Lavoro

Al parco di Villa Aliberti, a Saluzzo, giovedì scorso all’alba è arrivata la Polizia. Tutte e centotrentatre le persone accampate al parco sono state sottoposte – così scrivono i giornali – a un doppio screening, documentale e medico. L’accampamento di fortuna è stato sgomberato, le persone suddivise arbitrariamente in gruppi e smistate in vari centri della zona, senza tenere in alcuna considerazione eventuali esigenze personali.
C’è un filo neanche tanto sottile che lega le ultime notizie su due focolai di contagio emersi in questi giorni, per la gioia dela stampa catastrofista, il primo in Germania collegato al mattatoio di Tönnies, nella città di Rheda-Wiedenbrück (Renania Settentrionale-Vestfalia), il secondo in Italia, a Mondragone, in provincia di Caserta.
La ripresa economica necessita che le risorse pubbliche siano destinate alle imprese sane e che lavorano in sicurezza e che, perciò, devono essere tutelate da quei concorrenti sleali che evadono tasse e contributi e che non rispettano le norme a protezione delle lavoratrici e dei lavoratori.
Solo intraprendendo questa strada possiamo rendere utile lo smart working per i lavoratori e l’intera società. In questa prima fase occorre avere la capacità di costruire e sviluppare un modello lavorativo che si adatti ai lavoratori e non il contrario! È necessario agire subito, in questo momento, non a crisi finita. Bisogna regolamentare ora per assicurare i diritti ai lavoratori che a emergenza finita continueranno a lavorare con questa modalità. 
Quando si mette qualcosa nel piatto, ci si dovrebbe chiedere quanti trattamenti quel bene abbia subito, quanti chilometri abbia percorso, quanto di ciò che paghiamo servirà per pagare le mani - spesso invisibili - che lo hanno prodotto.
Sui diritti non ci si può nascondere. E non si possono nascondere le domande che bisogna fare, per ridare dignità ai lavoratori e alle lavoratrici impiegati nell'agricoltura.
Pubblichiamo la testimonianza di Rebecca, 26 anni, neolaureata cui non è stato rinnovato il tirocinio, unica sua fonte di reddito. Come lei, sono tante le persone rimaste ancora fuori dagli aiuti contenuti nel Decreto Rilancio. Chiediamo che situazioni come questa - che riguardano un gran numero di giovani - siano risolte nel passaggio parlamentare per la conversione del Decreto, perché nessuno deve essere lasciato solo.