Quaderni

Covid: la testimonianza di chi affronta in prima linea la seconda ondata

La situa­zio­ne è ingra­ve­scen­te, eppu­re sia­mo nel­la fase ini­zia­le di quel­lo che, se non pos­sia­mo cer­to defi­ni­re tsu­na­mi, è però un’on­da lun­ga che sale di cui non vedia­mo la fine, in cui gal­leg­gia­mo spe­ran­do di non esse­re som­mer­si, per con­dur­re a riva quan­ti più mala­ti pos­si­bi­le (ma tan­ti non ce la fan­no con evi­den­te nostra impo­ten­za) e anche noi stessi.

GDO: mentre i profitti aumentano, chi lavora si ammala per omertà

Men­tre la discus­sio­ne pub­bli­ca si avvi­ta in discor­si rela­ti­vi alla cro­mia via via asse­gna­ta alle Regio­ni, men­tre si con­ti­nua giu­sta­men­te a par­la­re del tra­spor­to pub­bli­co, men­tre ci si con­ti­nua a inter­ro­ga­re su qua­le sia la stra­te­gia miglio­re per con­te­ne­re i con­ta­gi in este­nuan­ti dibat­ti­ti tele­vi­si­vi, il virus con­ti­nua a dif­fon­der­si e non lo fa solo tra la popo­la­zio­ne in libe­ra cir­co­la­zio­ne ma come logi­co, sen­za scon­ti, anche nei luo­ghi di lavo­ro. Anche e — direm­mo, iro­ni­ca­men­te ama­reg­gia­ti — per­si­no tra i lavo­ra­to­ri del­la Gran­de Distribuzione.

La Sardegna tra farsa e tragedia

La situa­zio­ne oggi appa­re total­men­te fuo­ri con­trol­lo, gli ospe­da­li che dove­va­no garan­ti­re le pre­sta­zio­ni non-Covid sono attual­men­te impe­gna­ti a com­bat­te­re foco­lai Covid. Gli ospe­da­li che all’emergenza sono sta­ti dedi­ca­ti inve­ce sono pie­ni e i posti in Tera­pia Inten­si­va e sub-inten­si­va sono terminati.

Didattica a distanza: la salute non è solo quella fisica

Quan­do par­lia­mo di salu­te non pos­sia­mo tene­re con­to solo di quel­la fisi­ca, come se la per­so­na finis­se lì e non ci fos­se inve­ce un virus altret­tan­to peri­co­lo­so che sta minan­do silen­zio­sa­men­te l’equilibrio emo­ti­vo e psi­co­lo­gi­co dei più gio­va­ni, soprat­tut­to dei pic­co­lis­si­mi di cui, ades­so come a mar­zo, non si par­la mai.

L’interesse pubblico sacrificato sull’altare dei piccoli potentati

Pur­trop­po è arri­va­to il momen­to di pren­de­re atto che la clas­se diri­gen­te che ci ammi­ni­stra ha pre­fe­ri­to tes­se­re rela­zio­ni di inte­res­se con i pochi che deten­go­no pic­co­li poten­ta­ti spar­si, in nome di un non meglio defi­ni­to man­te­ni­men­to del­lo sta­tus quo. Han­no scel­to di difen­de­re inte­res­si pri­va­ti sacri­fi­can­do la cosa pub­bli­ca: i mol­ti, che non han­no pote­re ma che sono una loro pre­ci­sa respon­sa­bi­li­tà e che, in fon­do, stan­no chie­den­do solo di esse­re governati.

L’interesse pubblico sacrificato sull’altare dei piccoli potentati

Pur­trop­po è arri­va­to il momen­to di pren­de­re atto che la clas­se diri­gen­te che ci ammi­ni­stra ha pre­fe­ri­to tes­se­re rela­zio­ni di inte­res­se con i pochi che deten­go­no pic­co­li poten­ta­ti spar­si, in nome di un non meglio defi­ni­to man­te­ni­men­to del­lo sta­tus quo. Han­no scel­to di difen­de­re inte­res­si pri­va­ti sacri­fi­can­do la cosa pub­bli­ca: i mol­ti, che non han­no pote­re ma che sono una loro pre­ci­sa respon­sa­bi­li­tà e che, in fon­do, stan­no chie­den­do solo di esse­re governati.