Prove di regime?

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I FATTI

Il 27 gennaio scorso, in occasione del Giorno della Memoria, nell’Aula Magna dell’Istituto Tecnico Industriale Vittorio Emanuele II di Palermo vengono presentati alcuni lavori degli studenti sul tema della Shoah. Fra questi, un video realizzato da una classe seconda, nel quale viene istituito un confronto fra le leggi razziali fasciste del 1938 e il cosiddetto Decreto Sicurezza voluto dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Nei giorni immediatamente successivi l’attivista di estrema destra Claudio Perconte, collaboratore di siti neofascisti come “Vox” e “Primato nazionale”, interviene sui social per sollecitare un intervento repressivo del MIUR. La polemica viene ulteriormente ripresa dalla Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni, che giunge ad auspicare la cacciata dell’insegnante che ha permesso agli studenti di realizzare il video, aggiungendo di aver “Già avvisato chi di dovere”, presumibilmente il MIUR. In effetti, alcuni giorni fa giunge il provvedimento disciplinare di sospensione dal servizio per quindici giorni, con relativa decurtazione dello stipendio, comminato dall’Ufficio Scolastico Provinciale alla Prof.ssa Rosa Maria Dell’Aria, rea di non aver impedito ai propri studenti di esprimere liberamente il proprio giudizio critico sul Decreto Sicurezza e sull’operato del Ministro Salvini. A coronamento di tutto, la DIGOS è intervenuta direttamente presso la sede dell’istituto scolastico per verificare l’accaduto, evidentemente considerato potenzialmente pericoloso per la sicurezza pubblica.

 

UN’UNICA OSSERVAZIONE

Di norma, nella scuola italiana è estremamente raro che un docente venga sospeso dall’insegnamento, anche a fronte di comportamenti gravi, e in molti casi risulta difficilissimo allontanare il personale persino in presenza di reati.

 

UN’UNICA DOMANDA

Se il clima è questo, l’accostamento istituito dai giovani studenti di Palermo era così spregiudicato?

 

Marco Chiauzza

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