Beni di prima necessità: l’incredibile problema dell’amministrazione di Saronno con la Tampon Tax

Decisioni come quelle dell’amministrazione di Saronno ribadiscono quanto sia giusto continuare a portare avanti la battaglia contro la Tampon Tax, una questione economica, politica e culturale.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]di Ire­ne Sca­vel­lo Il comu­ne di Saron­no, in pro­vin­cia di Vare­se, ha deci­so di gesti­re gli aiu­ti ali­men­ta­ri straor­di­na­ri asse­gna­ti dal Gover­no per fare fron­te all’emergenza COVID-19 attra­ver­so la con­se­gna di pac­chi con­te­nen­ti beni di pri­ma neces­si­tà. Secon­do la deli­be­ra del­la giun­ta comu­na­le, tra i beni di pri­ma neces­si­tà con­se­gna­ti sono pre­sen­ti le lamet­te da bar­ba maschi­li, inse­ri­te quin­di in tut­ti i pac­chi, men­tre è esclu­sa la pos­si­bi­li­tà di for­ni­re alle don­ne i pro­dot­ti igie­ni­ci neces­sa­ri per affron­ta­re il ciclo mestrua­le (assor­ben­ti, tam­po­ni, cop­pet­te mestrua­li). Gia­nan­ge­lo Tosi, asses­so­re gli Affa­ri Gene­ra­li e Ser­vi­zi Socia­li, ha rispo­sto alle cri­ti­che di un’ex con­si­glie­ra comu­na­le, Sara Bat­ti­sti­ni, con una nota in cui illu­stra i cri­te­ri uti­liz­za­ti dall’amministrazione per la scel­ta dei beni da inse­ri­re nei pac­chi soli­da­li: «Ai gene­ri ali­men­ta­ri di pri­ma neces­si­tà — si leg­ge nel­la nota — sono sta­te poi aggiun­te pochis­si­me altre risor­se, traen­do­le sem­pre dal­la lista di quel­le che per leg­ge sono con­si­de­ra­ti beni di pri­ma neces­si­tà, tan­to da esse­re assog­get­ta­ti all’IVA age­vo­la­ta. Gli assor­ben­ti fem­mi­ni­li ad oggi non com­pa­io­no fra que­sti, come la stes­sa signo­ra rile­va». La spie­ga­zio­ne for­ni­ta dall’assessore non solo si basa su dati erra­ti, ma evi­den­zia anche una chia­ra man­can­za di one­stà intel­let­tua­le. L’IVA sui pro­dot­ti per la rasa­tu­ra maschi­le è del 22%, come quel­la su tut­ti gli altri beni ordi­na­ri, com­pre­si i pro­dot­ti igie­ni­co-sani­ta­ri fem­mi­ni­li. Inol­tre nell’ordi­nan­za del­la Pro­te­zio­ne Civi­le rela­ti­va alle risor­se da desti­na­re a misu­re urgen­ti di soli­da­rie­tà ali­men­ta­re, non vie­ne  in alcun modo men­zio­na­ta l’IVA di un pro­dot­to come discri­mi­nan­te per sta­bi­li­re se un bene sia essen­zia­le o meno. Que­sto cri­te­rio è sta­to scel­to e appli­ca­to dal­l’am­mi­ni­stra­zio­ne di Saron­no. Deci­sio­ni come quel­le dell’amministrazione di Saron­no riba­di­sco­no quan­to sia giu­sto con­ti­nua­re a por­ta­re avan­ti la bat­ta­glia con­tro la Tam­pon Tax, una que­stio­ne eco­no­mi­ca, poli­ti­ca e cul­tu­ra­le. Con­ti­nua­re a tas­sa­re i pro­dot­ti igie­ni­co-sani­ta­ri fem­mi­ni­li come qual­sia­si bene ordi­na­rio ren­de mol­to più dif­fi­ci­le la loro repe­ri­bi­li­tà eco­no­mi­ca. Non tut­te le don­ne han­no faci­le acces­so agli arti­co­li igie­ni­ci e far­ma­ceu­ti­ci neces­sa­ri per far fron­te al ciclo mestrua­le. La man­can­za di mez­zi eco­no­mi­ci per poter garan­ti­re un’igiene ade­gua­ta duran­te il ciclo mestrua­le por­ta al feno­me­no del Period Pover­ty, una vera e pro­pria con­di­zio­ne di pover­tà, le cui con­se­guen­ze eco­no­mi­che e socia­li per le don­ne e le bam­bi­ne di tut­to il mon­do sono pal­pa­bi­li. Secon­do l’UNICEF la caren­za di infor­ma­zio­ni comu­ni riguar­do il ciclo mestrua­le por­ta ad atteg­gia­men­ti pre­giu­di­zie­vo­li e discri­mi­na­to­ri nei con­fron­ti del­le don­ne in tut­to il mon­do. Inol­tre favo­ri­re l’accesso a pro­dot­ti sani­ta­ri di qua­li­tà e a bas­so costo rien­tra nel­le pro­po­ste che for­ma­no il quin­to Obiet­ti­vo di svi­lup­po soste­ni­bi­le dell’Agenda 2030 del­le Nazio­ni Uni­te: la pari­tà di gene­re. La Tam­pon Tax è ricom­par­sa sul­la sce­na dell’opinione pub­bli­ca lo scor­so novem­bre, in segui­to alla pro­po­sta di un emen­da­men­to al decre­to Fisca­le pre­sen­ta­to da Lau­ra Bol­dri­ni per ridur­re l’IVA sui pro­dot­ti sani­ta­ri fem­mi­ni­li al 10%. L’emendamento ini­zia­le è sta­to boc­cia­to dal­la com­mis­sio­ne Finan­ze del­la Came­ra per­ché con­si­de­ra­to inam­mis­si­bi­le. Il mini­stro dell’Economia Gual­tie­ri e l’Intergruppo Don­ne han­no poi rag­giun­to un accor­do che ha por­ta­to alla ridu­zio­ne dell’IVA al 5% solo sul­le cop­pet­te mestrua­li, sugli assor­ben­ti lava­bi­li e su quel­li bio­de­gra­da­bi­li, più costo­si e mol­to più dif­fi­ci­li da repe­ri­re rispet­to agli assor­ben­ti nor­ma­li. Già nel 2016 Pos­si­bi­le ave­va depo­si­ta­to una Pro­po­sta di Leg­ge per la ridu­zio­ne dell’aliquota dell’imposta rela­ti­va ai pro­dot­ti di pri­ma neces­si­tà desti­na­ti alle don­ne, in par­ti­co­la­re assor­ben­ti igie­ni­ci, tam­po­ni, cop­pe e spu­gne mestrua­li. La peti­zio­ne lan­cia­ta nel 2018 da Asso­cia­zio­ne Onde Rosa affin­ché i pro­dot­ti igie­ni­co-sani­ta­ri fem­mi­ni­li ven­ga­no tas­sa­ti come beni di pri­ma neces­si­tà, eli­mi­nan­do così la Tam­pon Tax, ha rac­col­to più di 250.000 fir­me. Recen­te­men­te Ger­ma­nia, Spa­gna, Bel­gio e Lus­sem­bur­go han­no abbas­sa­to l’imposta sui pro­dot­ti igie­ni­ci fem­mi­ni­li. Fran­cia e Regno Uni­to han­no ridot­to l’imposta tem­po fa, men­tre in Irlan­da que­sta è addi­rit­tu­ra ine­si­sten­te. In Sco­zia, oltre al pro­get­to pilo­ta di ren­de­re gra­tui­ti i pro­dot­ti igie­ni­ci fem­mi­ni­li a tut­te le fami­glie con un bas­so red­di­to, è sta­to avvia­to un pro­gram­ma di distri­bu­zio­ne gra­tui­ta di assor­ben­ti nel­le scuo­le e nel­le uni­ver­si­tà. In que­sto momen­to di rea­le emer­gen­za eco­no­mi­ca, il costo ele­va­to dei pro­dot­ti igie­ni­ci fem­mi­ni­li può rive­lar­si real­men­te proi­bi­ti­vo per alcu­ne cit­ta­di­ne. È neces­sa­rio con­ti­nua­re a lavo­ra­re insie­me affin­ché gli ste­reo­ti­pi tos­si­ci asso­cia­ti alle don­ne ven­ga­no mes­si da par­te per dif­fon­de­re mag­gio­re cono­scen­za e con­sa­pe­vo­lez­za, per modi­fi­ca­re lo sta­to del­le cose a favo­re dell’uguaglianza.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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E così il Governo ha deciso di abbassare l’Iva sugli assorbenti femminili al 10%, bene ma non benissimo visto che la misura corretta sarebbe quella del 4%, ma in più viene da chiedersi cosa stiano facendo esattamente i partiti in Parlamento se su una misura di questo tipo arrivano a farsi bagnare il naso da Draghi. Osservazioni simili si potrebbero fare a proposito di eutanasia e cannabis legale, e lo stesso ci si augura accada per la proposta di legge d'iniziativa popolare sul salario minimo su cui Possibile si impegna a raccogliere adesioni.
Dopo molti anni, ben 6 dalla proposta che facemmo con Giuseppe Civati e Possibile, se ne è colto il significato simbolico e però concretissimo. Un passo avanti, sicuramente. Anche se spiace per il tempo perso. E spiace perché l'IVA sugli assorbenti non è ancora al 4%, come quella per i prodotti di prima necessità, com'è giusto che sia. Perché le mestruazioni non sono un lusso. Continueremo a insistere.
Il tempo del bla bla bla è finito e bisogna agire: non c'è più tempo. Infine c’è da cambiare un paradigma e da riscrivere una storia: sembra che le decisioni sul clima le prendano in pochi e in tavoli decisamente ristretti con la presenza delle lobby del carbone. Va completamente ribaltato il tavolo, dando voce e ruolo a chi oggi subisce le conseguenze maggiori di questa crisi socio climatica e ambientale.