ria, si assi­ste a un aumen­to incon­trol­la­to del­la nata­li­tà. Da cui deri­va­no innu­me­re­vo­li pro­ble­mi per gl agri­col­to­ri e per la sicu­rez­za stra­da­le. Que­sti ele­men­ti da soli baste­reb­be­ro ad archi­via­re la pra­ti­ca “la cac­cia a scuo­la”. Ma poi emer­go­no casi come ver­sa­men­ti — lega­li — di dena­ro (70mila euro) dal­l’As­so­cia­zio­ne Cac­cia­to­ri Vene­ti a Fra­tel­li d’I­ta­lia, al fine di eleg­ge­re la pre­si­den­tes­sa del­la stes­sa asso­cia­zio­ne in Par­la­men­to, per poi incas­sar­ne 64mila nel­lo stes­so anno dal­la Regio­ne Vene­to (fon­di che ricor­dia­mo esse­re dena­ro pub­bli­co). La depu­ta­ta è quin­di sta­ta sosti­tui­ta nel ruo­lo di pre­si­den­te da un con­si­glie­re regio­na­le, poi elet­to al Par­la­men­to euro­peo, sem­pre di Fra­tel­li d’I­ta­lia. Come dire, fare lob­by­ing sen­za nem­me­no nascon­der­si trop­po. Ci chie­dia­mo allo­ra, visto che la cac­cia si fa imbrac­cian­do un’ar­ma, se que­sto sia il solo lob­by­ing che si sta por­tan­do avan­ti, se i con­si­glie­ri regio­na­li di Fra­tel­li d’I­ta­lia stan­no pro­po­nen­do di entra­re nel­le scuo­le, abi­tuan­do i nostri figli all’u­so del­le armi, come se fos­se qual­co­sa di nor­ma­le. Emer­ge chia­ra­men­te il dise­gno di una scuo­la che for­gia ai biso­gni eco­no­mi­ci del ter­ri­to­rio e di spe­ci­fi­ci set­to­ri, come pro­met­te di fare il pro­get­to di auto­no­mia dif­fe­ren­zia­ta, in par­ti­co­la­re di Vene­to e Lom­bar­dia; una scuo­la lon­ta­na anni luce dall’idea di edu­ca­re al rispet­to di tut­ti gli esse­ri viven­ti, com­pre­si gli ani­ma­li, che con Pos­si­bi­le abbia­mo pre­sen­ta­to in Par­la­men­to nel­la scor­sa legi­sla­tu­ra pre­ve­den­do spe­ci­fi­ci pro­get­ti all’interno dell’Offerta For­ma­ti­va. Una scuo­la sem­pre più distan­te dall’obiettivo più alto, quel­lo det­ta­to dal­la Costi­tu­zio­ne: l’educazione e la for­ma­zio­ne di cit­ta­di­ni e cit­ta­di­ne capa­ci di un pen­sie­ro cri­ti­co, di pra­ti­che vir­tuo­se vol­te al benes­se­re del­la socie­tà e dell’ambiente. Chia­ra Ber­to­gal­li Eula­lia Grillo[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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