QUADERNI

Rilan­cia­mo nuo­va­men­te la richie­sta di Rete disar­mo che il gover­no rife­ri­sca sul­le auto­riz­za­zio­ni e che sospen­da le trat­ta­ti­ve in cor­so fino a che non sarà rag­giun­ta la pie­na col­la­bo­ra­zio­ne per otte­ne­re veri­tà per Giu­lio Rege­ni. È inac­cet­ta­bi­le, di fron­te a que­stio­ni tan­to gra­vi e alla minac­cia alla stes­sa soprav­vi­ven­za di Patrick e di tan­ti e tan­te come lui, che la sospen­sio­ne del Con­si­glio dei Mini­stri si risol­va con un nul­la di fat­to o con poche righe di eser­ci­zio reto­ri­co a mar­gi­ne del via libe­ra alla “com­mes­sa del seco­lo”.
Da quan­do Vučić, ex mini­stro del­l’in­for­ma­zio­ne del gover­no Miloše­vić, è al pote­re (8 anni) la Free­dom Hou­se ha declas­sa­to la Ser­bia da demo­cra­zia a regi­me ibri­do. Al 93-esi­mo posto per liber­tà di stam­pa. L’in­di­pen­den­za del­le isti­tu­zio­ni scien­ti­fi­che è in peri­co­lo
Rosan­na, da tut­te le sue dif­fi­col­tà, del suo esse­re don­na e disa­bi­le, è ripar­ti­ta per rina­sce­re, ha fat­to dei suoi limi­ti una for­za, affet­ta da un ine­sau­ri­bi­le vizio di vive­re, quel­lo che vor­rem­mo acca­des­se per Geno­va, per quel­lo che ha vis­su­to e sta viven­do. Geno­va che sa lot­ta­re e si sa rial­za­re, facen­do­si comu­ni­tà.
Non è una richie­sta nuo­va, ma è diven­ta­ta anco­ra più urgen­te e neces­sa­ria dopo che abbia­mo cono­sciu­to il mon­do duran­te il loc­k­do­wn. Bam­bi­ni e bam­bi­ne, ragaz­ze e ragaz­zi devo­no esse­re la nostra prio­ri­tà, sot­to ogni pun­to di vista. 
Nei gior­ni scor­si, dopo la media­zio­ne del Pre­si­den­te del Con­si­glio Con­te per evi­ta­re che in Sena­to si con­su­mas­se lo scon­tro tra for­ze di mag­gio­ran­za sul Decre­to Scuo­la, si sono sus­se­gui­te una serie di pro­po­ste che nul­la aggiun­go­no e nul­la risol­vo­no rispet­to all’emergenza edu­ca­ti­va che è già in atto e che a set­tem­bre sarà dram­ma­ti­ca­men­te sot­to gli occhi di tut­ti.
Men­tre tut­to il mon­do sta veden­do e rive­den­do, con orro­re, il video nel qua­le un poli­ziot­to di Min­nea­po­lis sof­fo­ca con un ginoc­chio un nero di nome Geor­ge Floyd, incu­ran­te del­le sue invo­ca­zio­ni, Nel­lo Sca­vo su Avve­ni­re rac­con­ta del­la con­dan­na di tre tor­tu­ra­to­ri al sol­do del­la Guar­dia Costie­ra libi­ca e di una nuo­va stra­ge di migran­ti, assas­si­na­ti dai loro car­ce­rie­ri, men­tre la guer­ra fra le oppo­ste fazio­ni libi­che si fa sem­pre più san­gui­no­sa.
Solo intra­pren­den­do que­sta stra­da pos­sia­mo ren­de­re uti­le lo smart wor­king per i lavo­ra­to­ri e l’intera socie­tà. In que­sta pri­ma fase occor­re ave­re la capa­ci­tà di costrui­re e svi­lup­pa­re un model­lo lavo­ra­ti­vo che si adat­ti ai lavo­ra­to­ri e non il con­tra­rio! È neces­sa­rio agi­re subi­to, in que­sto momen­to, non a cri­si fini­ta. Biso­gna rego­la­men­ta­re ora per assi­cu­ra­re i dirit­ti ai lavo­ra­to­ri che a emer­gen­za fini­ta con­ti­nue­ran­no a lavo­ra­re con que­sta moda­li­tà. 
La sen­ten­za del TAR si può ribal­ta­re ma è evi­den­te che l’Avvocatura del­lo Sta­to deve impe­gnar­si di più e oltre a que­sto ser­ve la poli­ti­ca per­ché la que­stio­ne di Tri­sul­ti è intrin­se­ca­men­te anche una bat­ta­glia poli­ti­ca.
347.398 casi di con­ta­gio, 22.013 mor­ti: è il bol­let­ti­no di saba­to scor­so del Mini­ste­ro del­la Salu­te del Bra­si­le, che ha por­ta­to il Pae­se a supe­ra­re la Rus­sia, restan­do indie­tro sol­tan­to agli Sta­ti Uni­ti per nume­ro tota­le di casi e di vit­ti­me del virus. 
Se con­ti­nuia­mo ad inve­sti­re sul­l’in­ce­ne­ri­men­to di rifiu­ti rin­vie­re­mo a data futu­ra gli inve­sti­men­ti neces­sa­ri sul­l’e­co­no­mia cir­co­la­re, sul­la rimo­du­la­zio­ne del­le filie­re pro­dut­ti­ve dove i pro­dot­ti ven­go­no pen­sa­ti nel loro inte­ro ciclo (non solo fino al con­su­ma­to­re), fino a tor­na­re come mate­ria pri­ma secon­da­ria. Non sono poche le cri­ti­ci­ta nor­ma­ti­ve anco­ra da risol­ve­re sul­l’End of Waste, fon­da­men­ta­li per tut­te le azien­de del set­to­re che pos­so­no inter­rom­pe­re la linea­ri­tà del model­lo pro­dut­ti­vo (ormai inso­ste­ni­bi­le per il Pia­ne­ta).
La bio­di­ver­si­tà è fon­da­men­ta­le per la vita poi­ché non solo costi­tui­sce una risor­sa di per se stes­sa, ma soprat­tut­to per­ché for­ni­sce un’ampia gam­ma di ser­vi­zi eco­si­ste­mi­ci dai qua­li dipen­dia­mo, dal­la for­ni­tu­ra di cibo e acqua dol­ce, all’impollinazione.
Quan­do si met­te qual­co­sa nel piat­to, ci si dovreb­be chie­de­re quan­ti trat­ta­men­ti quel bene abbia subi­to, quan­ti chi­lo­me­tri abbia per­cor­so, quan­to di ciò che paghia­mo ser­vi­rà per paga­re le mani — spes­so invi­si­bi­li — che lo han­no pro­dot­to.
Pub­bli­chia­mo la testi­mo­nian­za di Rebec­ca, 26 anni, neo­lau­rea­ta cui non è sta­to rin­no­va­to il tiro­ci­nio, uni­ca sua fon­te di red­di­to. Come lei, sono tan­te le per­so­ne rima­ste anco­ra fuo­ri dagli aiu­ti con­te­nu­ti nel Decre­to Rilan­cio. Chie­dia­mo che situa­zio­ni come que­sta — che riguar­da­no un gran nume­ro di gio­va­ni — sia­no risol­te nel pas­sag­gio par­la­men­ta­re per la con­ver­sio­ne del Decre­to, per­ché nes­su­no deve esse­re lascia­to solo.