Il Veneto che vogliamo

Disuguaglianze economiche, insicurezze sociali, dissesto ambientale, declino della sanità pubblica e della cultura: questa è l’eredità che il Veneto, la regione in cui viviamo, sta raccogliendo dai lunghi decenni di ininterrotta gestione forzaleghista.
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Disuguaglianze economiche, insicurezze sociali, dissesto ambientale, declino della sanità pubblica e della cultura: questa è l’eredità che il Veneto, la regione in cui viviamo, sta raccogliendo dai lunghi decenni di ininterrotta gestione forzaleghista.

Un’era in cui non si è saputo né voluto dire basta ad un’economia grigia e iniqua, che da una parte produce danni all’ambiente e alla salute, dall’altra alimenta le disuguaglianze sociali e fa crescere la povertà. Spingendo ogni anno ad emigrare dal Veneto migliaia di persone, nel disinteresse di chi preferisce creare allarme verso i migranti in ingresso e additarli come responsabili di ogni male.

La politica deve rimettere al centro il rispetto per quelle persone, per l’ambiente e per i territori in cui abitano, facendo un uso efficiente, etico ed ecologicamente sostenibile delle risorse naturali e dei beni comuni, battendosi per liberare il tessuto economico dalla corruzione e dalla criminalità organizzata.

Tuttora in Veneto si continua a negare l’emergenza climatica ed a minimizzare i rischi che comporta per la sicurezza del territorio e la salute dei cittadini, nonostante la regione sia sempre più colpita da eventi meteorologici estremi, come la tempesta Vaia o la recente “acqua granda” a Venezia e laguna, oltre che da continui fenomeni di dissesto idrogeologico come frane ed esondazioni.

All’emergenza climatica si sommano, nel mettere ulteriormente a rischio la salute dei cittadini e la qualità ambientale, un inquinamento atmosferico fra i più elevati d’Europa e la pesante eredità di una crescita economica veloce ed indiscriminata. Lo smog rimane uno dei problemi ambientali più gravi, persistenti e diffusi, e miete annualmente un elevato numero di vittime. Ciò nonostante, nulla è ancora stato messo concretamente in campo per trasformare il modello di mobilità prevalente per persone e merci, ovvero il trasporto privato su gomma.

L’inquinamento delle acque da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) ha interessato ampie porzioni di territorio e danneggiato intere comunità, trovando tuttavia una classe dirigente, tecnica e politica della regione incapace di approntare in tempi brevi soluzioni per arrestare definitivamente gli sversamenti nella rete idrica e portare acqua pulita nelle zone contaminate. Su questi e altri fenomeni di contaminazione dell’aria, dell’acqua e del suolo, per troppo tempo non si è “disturbato il manovratore” e non si sono poste regole chiare e vincolanti al frenetico sviluppo industriale che ha caratterizzato la nostra regione negli ultimi decenni.

Analogamente, la diffusa e disordinata crescita urbanistica ha permesso a tanti di costruire la propria casa dei sogni dove e come più piaceva, al prezzo di un incontrollato consumo di suolo e di enormi costi pubblici in termini di organizzazione dei servizi, di realizzazione della mobilità, di ricucitura con la campagna, la ruralità, il verde, la biodiversità.

Il sistema socio-sanitario veneto, così spesso declamato come eccellenza, oltre a mostrare vere e proprie falle organizzative ha progressivamente ridotto al minimo l’attività di prevenzione, delegato al privato un’ampia fetta del sociale, devoluto a servizi cooperativi alcuni settori di attività, in un assurdo gioco al ribasso qualitativo e con il solo fine di risparmiare sui costi; un sistema sempre più privatizzato e assoggettato alle logiche del project financing, con ingenti costi per la collettività in cambio di servizi sempre più distanti dai reali bisogni di salute nei territori, dalle esigenze delle persone, dai rilievi epidemiologici.

Su questi e altri temi si articola l’appello de “Il Veneto che vogliamo”, un percorso di ascolto che si è svolto negli ultimi mesi in giro per i territori del Veneto, con l’obiettivo di creare una rete civica regionale. 

Un percorso da cui è partita la proposta di organizzare un progetto politico per le prossime elezioni regionali, attraverso l’elaborazione partecipata di un programma (a partire dai contenuti dell’appello) e l’utilizzo di metodi trasparenti che permettano di prendere le decisioni in modo collettivo e condiviso.

Un percorso aperto a tutte le persone che vogliono contribuire a costruire un Veneto diverso, mettendo in comune le proprie esperienze e competenze. Una rete plurale che antepone i contenuti alle persone, senza annullare le culture ed appartenenze politiche di chi vi prende parte, ma raccogliendole a fattore comune per metterle a disposizione di un progetto collettivo più grande.

È un tipo di percorso in cui la comunità politica di Possibile ha già avuto modo di riconoscersi in più occasioni, sia sul piano dei contenuti che su quello del metodo. Crediamo che questa sia la migliore occasione per elaborare un progetto politico innovativo, di ampio respiro e con un orizzonte che possa andare oltre il breve termine.

Vogliamo dare il nostro contributo a questo percorso e fare la nostra parte per costruire una proposta politica coraggiosa per le elezioni regionali della prossima primavera. 

Pertanto, invitiamo tutte e tutti ad aderire all’appello de “Il Veneto che vogliamo”, a partecipare ai gruppi di lavoro tematici e alle assemblee territoriali che si terranno nelle prossime settimane in ogni provincia.

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Coordinamento Possibile Veneto

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