Economia e giustizia fiscale

Con la “flat tax” aumentiamo il grado di ingiustizia fiscale e sociale

Nei mesi scor­si il gover­no si è dimen­ti­ca­to in diver­se occa­sio­ni del prin­ci­pio di pro­gres­si­vi­tà san­ci­to dal­la Costi­tu­zio­ne, a par­ti­re dal cosid­det­to “bonus 80 euro”, ma non sem­bra in alcun modo voler cam­bia­re rot­ta. L’ul­ti­ma stra­va­gan­te tro­va­ta è quel­la che è sta­ta chia­ma­ta “flat tax sui Pape­ro­ni”.

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Reddito di esclusione

Più che di inclu­sio­ne la poli­ti­ca del gover­no Gen­ti­lo­ni (anche qui in per­fet­ta con­ti­nui­tà con il gover­no Ren­zi) è tut­ta vol­ta a esclu­de­re e pena­liz­za­re le fasce più bas­se di red­di­to, per giun­ta con la bef­fa di una pic­co­la rega­lia (in fon­do non dis­si­mi­le dal­la social card di Tre­mon­ti) con la mano sini­stra, men­te con la destra (mol­to più alle­na­ta) pro­se­gue imper­ter­ri­to con i tagli indi­scri­mi­na­ti e con i favo­ri ai più ric­chi.

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Paradossi fiscali nel cuore dell’Europa

Sono due le cose che col­pi­sco­no di più: l’as­sen­za di una dia­let­ti­ca dura tra mag­gio­ran­za e oppo­si­zio­ne sul tema, come se tut­to som­ma­to non ci fos­se un gran dibat­ti­to poli­ti­co sugli scan­da­li, e che a sen­ti­re i mini­stri, alcu­ni par­la­men­ta­ri, e gli addet­ti del set­to­re finan­zia­rio, non è sta­to nes­su­no.

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Bonus 80 euro, il bersaglio e l’abbaglio

Il Bonus 80 Euro ha fal­li­to in pri­mis per­ché non è mai sta­ta una misu­ra di giu­sti­zia socia­le, così come era sta­ta pre­sen­ta­ta e pro­mos­sa in ogni dove, a caval­lo fra il 2014 e il 2015. Non lo è mai sta­ta per­ché non un euro è sta­to ero­ga­to ai biso­gno­si, come si dovreb­be, oppu­re — se è mai sta­to ero­ga­to — è sta­to chie­sto indie­tro.

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Progressività fiscale: basta maquillage, torniamo ai fondamenti

Men­tre qual­cu­no che non l’ha fat­to quan­do era al gover­no pen­sa a taglia­re l’Irpef, noi abbia­mo mes­so nero su bian­co una pro­po­sta in gra­do di taglia­re in manie­ra strut­tu­ra­le l’imposta sul red­di­to a 16,4 milio­ni di con­tri­buen­ti (cir­ca l’80% del­la pla­tea dei lavo­ra­to­ri dipen­den­ti). E che, se este­sa ai lavo­ra­to­ri auto­no­mi, amplie­reb­be la pro­pria por­ta­ta ad altri 3,9 milio­ni di con­tri­buen­ti.

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Il Parlamento europeo approva il CETA: perché ho votato contro

Il CETA è com­ples­si­va­men­te figlio di una sta­gio­ne pas­sa­ta e di un model­lo vec­chio, di libe­ra­liz­za­zio­ne degli scam­bi, che ha con­tri­bui­to a pro­dur­re gra­vi stor­tu­re nel com­mer­cio glo­ba­le ed ha avu­to con­se­guen­ze disa­stro­se in ter­mi­ni di aumen­to del­le dise­gua­glian­ze.

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Per il diritto alla casa, dalla parte del “Residence Sociale Aldo Dice 26x1”

Un immo­bi­le in disu­so è diven­ta­to un resi­den­ce socia­le, che acco­glie da mesi oltre due­cen­to per­so­ne che han­no dirit­to a un allog­gio popo­la­re non anco­ra asse­gna­to. Ora que­ste fami­glie rischia­no di rima­ne­re al fred­do.

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Orizzonti (e risultati) minimi per il reddito minimo. Alla ricerca della legislatura perduta

Si chia­ma “Oriz­zon­ti mini­mi per il red­di­to mini­mo”. Vedrà la par­te­ci­pa­zio­ne di Enri­co Gio­van­ni­ni e Pep­pe Alle­gri. È rivol­ta a tut­ti colo­ro che sono inte­res­sa­ti a capi­re che cosa si può rea­li­sti­ca­men­te fare per il red­di­to mini­mo in que­sto scor­cio di legi­sla­tu­ra che nes­su­no può dire quan­to dure­rà. Un invi­to rivol­to a tut­te le for­ze

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“Solidarietà a domicilio”: l’iniziativa dei comitati torinesi di Possibile

Le clas­si­fi­che e i report sul­la distri­bu­zio­ne del red­di­ti, sul­la disu­gua­glian­za e sul nume­ro di per­so­ne sen­za fis­sa dimo­ra o sot­to la soglia di pover­tà diven­ta­no sce­ne quo­ti­dia­ne nel­le nostre cit­tà, spe­cial­men­te la sera, quan­do è il momen­to di tro­va­re un posto per dor­mi­re, o alle ore dei pasti.   A Tori­no, la con­si­sten­za del­le

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L’8 per 1000, questo sconosciuto

8 per 1000: pochis­si­mi ne par­la­no, qua­si nes­su­no è dispo­sto a inter­ve­ni­re, i con­tri­buen­ti non san­no come fun­zio­na. A ogni emen­da­men­to che si pre­sen­ta sull’argomento, si defi­la­no tut­ti quan­ti (a noi è capi­ta­to per due anni con­se­cu­ti­vi). E come ogni anno, è la Cor­te dei con­ti a inter­ve­ni­re, men­tre la poli­ti­ca dor­me o sogna e

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