“Non vi lasceremo soli”, viaggio nelle zone rosse del cratere delle Marche

“Non vi lasceremo soli”. Dicevano. E invece quelle zone rosse, coperte di macerie, dimenticate un secondo dopo la fine delle passerelle e delle promesse al vento, sole sono state lasciate subito. Sono cambiati governi di ogni sfumatura di colore, si sono alternati commissari di ogni provenienza, si sono sprecati fiumi di parole e di “...e ai terremotati chi ci pensa?”.
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“Non vi lasceremo soli”. Dicevano. E invece quelle zone rosse, coperte di macerie, dimenticate un secondo dopo la fine delle passerelle e delle promesse al vento, sole sono state lasciate subito. Sono cambiati governi di ogni sfumatura di colore, si sono alternati commissari di ogni provenienza, si sono sprecati fiumi di parole e di “…e ai terremotati chi ci pensa?”.

Ci ha pensato con molta attenzione chi ha deciso di guadagnarci su. Chi ha rubato, abusato, approfittato della disperazione tra le macerie, chi dall’abbandono punta a fare affari, mentre la politica si volta da un’altra parte.

In questi giorni abbiamo assistito a un allucinante braccio di ferro tra il Presidente delle Marche Ceriscioli e il Governo, portato avanti a botte di ordinanze e ricorsi per chiudere le scuole. Uno scontro al limite in cui Ceriscioli ha fatto saltare tavoli e accordi “in nome della salute dei suoi concittadini.”

Ecco.

Sarebbe stato bello e utile se lo stesso pugno duro lo avesse fatto qua, in queste di zone rosse. Quelle che in questo momento sto attraversando. Mentre i muri feriti urlano nel silenzio il terrore e la disperazione, la solitudine e l’abbandono. Ogni mio passo rimbomba di dolore tra questi vicoli spettrali.

Sarebbe stato bello e utile se lo stesso pugno duro fosse stato sbattuto per pretendere attenzione, solidarietà, buon governo.

Se ogni giorno avesse preteso ascolto, aiuto e sostegno.

Se ogni giorno fosse stato qua, a sbatterli. Tra questi vicoli, tra questi muri feriti, tra queste macerie intonse, tra queste persiane divelte.

Attraverso queste strade e provo dolore fisico. Per tutta la vita che era e non è più.

Per le voci che echeggiavano, divorate dal silenzio. Per la storia, l’arte, la ricchezza che stiamo lasciando sprofondare in qualcosa di più profondo della faglia.

Non posso stare ferma, né in silenzio.

Continuo a girare di comune in comune.

Muccia, Pieve Torina, Visso, Ussita.

E ancora, ancora tanti altri.

Perché anche se si parla sempre di alcuni, pochi, Comuni più noti, sono 140 i comuni compresi nel cosiddetto cratere, 86 dei quali solo nelle Marche.

Così ho deciso di prendermi tutto il tempo che servirà, ma di girarli tutti. A partire da quelli più danneggiati e abbandonati. 

E fare la mia piccola parte per dare a tutti loro la visibilità che riuscirò a dare.

Perché qua la quarantena dura da più di 3 anni e mezzo e quello dell’abbandono è un virus che non si debella se continuiamo a girarci dall’altra parte.

Continueremo a frequentare queste terre meravigliose, a dare voce a chi ha ancora la forza di alzarla e a sbattervi in faccia quella promessa meschina quanto falsa: “Non vi lasceremo soli”.

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