Politica

L’Ulivo e il Salice Piangente

Nei momen­ti di sta­gna­zio­ne poli­ti­ca ritor­na sem­pre di moda gio­ca­re all’Uli­vo che fu. Un pas­sa­tem­po tra­di­zio­na­le che sem­bra ingo­lo­si­re non poco i quo­ti­dia­ni scar­ni che, in que­sti tem­po Gen­ti­lo­ni, devo­no accon­ten­tar­si dei dopo­scì di Sal­vi­ni o dei gril­li­ni da Davos per riem­pi­re gli spa­zi. E così basta che Pro­di ci dica che “l’e­spe­rien­za del­l’U­li­vo non […]

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Orizzonti (e risultati) minimi per il reddito minimo. Alla ricerca della legislatura perduta

Si chia­ma “Oriz­zon­ti mini­mi per il red­di­to mini­mo”. Vedrà la par­te­ci­pa­zio­ne di Enri­co Gio­van­ni­ni e Pep­pe Alle­gri. È rivol­ta a tut­ti colo­ro che sono inte­res­sa­ti a capi­re che cosa si può rea­li­sti­ca­men­te fare per il red­di­to mini­mo in que­sto scor­cio di legi­sla­tu­ra che nes­su­no può dire quan­to dure­rà. Un invi­to rivol­to a tut­te le for­ze

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Se il M5S tifa per la rivoluzione all’incontrario di Trump

All’indomani del­la (tri­ste) inau­gu­ra­tion del qua­ran­ta­cin­que­si­mo pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti, Donald Trump, c’è sopra ogni altro un aspet­to su cui mi sem­bra inte­res­san­te sof­fer­ma­mi: le rea­zio­ni poli­ti­che in casa M5S. Sono mesi che diver­si espo­nen­ti M5S dichia­ra­no la loro sim­pa­tia ver­so il magna­te sta­tu­ni­ten­se, sor­pren­de per­ciò solo fino a un cer­to pun­to il tweet di

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È bellissimo questo Paese da costruire, lì fuori

Uscia­mo, ascol­tia­mo le solu­zio­ni, imma­gi­nia­mo il Pae­se che man­ca ai lavo­ra­to­ri, agli inse­gnan­ti, ai neo­lau­rea­ti, alle par­ti­te iva, agli schia­vi a tem­po inder­me­ni­na­to con la pro­spet­ti­va che non arri­va a fine mese e un con­trat­to deter­mi­na­tis­si­mo, agli eso­da­ti (ce li ricor­dia­mo, gli eso­da­ti?), gli anti­ma­fio­si, gli impren­di­to­ri stre­ma­ti, i disil­lu­si, i sen­za spe­ran­za e poi

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#Terremoto: le cose da fare, a telecamere spente

Nel nau­sean­te dibat­ti­to sul­le «bufa­le» (e chi è sen­za «bufa­la» sca­gli la pri­ma «bufa­la»), c’è da recu­pe­ra­re un con­cet­to pas­sa­to in secon­do pia­no: le fra­si stu­pi­de. Che non sono «bufa­le», appun­to, ma fan­no anche peg­gio del­le «bufa­le». «Il gover­no aiu­ti i ter­re­mo­ta­ti, non le ban­che.» E inve­ce il gover­no deve aiu­ta­re i ter­re­mo­ta­ti E le

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Frena la corsa dei Voucher? Tutto frutto del ricalcolo

Come giu­sti­fi­ca­re la pre­sun­ta fre­na­ta del­la ven­di­ta dei buo­ni lavo­ro negli ulti­mi due mesi del­l’an­no? Effet­to del­le novi­tà intro­dot­te con il decre­to cor­ret­ti­vo del Jobs Act che pre­ve­de la noti­fi­ca SMS 6o minu­ti pri­ma del­l’av­vio dei lavo­ri? No. Frut­to di un rical­co­lo. Tut­to qui. Lo scri­ve l’INPS in aper­tu­ra del­l’ul­ti­mo report del­l’Os­ser­va­to­rio sul Pre­ca­ria­to: A

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Il voto nel merito e la voglia di decidere

E’ sba­glia­to bana­liz­za­re l’esito del refe­ren­dum del 4 dicem­bre ridu­cen­do­lo a un pro­ble­ma di “comu­ni­ca­zio­ne”, come l’ex Pre­mier affer­ma nel­la sua ulti­ma inter­vi­sta. All’interno di una serie di “rifor­me” che han­no avu­to come filo con­dut­to­re la “chiu­su­ra”, la sal­va­guar­dia del­le posi­zio­ni, quel­la del­la Costi­tu­zio­ne sia sta­ta cor­ret­ta­men­te indi­vi­dua­ta come la rifor­ma pilo­ta.

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Ci vuole del metodo (in questa follia)

Leg­go quo­ti­dia­ni appel­li alla defi­ni­zio­ne di un per­cor­so poli­ti­co per la sini­stra, come se si ripar­tis­se sem­pre da zero. In un siste­ma poli­ti­co fol­le dove tut­to si esau­ri­sce e si con­fon­de, non c’è solo biso­gno di indi­ca­re un’ur­gen­za, ma di pen­sa­re seria­men­te a qua­le orga­niz­za­zio­ne pos­sa inter­pre­tar­la e qua­li obiet­ti­vi devo­no ispi­rar­la. Insom­ma non è

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Sì, caro Varoufakis, è possibile

Leg­gia­mo Varou­fa­kis oggi inter­vi­sta­to da Ales­san­dro Gilio­li e ci con­vin­ce soprat­tut­to l’atteggiamento euro­peo, dura­men­te cri­ti­co ma appun­to euro­peo. Sin dal lan­cio di Pos­si­bi­le ai Pini Spet­ti­na­ti e poi al Poli­ti­camp di Firen­ze nel luglio 2015 abbia­mo insi­sti­to sul­la tota­le insuf­fi­cien­za del­la dimen­sio­ne nazio­na­le per affron­ta­re le sfi­de su cui ci stia­mo gio­can­do il nostro futu­ro,

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La “panchina lunga” che può cambiare la politica

Così stia­mo pro­ce­den­do noi, di Pos­si­bi­le, cer­can­do quel­la «pan­chi­na lun­ga» che fino­ra è man­ca­ta. Che non è com­po­sta solo da addet­ti ai lavo­ri, né sol­tan­to da atti­vi­sti, né esclu­si­va­men­te da iscrit­ti a que­sto o a quel par­ti­to, ma anche da sem­pli­ci cit­ta­di­ni, che han­no matu­ra­to una com­pe­ten­za, che cono­sco­no il pro­prio lavo­ro, che pos­so­no discu­te­re con i pri­mi del­la com­ples­si­tà che ci tro­via­mo ad affron­ta­re, sen­za sem­pli­fi­car­la in slo­gan e scor­cia­to­ie, sen­za striz­za­ti­ne d’oc­chio, sen­za bonus tipo lot­te­ria Ita­lia, ma con un dise­gno com­ples­si­vo. Met­ten­do a con­fron­to espe­rien­ze diver­se, affron­tan­do le que­stio­ne con i nume­ri e con i dati, entran­do in quel famo­so meri­to di cui tut­ti par­la­no mol­to e ‘pra­ti­ca­no’ poco.

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