Quaderni

Di bufale Facebook e post-truth, pagliuzze e travi

Si fa ulti­ma­men­te un gran par­la­re del­le bufa­le onli­ne, e di come (più o meno scien­te­men­te) que­ste pos­sa­no influen­za­re l’opi­nio­ne pub­bli­ca. C’è chi si spin­ge a far­ne un pro­ble­ma di demo­cra­zia e rite­ne­re i colos­si come Face­book e Goo­gle diret­ta­men­te respon­sa­bi­li del­le infor­ma­zio­ni e dei con­te­nu­ti vei­co­la­ti tra­mi­te le loro piat­ta­for­me. Una discus­sio­ne che investe …

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Una politica a misura di bambino

Esi­sto­no già pro­get­ti che si muo­vo­no in que­sto sen­so: se ne occu­pa l’Unicef, pri­ma di tut­ti, attra­ver­so la pro­mo­zio­ne del­le “Cit­tà ami­che del­le bam­bi­ne e dei bam­bi­ni”. Il ten­ta­ti­vo è quel­lo, costan­te, di ren­de­re con­cre­ta la Con­ven­zio­ne Onu del 1989 sui dirit­ti dell’infanzia, che rap­pre­sen­ta anco­ra oggi la sfi­da degli Sta­ti e degli enti loca­li a rico­no­sce­re i bam­bi­ni non solo come ogget­to di tute­la e assi­sten­za ma anche come sog­get­to di dirit­to, e quin­di tito­la­re di dirit­ti in pri­ma per­so­na: civi­li, poli­ti­ci, eco­no­mi­ci, socia­li e culturali.

Auguri Possibili

Sono cre­sciu­to con la per­du­ran­te sen­sa­zio­ne che mi voles­se­ro con­vin­ce­re che l’an­ni­chil­men­to fos­se il modo miglio­re per sta­re tran­quil­li: l’i­na­zio­ne come pro­te­zio­ne natu­ra­le per la sere­ni­tà nostra, dei nostri figli, del­la nostra fami­glia e del­le nostre posizioni.

Arriva Smemory! Il gioco da tavolo per passare indenni le feste natalizie (ed essere pronti per il 2017)

Abbia­mo rispol­ve­ra­to per voi un clas­si­co del gene­re, adat­tan­do­lo alle cir­co­stan­ze poli­ti­che del momen­to. Nasce così Sme­mo­ry (copy­left di Pos­si­bi­le)! Il gio­co che eser­ci­ta la memo­ria met­ten­do a con­fron­to le dichia­ra­zio­ni dei nostri poli­ti­ci con le con­se­guen­ti azio­ni che han­no (non) praticato.

#iononsonouncosto: una questione di dignità

Abbia­mo ritro­va­to un’unità che da tem­po non ave­va­mo più, per­ché lot­ta­va­mo per moti­vi dif­fe­ren­ti, aven­do diver­se neces­si­tà, per­ché l’azienda ha sem­pre appli­ca­to con suc­ces­so la stra­te­gia del divi­de et impe­ra, per­ché noi lavo­ra­to­ri ci sia­mo disa­bi­tua­ti a lot­ta­re, ma in que­sto momen­to sia­mo uni­ti da una comu­ne rab­bia, dal­la dife­sa del­la digni­tà del nostro lavoro.