migrazioni

L’Italia rinnova gli accordi con la Libia tra imbarazzi, tentativi di minimizzare, falsità, insabbiamenti, delegando così il controllo dei flussi a un Paese terzo, che però non è un Paese nella misura in cui non corrisponde a uno Stato di diritto, a un comune terreno di regole.
Junior è un ragazzo che potreste incontrare in metropolitana, mentre ascolta musica con gli auricolari, o all’università, o al bar mentre fate colazione, è un bel ragazzo, i suoi modi sono educati, i capelli colorati e insomma non è diverso da tanti suoi coetanei, anche se non potrebbe esserlo di più, ognuno di noi potrebbe incrociarlo o scambiare con lui qualche parola senza sapere che invece è passato attraverso l’inferno, come racconta nel video che vi proponiamo.
Giunti a questo punto, a poche ore dal rinnovo effettivo e in totale assenza di notizie rispetto alle modifiche portate al testo (se ci saranno, saranno discusse in Parlamento?), non possiamo che chiederci anche noi se, di fronte a palesi e conclamate violazioni dei diritti umani, i parlamentari che sostengono questo governo intendano, e a quali condizioni, chiedere un cambio di rotta. O se preferiscono, altrimenti, continuare a far finta di non sapere.
Giunti a questo punto, a poche ore dal rinnovo effettivo e in totale assenza di notizie rispetto alle modifiche portate al testo (se ci saranno, saranno discusse in Parlamento?), non possiamo che chiederci anche noi se, di fronte a palesi e conclamate violazioni dei diritti umani, i parlamentari che sostengono questo governo intendano, e a quali condizioni, chiedere un cambio di rotta. O se preferiscono, altrimenti, continuare a far finta di non sapere.
Lo ius culturae torna nel cassetto nel quale era stato chiuso. Dello ius soli non parliamone nemmeno. La riforma della Bossi-Fini continua a essere un argomento tabù, mentre torna di moda la dottrina Minniti. Una storia già vista. Alla fine, vince Salvini. 
«Taxi del mare», «complici degli scafisti», «sostituzione etnica», «non possiamo prenderli tutti», «aiutiamoli a casa loro, davvero». Sono queste le parole che, negli ultimi anni e qualsiasi fosse il colore politico del governo, hanno descritto le politiche migratorie del nostro paese. Oggi la domanda non può che essere: sentiremo ancora le stesse parole, dagli esponenti del governo che sta per nascere?
I temi relativi ai mutamenti climatici ed alle migrazioni vengono affrontati separatamente, come se fossero due realtà a se stanti, stando sempre bene attenti a non metterli mai in correlazione,  per una precisa scelta politica. Se si collegasse il mutamento climatico  all'immigrazione, dando conto di come i due temi siano invece connessi, si dovrebbe poi giustificare il silenzio della politica su questa questione.
«La Libia non è un porto sicuro», quindi è necessario «ogni sforzo perché venga evitato che le persone salvate nel Mediterraneo siano fatte sbarcare in Libia». A dirlo, questa volta, sono le Nazioni Unite, attraverso la firma congiunta di Unhcr (Alto commissariato per i rifugiati) e Iom (Organizzazione internazionale per le migrazioni).