Da Tönnies a Mondragone: il problema è sempre lo sfruttamento

C’è un filo neanche tanto sottile che lega le ultime notizie su due focolai di contagio emersi in questi giorni, per la gioia dela stampa catastrofista, il primo in Germania collegato al mattatoio di Tönnies, nella città di Rheda-Wiedenbrück (Renania Settentrionale-Vestfalia), il secondo in Italia, a Mondragone, in provincia di Caserta.

C’è un filo nean­che tan­to sot­ti­le che lega le ulti­me noti­zie su due foco­lai di con­ta­gio emer­si in que­sti gior­ni, per la gio­ia dela stam­pa cata­stro­fi­sta, il pri­mo in Ger­ma­nia col­le­ga­to al mat­ta­to­io di Tön­nies, nel­la cit­tà di Rhe­da-Wie­den­brück (Rena­nia Set­ten­trio­na­le-Vest­fa­lia), il secon­do in Ita­lia, a Mon­dra­go­ne, in pro­vin­cia di Caser­ta. Il mat­ta­to­io in que­stio­ne è il più gran­de d’Europa, con­ta cir­ca 7.000 dipen­den­ti, di cui oltre 1.500 sono risul­ta­ti posi­ti­vi e il foco­la­io ha reso neces­sa­rio un loc­k­do­wn mira­to, fino al 30 giu­gno, che col­pi­sce cir­ca 560.000 per­so­ne. Leg­gen­do le cro­na­che più appro­fon­di­te emer­ge come in que­sta strut­tu­ra, come in tan­ti altri mat­ta­toi col­pi­ti nel mon­do, ci si avval­ga pre­va­len­te­men­te di lavo­ra­to­ri appar­te­nen­ti alle fasce più pove­re del­la popo­la­zio­ne, come i migran­ti, costret­ti spes­so a vive­re in abi­ta­zio­ni comu­ni, anche in 60 con un solo bagno. “La mag­gior par­te dei lavo­ra­to­ri è stra­nie­ra, pro­ve­nien­te soprat­tut­to da Roma­nia e Bul­ga­ria, e, secon­do il sin­da­ca­to tede­sco Ngg, lavo­ra dal­le 12 alle 14 ore al gior­no, macel­lan­do mil­le ani­ma­li all’ora.” scri­ve Loren­zo Bren­na su Life­ga­te. Anche a Mon­dra­go­ne il foco­la­io ha col­pi­to i brac­cian­ti bul­ga­ri che “vivo­no in palaz­zi­ne occu­pa­te abu­si­va­men­te e sono par­te di quel­la infi­ni­ta mano­do­pe­ra che lavo­ra nel­le cam­pa­gne meri­dio­na­li sen­za dirit­ti, spes­so sen­za con­trat­ti, sen­za nes­su­na sicu­rez­za” ricor­da Rober­to Savia­no su Repub­bli­ca. Brac­cian­ti che pare lavo­ri­no per 3 euro l’ora gli uomi­ni e, ovvia­men­te, 1 euro l’ora le don­ne, per­ché nean­che lo sfrut­ta­men­to è ugua­le per tut­ti. Non ci vuo­le par­ti­co­la­re per­spi­ca­cia per capi­re che il con­ta­gio è lega­to in entram­bi i casi a con­di­zio­ni di lavo­ro e di vita inac­cet­ta­bi­li, non degne di un Pae­se civi­le, che i con­ta­gia­ti non sono “unto­ri” ma vit­ti­me, pri­ma di tut­to del capo­ra­la­to (anche nel­la civi­lis­si­ma Ger­ma­nia) e poi, mol­to pre­de­sti­na­te, del Covid-19. Il con­ta­gio anche in que­sto caso è solo la car­ti­na di tor­na­so­le che fa emer­ge­re un siste­ma mar­cio, dan­no­so per la salu­te dei novel­li schia­vi, ma anche per quel­la di tut­ti, gra­zie al qua­le i cit­ta­di­ni, che chia­ma­no “unto­ri” i brac­cian­ti men­tre si met­to­no dili­gen­te­men­te la masche­ri­na, pos­so­no paga­re meno la frut­ta e la ver­du­ra. Non baste­rà un loc­k­do­wn mira­to per scar­di­nar­lo, ci vor­reb­be la poli­ti­ca.

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