di maio

“Gli italiani non sono coglioni” ha tuonato il segretario del PD qualche giorno fa. Dal suo punto di vista, invece, bisognerebbe augurarsi di sì. Si dovrebbe sperare che gli italiani non abbiano già capito che questo governo è nato per via di una congiuntura irripetibile, per un fenomeno quasi paranormale che ha visto casualmente coincidere per una volta gli interessi personali di Renzi con quelli del Paese.
«Taxi del mare», «complici degli scafisti», «sostituzione etnica», «non possiamo prenderli tutti», «aiutiamoli a casa loro, davvero». Sono queste le parole che, negli ultimi anni e qualsiasi fosse il colore politico del governo, hanno descritto le politiche migratorie del nostro paese. Oggi la domanda non può che essere: sentiremo ancora le stesse parole, dagli esponenti del governo che sta per nascere?
Dopo giorni di silenzio, alle 20.30 di ieri il Vice Presidente del Consiglio Luigi Di Maio ha scritto un lungo post sul caso Seawatch, ribadendo la linea dura del governo ma cercando di prendere le distanze dal collega Salvini.
L’orientamento che sta prevalendo nel governo è quello di un potenziamento del REI incrementando la dotazione fino a 5 miliardi per 4 milioni di poveri con assegno medio individuale di circa 300 euro al mese: ben lungi dal concretizzare le promesse elettorali che invece valevano un assegno mensile netto di 780 euro e a cui il Ministro Di Maio resta disperatamente aggrappato.
Neanche in questo caso ci si è posti il problema di come gestire il licenziamento dei lavoratori, quali strumenti di supporto dare loro a disposizione. Sono stati così rapidi a chiedere spiegazioni in Europa, il ministro e il suo staff, quanto sono stati inefficaci e privi di idee al tavolo delle trattative.