Poi se avete tempo vorrei parlassimo di altre migrazioni

Non si par­la d’altro, all’insegna di una stra­te­gia che favo­ri­sce cul­tu­ral­men­te, poli­ti­ca­men­te e quin­di elet­to­ral­men­te la destra. Un’emergenza demo­cra­ti­ca, la chia­ma il mini­stro Min­ni­ti. Sono tut­ti cadu­ti nel­la trap­po­la. Anche chi è pove­ro e pen­sa che pren­den­do­se­la con chi è più pove­ro risol­ve­rà ogni pro­ble­ma. Cosa che non acca­drà e che di cer­to non fa par­te dell’offerta poli­ti­ca di chi spe­cu­la sui migranti.

Ecco, quan­do poi ave­te un minu­to, vor­rei par­las­si­mo di altre migra­zio­ni e di altre emer­gen­ze.

La migra­zio­ne dei capi­ta­li che le mul­ti­na­zio­na­li sot­trag­go­no al fisco dei pae­si in cui ope­ra­no. Miliar­di di euro sot­trat­ti al wel­fa­re, al soste­gno alla pover­tà, al red­di­to minimo.

La migra­zio­ne del­le incre­di­bi­li risor­se che van­no alla mafia, gra­zie al nar­co­traf­fi­co e al rici­clag­gio, in un pae­se che, per dir­ne una, con­ti­nua a rin­via­re la discus­sio­ne anche sul­la lega­liz­za­zio­ne del­la can­na­bis. 5 milio­ni di con­su­ma­to­ri, miliar­di e miliar­di di non-fat­tu­ra­to ille­ga­le e criminale.

La migra­zio­ne che non sap­pia­mo fer­ma­re del­le qua­li­tà del­la nostra ricer­ca, sot­to­fi­nan­zia­ta e pena­liz­za­ta da poli­ti­che mio­pi, incer­te e parzialissime.

La migra­zio­ne dei qua­si 900mila cit­ta­di­ni che nel 2016 sono sta­ti costret­ti a spo­star­si fuo­ri dal­la loro regio­ne per rice­ve­re le cure di cui ave­va­no biso­gno, a cau­sa di un Siste­ma Sani­ta­rio Nazio­na­le che vede un for­tis­si­mo squi­li­brio tra le diver­se regio­ni, soprat­tut­to (ma non sol­tan­to) tra Nord e Sud.

La migra­zio­ne del­la ric­chez­za ver­so chi è più ric­co, dai sala­ri ai pro­fit­ti, dal lavo­ro alla ren­di­ta: ci vuo­le una vera pro­gres­si­vi­tà, in cui l’1% dia un con­tri­bu­to per ren­de­re più digni­to­sa la vita di chi è più in bas­so nel­la sca­la socia­le, non gli scon­ti ai più ric­chi, che ora chia­ma­no bonus o flat, per­ché fa più fico.

Ecco, voglia­mo par­la­re di que­ste migra­zio­ni, che dareb­be­ro risor­se al nostro sta­to socia­le, alla sani­tà, alla pover­tà e dareb­be­ro pro­spet­ti­ve al nostro futuro?

Voglia­mo far­lo con la stes­sa inten­si­tà con cui ci occu­pia­mo di un uni­co argo­men­to, come se fos­se l’unica cosa di cui par­la­re? Ricor­do che i migran­ti pre­sen­ti nel siste­ma dell’accoglienza rap­pre­sen­ta­no lo 0,3% del­la popo­la­zio­ne che risie­de in Ita­lia. Che il nume­ro degli stra­nie­ri è sta­zio­na­rio da alme­no tre anni, nel nostro Paese.

Di tut­to il resto, abbia­mo qual­co­sa da dire?

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