Accordo con la Libia: il Parlamento continuerà a far finta di non sapere?

Giunti a questo punto, a poche ore dal rinnovo effettivo e in totale assenza di notizie rispetto alle modifiche portate al testo (se ci saranno, saranno discusse in Parlamento?), non possiamo che chiederci anche noi se, di fronte a palesi e conclamate violazioni dei diritti umani, i parlamentari che sostengono questo governo intendano, e a quali condizioni, chiedere un cambio di rotta. O se preferiscono, altrimenti, continuare a far finta di non sapere.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Dome­ni­ca 2 feb­bra­io. Que­sta è la data in cui entre­rà in vigo­re il rin­no­vo del­l’ac­cor­do tra Ita­lia e Libia sul­la “gestio­ne” dei flus­si migra­to­ri. Un accor­do ver­go­gno­so, che ante­po­ne pre­sun­te istan­ze di sicu­rez­za alla tute­la dei dirit­ti uma­ni. A fine novem­bre, la mobi­li­ta­zio­ne di Pos­si­bi­le ave­va con­tri­bui­to a sol­le­va­re l’at­ten­zio­ne sul “taci­to” rin­no­vo e la mini­stra Lamor­ge­se ne ave­va dife­so in Aula i con­te­nu­ti, pur ponen­do un timi­do accen­to sul «miglio­ra­men­to dei Cen­tri di deten­zio­ne con l’o­biet­ti­vo di una loro gra­dua­le chiu­su­ra per giun­ge­re a cen­tri gesti­ti dal­le agen­zie del­l’O­nu». Lamor­ge­se ave­va inol­tre annun­cia­to che la Libia ave­va mostra­to la pro­pria dispo­ni­bi­li­tà per rive­der­ne il testo: «Il pri­mo novem­bre — dichia­rò Lamor­ge­se — l’am­ba­scia­ta ita­lia­na a Tri­po­li ha pro­po­sto la con­vo­ca­zio­ne di una riu­nio­ne del­la Com­mis­sio­ne con­giun­ta Ita­lia-Libia per con­cor­da­re un aggior­na­men­to del Memo­ran­dum attra­ver­so modi­fi­che per miglio­rar­ne l’ef­fi­ca­cia e la pro­po­sta è sta­ta accol­ta dal­la Libia che ha comu­ni­ca­to la sua dispo­ni­bi­li­tà a rive­de­re il testo».

Mat­teo Orfi­ni, par­la­men­ta­re del Par­ti­to Demo­cra­ti­co, ave­va com­men­ta­to così: «Ho appe­na ascol­ta­to alla Came­ra l’in­ter­ven­to del­la mini­stra Lamor­ge­se sul­la Libia. Un inter­ven­to imba­raz­zan­te e ipo­cri­ta. I lager sono “cen­tri” di migran­ti. Il memo­ran­dum una cor­ni­ce da difen­de­re. I libi­ci part­ner affi­da­bi­li. Dav­ve­ro voglia­mo con­ti­nua­re a far fin­ta di non sape­re?».

E’ sicu­ra­men­te uti­le ricor­da­re che stia­mo par­lan­do del­l’ac­cor­do volu­to con tut­te le for­ze dal­l’al­lo­ra gover­no Gen­ti­lo­ni, per il tra­mi­te del mini­stro Min­ni­ti. Un accor­do che, nono­stan­te quan­to pre­vi­sto dal­la Costi­tu­zio­ne e nono­stan­te le gra­vi impli­ca­zio­ni che ha avu­to e che con­ti­nua ad ave­re rispet­to alla tute­la dei dirit­ti uma­ni, non è mai sta­to discus­so in Par­la­men­to.

Giun­ti a que­sto pun­to, a poche ore dal rin­no­vo effet­ti­vo e in tota­le assen­za di noti­zie rispet­to alle modi­fi­che por­ta­te al testo (se ci saran­no, saran­no discus­se in Par­la­men­to?), non pos­sia­mo che chie­der­ci anche noi se, di fron­te a pale­si e con­cla­ma­te vio­la­zio­ni dei dirit­ti uma­ni, i par­la­men­ta­ri che sosten­go­no que­sto gover­no inten­da­no, e a qua­li con­di­zio­ni, chie­de­re un cam­bio di rot­ta. O se pre­fe­ri­sco­no, altri­men­ti, con­ti­nua­re a far fin­ta di non sape­re.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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