Europa

Un sistema che non trovi la sua chiusura nel criterio ingiusto del primo Paese d'accesso, che lascia le maggiori responsabilità agli Stati ai confini dell'UE, bensì in un meccanismo centralizzato, permanente ed equo di condivisione delle responsabilità a livello europeo.
Sarà questo sufficiente a superare le divergenze per compiere a livello locale una prova generale di quello che potrebbe avvenire a Berlino a fine settembre dopo le elezioni politiche, ovvero la formazione di un governo rosso-rosso-verde?
Dobbiamo pretendere che le forze politiche europeiste offrano soluzioni differenti e che i cittadini possano scegliere tra queste. Ciò vale a livello nazionale, dove pure, almeno in una certa fase si è ritenuto di adottare lo schema “t.i.n.a.” e vale a livello europeo. Perché anche l’Europa appartiene al popolo.
Dopo il Partito del Lavoro e la Groenlinks, nell'ultima tappa del nostro viaggio nella sinistra olandese ci occupiamo del Partito Socialista (SP), che si propone come il partito della “heem”, un termine traducibile in italiano in modo forse inadeguato come “comunità di appartenenza”, un luogo cioè dove gli “altri” non sono visti come dei concorrenti ma piuttosto come dei vicini o dei colleghi e dove chi vuole entrare è il benvenuto purché collabori.
La Commissione europea continua a inseguire l’ossessione securitaria dei Governi europei, incapaci di mettere in campo soluzioni comuni e sostenibili per tutti, incapaci financo di rispettare gli impegni sui 160mila ricollocamenti che essi stessi hanno preso, ma capacissimi di prendersela coi più deboli, e coi bambini. E’ arrivata in ritardo di qualche ora, ieri pomeriggio, la Comunicazione con annessa Raccomandazione della Commissione Europea sul nuovo piano d’azione per migliorare l’efficacia dei rimpatri, attuando appieno il potenziale della direttiva 115/2008 sui rimpatri.