Costituzione

La lunga discussione di sabato scorso a Milano sul Manifesto di Possibile è stata per me un momento di grande soddisfazione anche come costituzionalista. È un bel modo di festeggiare gli ormai prossimi settant’anni della nostra Costituzione, in modo davvero non meramente rituale (come temo invece che accadrà in molte sedi).
La "Costituente mobile" attraverserà il Paese subito dopo il 25 aprile, per l'eliminazione dei privilegi del sistema politico, per la promozione degli strumenti di uguaglianza e di partecipazione (dalle leggi di iniziativa popolare alla Mortati fino al Referendum Act dei Radicali), per ridare fiato alle nostre istituzioni e recuperare fiducia nei loro confronti, attraverso il consenso informato dei cittadini.
Durante la campagna per il referendum costituzionale avevamo detto – con altri sostenitori del NO – che la revisione costituzionale del governo Renzi era una cattiva riforma ma che altre modifiche della Costituzione, leggere e condivise, sarebbero state possibili. Anzi, utili.
Per garantire il diritto alla salute servono perlopiù risorse. Quelle stesse risorse assegnate alla sanità tarantina e tolte per ragioni che riguardano esclusivamente la politica (e i politici). Il prossimo governo ricominci da Taranto, per una questione di decenza.
Le persone si sentono lontane dai luoghi delle decisioni, non rappresentate da una politica che appare prestare nome ad altri ben influenti soggetti decisionali. E qui la questione costituzionale si interseca con la questione politica ed economica. In una parola, la questione diventa democratica.
Ripartiamo subito, dal no al noi, per passare dalla difesa della Costituzione alla crescita di una comunità che è viva e che si è cementata in mesi di campagna serratissima. Ripartiamo dall'impegno di seminare un progetto che, nonostante in molti si siano impegnati (e lo faranno ancora) a banalizzare, sta tutto nelle politiche dei nostri comitati, negli studi dei nostri scritti, nelle proposte dei nostri parlamentari e in tutto quello che c'è da fare e che faremo.
E' così che il grande rottamatore, il grande stratega, il grande comunicatore, quello che avrebbe cambiato per sempre la politica italiana, è caduto. Ed è caduto male. Dopo due annetti. Un altro governicchio da prima o da seconda repubblica. Questa è la vera beffa. Il danno, invece, ce lo siamo risparmiati. E questo è il dato da cui ripartire.
Per mesi i sostenitori della riforma ci hanno raccontato che il Senato non era e non poteva essere elettivo. E' ancora non elettivo, eppure ci raccontano il contrario, smentendo l'idea che era alla base della riforma stessa.