nessun paese è un'isola

Dopo la generale indignazione per le decisioni di Trump in materia migratoria (muro e #MuslimBan), sono di fatto passati sotto silenzio i provvedimenti firmati e annunciati dal nostro paese e dall’Unione europea, nonostante abbiano lo stesso identico fine.
«E' una situazione mai vista prima». Comincia così il racconto di Lissett, dirigente dell'associazione "Refugees Aid Serbia". La presenza di profughi bloccati in Serbia non è nuova: questa estate, con la chiusura delle frontiere europee, sono state gettate le basi della crisi umanitaria che, in queste ore, colpisce i profughi presenti a Belgrado. L'unica differenza è il cambio di stagione, che costringe al gelo tra le 700 e le 1200 persone, in capannoni abbandonati nei pressi della stazione di Belgrado, gli stessi dove già questa estate trovavano protezione alcuni di loro.
Domani torneremo a Belgrado con l'associazione "Speranza - Hope for Children" e racconteremo la più prevedibile delle situazioni: un'emergenza che dura da mesi e che il freddo ha aggravato ulteriormente, portandola oltre i limiti della civiltà.
Edizione speciale della newsletter di Nessun Paese è un'isola. Inauguriamo l'anno nuovo con un viaggio breve ma intenso nell'accoglienza che funziona, a diretto contatto con operatori e ospiti.
Torniamo a parlare di migrazioni e accoglienza, ripartendo da uno dei più potenti elementi dal punto di vista simbolico, ma anche politico, e cioè i confini, e in particolare la loro gestione, cosa che i governi europei fanno sempre con maggiore attenzione, non limitandosi ai propri.
I paesi europei percorrono con sempre maggiore convinzione la strada di accordi "amministrativi" con paesi di provenienza e di transito dei richiedenti asilo, per bloccarli e respingerli. Il diritto internazionale dice però altro. Tutto nel nono numero della newsletter di Nessun Paese è un'isola.
La nostra campagna arriva nelle libreria, torna sul web attraverso delle infografiche contro i luoghi comuni e ricade sui territori, con una mozione consiliare per la diffusione dello SPRAR.
Anche il papa cede alla più scivolosa delle distinzioni, quella tra rifugiato e migrante (economico), in un momento in cui abbiamo invece bisogno di ampliare la categoria dell'asilo.