QUADERNI
Casa Carra è la dimostrazione concreta di cosa significhi fare politica pubblica con le comunità e non sulle comunità. Quando un’istituzione sceglie di stare al fianco dell’associazionismo LGBTQIA+, di co-costruire risposte strutturate invece di lasciare sole le persone di fronte alla violenza e alla discriminazione, produce risultati che cambiano davvero le vite.
Oggi il Consiglio regionale delle Marche ha approvato definitivamente una riforma dello Statuto che viene presentata come una conquista per la parità di genere, ma che è un arretramento mascherato da progresso. La proposta originaria prevedeva per la presenza di ciascun genere una soglia minima del 40% nella composizione della giunta. In commissione, su richiesta della maggioranza di centrodestra – accettata dall’opposizione – quella soglia è scesa al 30%.
I componenti della giunta vengono scelti direttamente dal Presidente, senza vincoli elettorali. Non c’è nessun ostacolo tecnico alla parità. C’è soltanto la mancanza di volontà politica e questo rende ancora più rilevante l’obiettivo di una norma chiara e ambiziosa.
Ecco perché chiediamo di riaprire la discussione e che la soglia minima per la composizione della giunta venga riportata ad almeno il 40%. Non accettiamo compromessi al ribasso presentati come atti di responsabilità. Una legge che consolida la marginalizzazione delle donne nelle istituzioni non è un passo avanti. È una tutela del sistema di potere esistente appannaggio maschile.
Cosa ha fatto di male il mondo dell’avifauna per meritare l’odio da parte del Ministro Lollobrigida e del governo?
Siamo in parecchi a chiedercelo, soprattutto perché si fa fatica a comprendere la ratio di una legge, il DDL 1552, che è una vera e propria assurdità da un punto di vista scientifico, giuridico e normativo.
Le quote di genere per la giunta regionale abbiano come obiettivo una più equa ripartizione del potere esecutivo, in linea con la Costituzione e le altre leggi nazionali. Lettera alle Consigliere e ai Consiglieri della Regione Marche
Un presidio a Roma per ribadire l’ovvio: se le carceri non rieducano, ma disumanizzano ed emarginano ulteriormente le persone detenute, a cosa servono se non a creare ulteriore insicurezza e condizioni insostenibili per detenuti e personale carcerario?
È stata depositata al Consiglio del Municipio XIII Aurelio di Roma la mozione contro il DDL n. 1004, a prima firma del senatore Massimiliano Romeo. L’atto è stato presentato dai consiglieri municipali di Aurelio in Comune ed Europa Verde, Maristella Urru e Lorenzo Ianiro, in collaborazione con Possibile, che a livello nazionale ha promosso una raccolta firme contro il provvedimento, raccogliendo oltre 21mila adesioni.
La riapertura della frana di Petacciato e i conseguenti disagi sociali, economici e ambientali, insieme con tutti gli episodi estremi che si sono verificati negli ultimi anni, stanno facendo tornare a galla la vera e necessaria opera di cui ha veramente bisogno il nostro paese: la messa in sicurezza del territorio italiano dal rischio idrogeologico.
Dobbiamo restituire ai ragazzi il diritto al conflitto sano. Hanno un disperato bisogno di lottare per qualcosa di reale, di sporcarsi le mani per costruire un futuro tangibile. Solo così smetteranno di fare la guerra in nome dei fantasmi del passato.
Quello che l’Italia chiede, e che noi dobbiamo saper ascoltare, è un confronto serio sui contenuti, che coinvolga tutte le forze che vogliono costruire un’alternativa al governo Meloni. Un confronto che abbia al centro la Costituzione, che ancora una volta si è rivelata la bussola intorno a cui il Paese sa ritrovarsi. Perché la Costituzione non è solo il testo che abbiamo difeso al referendum, è l’orizzonte di un Paese più giusto che non abbiamo ancora costruito.
il Transgender Day of Visibility non è una ricorrenza simbolica da celebrare con un post arcobaleno e poi dimenticare. È una bussola. Ci ricorda che l’esistenza delle persone trans* e non binarie non è un tema secondario, non è una battaglia identitaria da rimandare a quando “ci saranno condizioni migliori”.
I rappresentanti delle istituzioni repubblicane non possono partecipare a qualunque evento in nome della libertà di espressione. Hanno il dovere, assunto giurando sulla Costituzione, di non avallare con la propria presenza ideologie che quella stessa Carta condanna. La loro partecipazione non è un fatto privato: è un segnale politico gravissimo che non può restare senza risposta.
La notizia della collega di Bergamo mi ha scosso, ho ricevuto messaggi di supporto da chi non fa il mio mestiere e domande da genitori spaventati, e mi ha confermato, se ce ne fosse ancora bisogno, che la sola forza di volontà degli addetti ai lavori non basta. La volontà non basta, serve una pianificazione, lungimiranza e lavoro di squadra. Il Ministero è pronto a farlo o l’unica soluzione sarà ancora piangere le vittime e guardare il dito ignorando la luna?
Napoli 71%. Palermo 65%. Bari 60%. Il Mezzogiorno ha respinto la riforma Nordio con numeri chiarissimi. Eppure, fin da subito, diversi commentatori hanno iniziato a sminuire un risultato evidente, scatenando i soliti pregiudizi contro i meridionali: chissà cosa gli hanno promesso, non hanno votato liberamente, e così via.
Introdurre ulteriori ostacoli per le donne trans alle olimpiadi avrà il doppio risultato di acuire la discriminazione e la deumanizzazione delle persone trans in ogni aspetto della loro vita, non solo lo sport, e di danneggiare tutte le donne, indipendentemente dalla loro identità di genere.
Siamo arrivati a 20.000 firme alla petizione che abbiamo lanciato su www.possibile.com/unafirmaper contro il cosiddetto “DDL antisemitismo”, che in realtà è un DDL “anticritiche”. Dopo la sconfitta al referendum — dichiara Francesca Druetti — la maggioranza valuti se insistere su un disegno di legge sbagliato.