L’uomo di Musk in Italia ha accesso alle identità su X? Abbiamo presentato un reclamo al garante della Privacy per scoprirlo

Questa mattina abbiamo presentato al Garante della Privacy un reclamo e una segnalazione riguardanti la sicurezza dell’uso dei dati degli utenti da parte di X, il social network posseduto da Elon Musk. 

Que­sta mat­ti­na abbia­mo pre­sen­ta­to al Garan­te del­la Pri­va­cy un recla­mo e una segna­la­zio­ne riguar­dan­ti la sicu­rez­za dell’uso dei dati degli uten­ti da par­te di X, il social net­work pos­se­du­to da Elon Musk. 

 

Un paio di mesi fa Andrea Strop­pa — defi­ni­to “l’uomo di Musk in Ita­lia”, anche se non risul­ta ave­re un ruo­lo all’interno del social net­work — ha dichia­ra­to che volen­do sareb­be potu­to risa­li­re all’identità degli uten­ti di X trop­po cri­ti­ci nei con­fron­ti del miliar­da­rio ame­ri­ca­no e suoi. 

 

Quel­lo che chie­dia­mo al Garan­te di veri­fi­ca­re, quin­di, è intan­to la riser­va­tez­za dei dati dei pro­pri uten­ti: sono for­se dispo­ni­bi­li a per­so­ne che non fan­no nem­me­no par­te dell’azienda, come Strop­pa ha lascia­to inten­de­re? 

 

Se così fos­se, è giu­sto che il social net­work di pro­prie­tà di un oli­gar­ca schie­ra­to poli­ti­ca­men­te (mol­to a destra), con respon­sa­bi­li­tà nel­la nuo­va ammi­ni­stra­zio­ne Trump, che inter­fe­ri­sce siste­ma­ti­ca­men­te nei pro­ces­si demo­cra­ti­ci di altri Pae­si, anche in Euro­pa, pos­sa iden­ti­fi­ca­re e tra­sfor­ma­re in un tar­get chi eser­ci­ta il dirit­to di paro­la e di cri­ti­ca? 

In que­sta fase sto­ri­ca, lo stra­po­te­re eco­no­mi­co di alcu­ni tra gli uomi­ni più ric­chi del mon­do è costrui­to anche sul­lo sfrut­ta­men­to siste­ma­ti­co dei dati di tut­ti noi. Una pra­ti­ca fat­ta di algo­rit­mi e di mec­ca­ni­smi pri­vi del­la neces­sa­ria tra­spa­ren­za, che dopo il ritor­no di Trump alla Casa Bian­ca sono sta­ti libe­ra­ti anche dai quei pochi vin­co­li che avreb­be­ro dovu­to limi­ta­re — riu­scen­do­ci mol­to poco — l’incitamento all’odio e i con­te­nu­ti raz­zi­sti, omo­fo­bi e ses­si­sti. 

 

I social net­work, spal­leg­gia­ti dal­la Casa Bian­ca, cer­ca­no di spin­ge­re l’Unione Euro­pea a un’ulteriore dere­gu­la­tion, men­tre al tem­po stes­so uti­liz­za­no algo­rit­mi che dif­fon­do­no teo­rie del com­plot­to e fake news. E for­se, ma que­sto spet­te­rà al Garan­te veri­fi­car­lo, ora ven­go­no usa­ti anche per iden­ti­fi­ca­re i nemi­ci poli­ti­ci. Il tut­to in uno sta­to di sostan­zia­le impu­ni­tà dovu­ta al loro sta­tus e alle loro ric­chez­ze: ma nem­me­no loro dovreb­be­ro esse­re al di sopra del­la leg­ge. 

 

Pro­va­re a fer­mar­li, ci ren­dia­mo con­to, è la clas­si­ca lot­ta di Davi­de con­tro Golia. Ma da qual­che par­te biso­gna pur ini­zia­re.

 

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