QUADERNI
Un’Europa realmente unita è la migliore e la più concreta possibilità che abbiamo, per costruire un futuro di pace duratura, fondato sul rispetto del diritto e sul rifiuto della guerra e degli imperialismi.
La raccolta firme lanciata da Possibile che si può firmare su www.possibile.com/unafirmaper, a prima firma di Francesca Druetti, Gianmarco Capogna e Marco Vassalotti raccoglie diverse migliaia di adesioni in poche ore. Il DDL n. 1004 deve ancora passare alla Camera: c’è ancora tempo per fermarlo.
La “remigrazione” non è un semplice slogan sull’immigrazione: è un concetto elaborato dall’estrema destra europea che propone rimpatri forzati e criteri di esclusione basati su origine e identità. Un’impostazione incompatibile con i principi costituzionali e con la storia democratica di Prato.
La legge 12 settembre 2025 nr. 131 (detta “Legge sulla montagna”) è la cartina di tornasole della politica della destra italiana. Si spara alto, si aspetta la reazione e poi si torna indietro, fino quasi al punto di partenza.
Siamo ancora in tempo per fermare questo DDL. Invitiamo tutte le forze politiche, la società civile e i cittadini a mobilitarsi, a parlarne apertamente e a fare pressione sui parlamentari. Non lasciamo che criminalizzino la solidarietà e reprimano il dissenso, mascherando questa operazione con l’accusa di antisemitismo.
Steve Bannon, ex consigliere di Donald Trump e oggi uno dei principali riferimenti politici e ideologici del mondo MAGA, torna a mettere le mani sulla Certosa di Trisulti. Noi di Possibile continueremo a stare da una parte sola. Dalla parte dei beni comuni, della democrazia, della partecipazione e dei territori. Dalla parte di chi difende Trisulti come luogo di cultura, spiritualità e apertura, contro ogni tentativo di trasformarla in un laboratorio dell’odio, del nazionalismo e dell’esclusione.
Mentre il centrodestra si sente legittimato e recuperare norme autoritarie e di chiara eredità fascista, come i listoni bloccati per chi avrà il premio di maggioranza, tutto nel nome di una ipotetica “stabilità”, l’Italia avrebbe bisogno di una riforma democratica e partecipativa, in cui le persone possano realmente scegliere e non semplicemente approvare una scelta calata dall’alto.
My Voice My Choice: dalla Commissione Europea un passo in avanti importante. Continueremo a lavorare affinché questo avanzamento si traduca in politiche concrete capaci di ridurre le disuguaglianze territoriali, garantire servizi realmente accessibili e rafforzare una cultura europea dei diritti che metta al centro la salute, la dignità e la libertà delle persone.
Il congedo paritario sarebbe il minimo. Ma dal governo della famiglia non arriva neanche quello.
Difendere Francesca Albanese oggi significa anche denunciare il fallimento morale e politico dell’Occidente, che invoca il diritto internazionale solo quando conviene e lo calpesta quando mette in discussione rapporti di potere, alleanze e interessi strategici, o anche economici e finanziari.
Un giovane studente di medicina dovrebbe essere libero di studiare, curarsi, progettare il proprio futuro. Invece è bloccato in Iran, intrappolato da una burocrazia che oggi mette a rischio la sua vita. È uno studente che vive in Italia. È gay.
Per mesi ci siamo sentiti ripetere da tanti, troppi, compresi vertici delle organizzazioni sportive e da esponenti del governo, che “lo sport e la politica devono restare separati”. Una scemenza ipocrita, quasi sempre sostenuta in malafede da chi per primo non si fa scrupoli a mettere atleti e risultati sportivi al servizio della propaganda del più forte e degli interessi economici e politici più aggressivi.
Il trattato bilateriale per la non proliferazione delle armi nucleari tra USA e Russia è scaduto, senza volontà di rinnovarlo. E non è un’esagerazione dire che ciò ci avvicina alla fine del mondo. A maggior ragione quando Trump e Putin si pongono con vanagloria al di sopra di ogni regola, demolendo le organizzazioni multilaterali e violando ripetutamente il diritto internazionale.
È di questi giorni, infatti, la notizia dell’arrivo anche a Reggio Emilia delle prime denunce comminate alle attiviste e agli attivisti che hanno manifestato per la città durante i cortei a favore del popolo palestinese ed in difesa della Global Sumud Flotilla il 22 settembre e 3 ottobre scorsi. Cortei assolutamente pacifici, molto partecipati, che hanno ribadito con chiarezza da che parte sta la nostra città: per la libertà e per l’autodeterminazione dei popoli, contro le guerre predatorie e contro i genocidi.