Tutte le contraddizioni del Senato non elettivo

Per mesi i sostenitori della riforma ci hanno raccontato che il Senato non era e non poteva essere elettivo. E' ancora non elettivo, eppure ci raccontano il contrario, smentendo l'idea che era alla base della riforma stessa.
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Car­lo Fusa­ro, costi­tu­zio­na­li­sta del­l’U­ni­ver­si­tà di Firen­ze, rien­tra tra i più con­vin­ti soste­ni­to­ri del­la rifor­ma costi­tu­zio­na­le, e non da oggi, aven­do par­te­ci­pa­to atti­va­men­te al pro­ces­so di revi­sio­ne. E’ sta­to, ad esem­pio, audi­to in Par­la­men­to, in par­ti­co­la­re sul­la que­stio­ne del­la non elet­ti­vi­tà del Sena­to e alle fun­zio­ni che que­sto dovreb­be svol­ge­re, in rap­pre­sen­tan­za degli enti territoriali.

Ci affi­de­re­mo per­ciò alle sue paro­le per capi­re se i nuo­vi sena­to­ri saran­no elet­ti dai cit­ta­di­ni o dai con­si­glie­ri regio­na­li. E per cer­ca­re di capi­re, soprat­tut­to, il pastic­cio con­te­nu­to nel­la rifor­ma Ren­zi-Boschi, che pre­ve­de un Sena­to non elet­to diret­ta­men­te dai cit­ta­di­ni sul qua­le si è mer­can­teg­gia­to tan­to da ren­de­re pos­si­bi­le qual­sia­si inter­pre­ta­zio­ne, anche la più stru­men­ta­le ed elet­to­ra­li­sti­ca, come ci inse­gna­no il pre­si­den­te Mat­teo Ren­zi e la mini­stra Maria Ele­na Boschi — secon­do la qua­le, se i sena­to­ri fos­se­ro elet­ti diret­ta­men­te dovreb­be­ro neces­sa­ria­men­te vota­re la fidu­cia (e così non è: non sono elet­ti diret­ta­men­te e non vota­no la fiducia):

In tut­to que­sto sus­se­guir­si di con­trad­di­zio­ni, resta fer­mo il capo­sal­do prin­ci­pa­le del­la rifor­ma, che reci­ta: «I Con­si­gli regio­na­li eleg­go­no, con meto­do pro­por­zio­na­le, i sena­to­ri fra i pro­pri com­po­nen­ti e, nel­la misu­ra di uno per cia­scu­no, fra i sin­da­ci dei comu­ni dei rispet­ti­vi territori».

Ma pro­ce­dia­mo, come anti­ci­pa­to, con le paro­le del pro­fes­sor Fusaro:

«… que­sto ramo del Par­la­men­to inter­ven­ne a sua vol­ta l’anno scor­so in pri­ma let­tu­ra con modi­fi­ca­zio­ni inci­si­ve, peral­tro facen­do sal­va la sostan­za del­la pro­po­sta ini­zia­le» tra i cui palet­ti risul­ta la «com­po­si­zio­ne indi­ret­ta del nuo­vo Sena­to di rap­pre­sen­tan­za territoriale»

«… i sena­to­ri – sia­no essi con­si­glie­ri sena­to­ri o sin­da­ci sena­to­ri – dura­no in cari­ca quan­to il Con­si­glio regio­na­le che li ha elet­ti»

«… nel caso in cui il Con­si­glio regio­na­le si sciol­ga […], anche tut­ta la dele­ga­zio­ne al Sena­to di quel­la Regio­ne con­clu­de il suo man­da­to (inclu­so il sin­da­co sena­to­re): sarà rie­let­ta dal nuo­vo Con­si­glio regio­na­le»

«In altre paro­le, tut­to si tie­ne: e si trat­ta di ben sei arti­co­li (57, 58, 63, 66, 68, 69) tut­ti vota­ti nel­la stes­sa for­mu­la­zio­ne in entram­be le Came­re […]. Un com­ples­so orga­ni­co e coe­ren­te di dispo­si­zio­ni: ben quin­di­ci com­mi (più i due sop­pres­si dell’ex art. 58), tut­ti siste­ma­ti­ca­men­te con­nes­si e voca­ti a dise­gna­re il nuo­vo Sena­to di rap­pre­sen­tan­za ter­ri­to­ria­le a ele­zio­ne indi­ret­ta da par­te dei Con­si­gli regio­na­li»

«… da un pun­to di vista giu­ri­di­co si potreb­be, lo dico per assur­do (a mio avvi­so), rimet­te­re in discus­sio­ne l’estrazione regio­na­le indi­ret­ta dei sena­to­ri, ma solo con­trad­di­cen­do pla­teal­men­te let­te­ra e spi­ri­to del Rego­la­men­to del Sena­to, per il che occor­re – per con­sue­tu­di­ne, appun­to — non una qual­si­vo­glia mag­gio­ran­za, ma l’accordo di tut­ti, di tut­ti i grup­pi e di tut­ti i sena­to­ri: pos­si­bi­le solo se nes­su­no si oppo­ne» (e infat­ti non si seguì que­sta strada).

«… si stra­vol­ge­reb­be radi­cal­men­te il pro­get­to già appro­va­to, si rea­liz­ze­reb­be un cla­mo­ro­so gio­co dell’oca con ritor­no alla casel­la iniziale»

«… sareb­be di fat­to l’affos­sa­men­to del più com­piu­to e serio ten­ta­ti­vo di rifor­ma del­la Costi­tu­zio­ne dal 1948 ad oggi, in fron­ta­le con­trad­di­zio­ne con lo spi­ri­to del 22 apri­le 2013. Ciò inol­tre – natu­ral­men­te – dele­git­ti­me­reb­be la cre­di­bi­li­tà del Gover­no in cari­ca e del­la sua mag­gio­ran­za che han­no lega­to a que­sta pro­po­sta il desti­no pro­prio (e del­la legi­sla­tu­ra), annun­cian­do sin dall’inizio dispo­ni­bi­li­tà su tut­to tran­ne che su quat­tro pun­ti: sena­to elet­to indi­ret­ta­men­te, sena­to sen­za rap­por­to fidu­cia­rio, scel­te fina­li sul bilan­cio alla Came­ra, sena­to­ri sen­za inden­ni­tà parlamentare».

«Ma, aggiun­go, tro­vo non con­di­vi­si­bi­li e pastic­cia­te anche alcu­ne del­le for­mu­le di ipo­tiz­za­to com­pro­mes­so che sono sta­te infor­mal­men­te ven­ti­la­te e mai pre­ci­sa­te in testi pre­ci­si. Mi rife­ri­sco all’idea bal­za­na di dele­ga­re alla legi­sla­zio­ne sta­ta­le e regio­na­le di attua­zio­ne il com­pi­to di indi­vi­dua­re for­me di indi­ca­zio­ne in sede elet­to­ra­le dei con­si­glie­ri regio­na­li desti­na­ti ad esse­re poi elet­ti sena­to­ri. A par­te che ciò ovvia­men­te non sareb­be nep­pu­re imma­gi­na­bi­le per i 21 sin­da­ci (quin­di per 21 sena­to­ri su 95), con con­se­guen­te dif­fe­ren­zia­zio­ne di incer­ta e non auspi­ca­bi­le valenza».

«… qual­sia­si for­ma di diret­to col­le­ga­men­to fra voto popo­la­re nel­la regio­ne e inve­sti­tu­ra dei sena­to­ri con­si­glie­ri deve rite­ner­si un non sen­so, una con­trad­di­zio­ne, un limite»

«Che sen­so avreb­be ave­re in Sena­to com­po­nen­ti che devo­no la loro ele­zio­ne non all’istituzione nel­la qua­le rap­pre­sen­ta­no il pro­prio par­ti­to e i cit­ta­di­ni, ma diret­ta­men­te ai cit­ta­di­ni mede­si­mi? Come non capi­re che le logi­che di com­por­ta­men­to non potreb­be­ro che muta­re rispet­to a quel­le atte­se e che ogni pos­si­bi­li­tà di coe­ren­za con quel “rap­pre­sen­ta­no le isti­tu­zio­ni ter­ri­to­ria­li” fini­reb­be col vanificarsi?».

Risul­ta sen­za dub­bio evi­den­te qua­le fos­se l’im­po­sta­zio­ne teo­ri­ca, con­di­vi­si­bi­le o meno, dal­la qua­le muo­ve­va la rifor­ma, e che pre­ve­de­va (e pre­ve­de) un Sena­to non elet­to dai cit­ta­di­ni, ma dai Con­si­gli regio­na­li. Un’im­po­sta­zio­ne che tro­va sostan­za nel nuo­vo arti­co­lo 57 («I Con­si­gli regio­na­li eleg­go­no…»), cui seguo­no sgram­ma­ti­ca­te pre­ci­sa­zio­ni-che-non-lo-sono, che, nel­la spe­ran­za di asse­con­da­re la mino­ran­za del Par­ti­to Demo­cra­ti­co, intro­du­co­no ele­men­ti con­trad­dit­to­ri, ma che non scal­fi­sco­no il prin­ci­pio di par­ten­za: i sena­to­ri non saran­no elet­ti dai cit­ta­di­ni, ma dal­la clas­se poli­ti­ca regionale. 

Quan­do si rifor­ma la Costi­tu­zio­ne biso­gna pro­ce­de­re a pic­co­li pas­si, in manie­ra pre­ci­sa, evi­tan­do con­trad­di­zio­ni all’in­ter­no del testo che rego­la il nostro con­vi­ve­re. E biso­gna ave­re il corag­gio di fer­mar­si, se la stra­da intra­pre­sa por­ta a solu­zio­ni di bas­sa cuci­na par­la­men­ta­re e par­ti­ti­ca. Meglio fer­mar­si. Meglio dire No.

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