QUADERNI
Il cessate il fuoco in suolo libico appare lontano dall’avverarsi se la comunità internazionale – ed europea in particolare – non sono in grado di garantire il rispetto dell’embargo di armi né una tregua, seppur temporanea, dal conflitto.
Insieme ai più piccoli, le famiglie sono le grandi dimenticate dalla moltitudine di decreti e proroghe pubblicati dal Governo e, con loro, i servizi dedicati.
Rilanciamo gli appelli a manifestare attraverso un lenzuolo bianco o un cartello il proprio sostegno alla #salutepertuttietutte il 7 aprile: per una sanità pubblica adeguatamente finanziata e in grado di assistere tutte e tutti, senza discriminazioni di sorta.
Pensiamo che le ingenti risorse che devono essere messe a disposizione sia utile usarle per rimettere in piedi il sistema economico che abbiamo costruito in questi trent’anni, oppure intendiamo usarle per costruire un modello sostenibile e al passo con le sfide dei prossimi anni?
Per l’ennesima volta emerge oggi, sia dalle testimonianze delle ragazze su twitter, sia dall’articolo di Wired, la realtà delle chat di Telegram (e dei gruppi facebook) in cui uomini di ogni età postano foto di donne per esporle ai commenti e alle fantasie degli altri.
Lanciamo un appello al Parlamento Europeo e alla Commissione Europea affinché sia presa una posizione chiara ed inequivocabile per richiedere la restaurazione della democrazia e dello Stato di diritto in Ungheria
Che la tutela della salute sia un questione che riguarda ciascuno di noi, e ciascuno di noi in quanto parte di una comunità, lo stiamo purtroppo provando sulla nostra pelle in queste difficili settimane. Si tratta di quanto sancito, d’altra parte, dall’art. 32 della nostra Carta Costituzionale, secondo il quale «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività».
Per quali ragioni la produzione di armi prosegue come se nulla fosse? Per quali ragioni produrre armi, ai tempi del Coronavirus, è ritenuta un’attività essenziale per il nostro Paese?
Ci troviamo a dover ribadire, come se ce ne fosse bisogno, la stretta connessione fra le questioni di clima, integrità ambientale, solidarietà e salute pubblica, ed un secco no all’abiura dei valori fondanti europei
E’ stata necessaria una pandemia per far comprendere a pieno quanto sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione, secondo il quale «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo», ma non solo, perché tutela la salute anche quale «interesse della collettività» e, di conseguenza, «garantisce cure gratuite agli indigenti».
Una delle cose che colpisce di più, in questi giorni strani, in cui il tempo sembra essere fermo come se anche lui aspettasse per scorrere, è il dolore di chi entra da solo in ospedale e se ne va in totale solitudine. Mentre le strutture sanitarie, in profonda emergenza, non riesce a sopperire con adeguati supporti tecnologici. Alcuni stanno morendo e purtroppo lo stanno facendo da soli, senza poter salutare i propri cari se non attraverso il piccolo display dello smartphone. Quando c’è.
Secondo gli ultimi dati ISTAT sono circa 50.000 gli educatori e le educatrici professionali che ogni giorno entrano nelle scuole italiane e trascorrono molte ore in classe insieme ad alunni e insegnanti, contribuendo alla formazione dei ragazzi e delle ragazze con disabilità o con bisogni educativi speciali.
Ha un suono diverso, adesso, sentirsi dire che dobbiamo fare un cambiamento repentino nel nostro modo di vivere se vogliamo evitare delle ripercussioni al lungo termine, vero?
Il 38enne di Codogno, il cosiddetto paziente 1, è risultato positivo ai test il 18 febbraio e da quella data il numero dei contagiati e dei decessi non ha fatto altro che aumentare: oggi 26 marzo in Italia ci sono 80.539 casi confermati con 8.165 pazienti deceduti tra cui si conta anche personale sanitario. Morti sul lavoro, dunque.