QUADERNI

La defo­re­sta­zio­ne e la per­di­ta del­le fore­ste sono l’esempio per­fet­to del fat­to che tut­to si tie­ne, tut­to è col­le­ga­to e, quan­do si par­la di cli­ma, lo è anco­ra di più. Le cau­se stan­no nel­lo sfrut­ta­men­to diret­to del­le risor­se, ma anche nel­la sic­ci­tà e nel­le tem­pe­ra­tu­re ele­va­te, così come nei feno­me­ni estre­mi come gli ura­ga­ni, sem­pre più fre­quen­ti a cau­sa del­la cri­si cli­ma­ti­ca.
Si par­la spes­so del­le con­se­guen­ze pro­vo­ca­te sul­l’ef­fet­to ser­ra, men­tre non si par­la abba­stan­za del fat­to che il 70% del­la pro­du­zio­ne agri­co­la mon­dia­le e qua­si il 40% del­l’ac­qua pota­bi­le sono desti­na­ti ad alle­va­men­ti inten­si­vi, quin­di alla pro­du­zio­ne di car­ne che, soprat­tu­to se bovi­na, è desti­na­ta alla par­te ric­ca del pia­ne­ta.
I temi rela­ti­vi ai muta­men­ti cli­ma­ti­ci ed alle migra­zio­ni ven­go­no affron­ta­ti sepa­ra­ta­men­te, come se fos­se­ro due real­tà a se stan­ti, stan­do sem­pre bene atten­ti a non met­ter­li mai in cor­re­la­zio­ne,  per una pre­ci­sa scel­ta poli­ti­ca. Se si col­le­gas­se il muta­men­to cli­ma­ti­co  all’im­mi­gra­zio­ne, dan­do con­to di come i due temi sia­no inve­ce con­nes­si, si dovreb­be poi giu­sti­fi­ca­re il silen­zio del­la poli­ti­ca su que­sta que­stio­ne.
Sia­mo abi­tua­ti a pen­sa­re la mon­ta­gna come un luo­go aspro, duro, resi­sten­te. E inve­ce ci ren­dia­mo con­to che ghiac­ciai e vet­te sono fra­gi­li e son anch’es­si indi­ca­to­ri di un’e­mer­gen­za che ogni gior­no che pas­sa met­te sem­pre più a rischio la nostra sicu­rez­za. Qua­si fos­se­ro colon­ni­ne di mer­cu­rio che segna­no l’av­vi­ci­nar­si del pun­to di non ritor­no.
La robo­ti­ca e l’in­tel­li­gen­za arti­fi­cia­le pos­so­no aiu­ta­re ad affron­ta­re le sfi­de del  ‘glo­bal war­ming’, del­l’au­men­to incon­trol­la­to del­la popo­la­zio­ne e del­l’ur­ba­niz­za­zio­ne. Ser­vo­no scel­te poli­ti­che corag­gio­se.
Una sfi­da epo­ca­le, alla qua­le l’Italia di oggi  come si pre­sen­ta? Con il decre­to Pil­lon in ram­pa di lan­cio e con la nomi­na a mini­stro agli affa­ri euro­pei,  dell’ex Mini­stro del­la Fami­glia Loren­zo Fon­ta­na, ben noto per le sue posi­zio­ni mol­to con­ser­va­tri­ci, soprat­tut­to su temi come abor­to, dirit­ti del­le don­ne, dirit­ti LGBTI e richie­den­ti asi­lo.
Le dichia­ra­zio­ni non sono suf­fi­cien­ti: occor­ro­no azio­ni con­se­guen­ti. Il cli­ma non cam­bie­rà gra­dual­men­te, per que­sto gli scien­zia­ti ci dico­no che abbia­mo 10 anni: i model­li più affi­da­bi­li dico­no che gli scon­vol­gi­men­ti saran­no improv­vi­si e deva­stan­ti ed irre­ver­si­bi­li. Ne stia­mo aven­do un assag­gio.
Là fuo­ri sta cam­bian­do tut­to ed è un cam­bia­men­to che non pre­ve­de la soprav­vi­ven­za del­la nostra spe­cie. Come tri­ste corol­la­rio a que­sta incre­scio­sa situa­zio­ne c’è poi il fat­to che tra colo­ro che sono diven­ta­ti ina­bi­li al cam­bia­men­to figu­ra­no anche quel­le for­ze (?) poli­ti­che che dovreb­be­ro ave­re il cam­bia­men­to come ragio­ne socia­le
Solo adot­tan­do solu­zio­ni win win che coniu­ghi­no con­tra­sto al cata­cli­sma cli­ma­ti­co, ridu­zio­ne del­l’in­qui­na­men­to atmo­sfe­ri­co, equi­tà socia­le e inve­sti­men­ti per la tran­si­zio­ne a eco­no­mie a bas­sa esn­tro­pia potre­mo soprav­vi­ve­re.