Presidi democratici a rischio in Serbia, l’appello della comunità scientifica

Da quando Vučić, ex ministro dell'informazione del governo Milošević, è al potere (8 anni) la Freedom House ha declassato la Serbia da democrazia a regime ibrido. Al 93-esimo posto per libertà di stampa. L'indipendenza delle istituzioni scientifiche è in pericolo

Lo scor­so gen­na­io, dopo la visi­ta di Putin in Ser­bia (17 gen­na­io), alla facol­tà di filo­so­fia di Bel­gra­do l’intero cor­po docen­te fir­mò una let­te­ra di soste­gno alle pro­te­ste in cor­so in quel perio­do, rico­no­scen­do “mol­ti segni di dit­ta­tu­ra nel­la con­dot­ta del gover­no”. Un’adesione alla pro­te­sta che per­cor­re­va tut­to il Pae­se, da par­te degli intel­let­tua­li, die­de mag­gio­re for­za e moti­va­zio­ne a quel­la che era sem­bra­ta essen­zial­men­te una lot­ta per la soprav­vi­ven­za. Il bagno di fol­la per il capo del Crem­li­no e gli accor­di eco­no­mi­ci fir­ma­ti rin­via­ro­no sola­men­te di pochi gior­ni la ripar­ten­za più acce­sa  e vigo­ro­sa del­le pro­te­ste, fru­stran­do così il ten­ta­ti­vo da par­te del pre­si­den­te Vučić di usa­re a fini inter­ni la visi­ta. Da un par­te l’in­vo­ca­zio­ne di un gover­no tec­ni­co (pre­via dimis­sio­ne del­l’e­se­cu­ti­vo), dall’ altra la minac­cia del Pre­si­den­te di ele­zio­ni anti­ci­pa­te, in mez­zo il mon­do acca­de­mi­co che ini­ziò a dis­so­ciar­si in modo chia­ro dal pote­re. I cor­tei coin­vol­se­ro le prin­ci­pa­li cit­tà ser­be fino alla regio­ne del­la Voj­vo­di­na, dove ven­ne­ro rivol­te, per la pri­ma vol­ta, accu­se anche ad RTS (la tv pub­bli­ca) col­pe­vo­le di oscu­ra­re la pro­te­sta nei noti­zia­ri. La let­te­ra di soste­gno alla pro­te­sta dei docen­ti di filosofia:

I cit­ta­di­ni ser­bi han­no per­so sul pia­no poli­ti­co, eco­no­mi­co e del­le liber­tà cul­tu­ra­li, che sono alla base del­le demo­cra­zie euro­pee. Le isti­tu­zio­ni e l’attuazione del­le leg­gi stan­no col­las­san­do, men­tre l’interesse gene­ra­le è sot­to­mes­so agli inte­res­si per­so­na­li e di par­ti­to. Con inu­ti­li fre­quen­ti ele­zio­ni straor­di­na­rie e miglia­ia di emen­da­men­ti, il siste­ma par­la­men­ta­re è sta­to tra­sfor­ma­to in un’assurdità, men­tre la socie­tà vie­ne spin­ta alla vio­len­za poli­ti­ca. Con le per­se­cu­zio­ni sui tabloid, con minac­ce, deten­zio­ni, pro­ces­si giu­di­zia­ri e vio­len­za, si sta cer­can­do di inti­mi­di­re e umi­lia­re i cit­ta­di­ni ser­bi. Il gover­no si rifiu­ta di dare rispo­ste alle doman­de del­la gen­te, ed i suoi mem­bri insul­ta­no tut­ti colo­ro che osa­no espri­me­re un’opinione diver­sa. L’attuale gover­no sta usan­do la pro­pa­gan­da nel ten­ta­ti­vo di nascon­de­re il fat­to che la Ser­bia è una del­le eco­no­mie con la cre­sci­ta eco­no­mi­ca più len­ta in Euro­pa negli ulti­mi cin­que anni, e che i sala­ri sono infe­rio­ri solo in Alba­nia e Mace­do­nia. Insie­me agli altri cit­ta­di­ni impe­gna­ti nel­le pro­te­ste, sap­pia­mo mol­to bene che una Ser­bia diver­sa, miglio­re di quel­la siste­ma­ti­ca­men­te distrut­ta dall’attuale gover­no, è possibile.

A far ces­sa­re la pro­te­sta è sta­to il Covid-19 e la pro­cla­ma­zio­ne del­lo sta­to di emer­gen­za che si è con­clu­so lo scor­so 7 mag­gio. L’e­mer­gen­za però con­ti­nua per la comu­ni­tà scien­ti­fi­ca e per i media. Da quan­do Vučić, ex mini­stro del­l’in­for­ma­zio­ne del gover­no Miloše­vić, è al pote­re (8 anni) la Free­dom Hou­se ha declas­sa­to la Ser­bia da demo­cra­zia a regi­me ibri­do. Al 93-esi­mo posto per liber­tà di stam­pa. L’in­di­pen­den­za del­le isti­tu­zio­ni scien­ti­fi­che è in peri­co­lo: l’I­sti­tu­to di Filo­so­fia e Teo­ria Socia­le di Bel­gra­do (IFDT), baluar­do del pen­sie­ro cri­ti­co, libe­ra­le e di sini­stra dei Bal­ca­ni, già dal ’68 jugo­sla­vo e duran­te la resi­sten­za al gover­no Miloše­vić, sta suben­do le inge­ren­ze del gover­no ser­bo. Pro­prio per il ruo­lo sto­ri­co che l’I­FDT ha come cen­tro del pen­sie­ro cri­ti­co e per il soste­gno al movi­men­to di pro­te­sta con­tro le ten­den­ze auto­ri­ta­rie e anti­de­mo­cra­ti­che del gover­no, par­ti­to lo scor­so anno e inter­rot­to solo dal virus. A nomi­na­re il Con­si­glio di vigi­lan­za del­l’I­sti­tu­to è sta­to il gover­no (nel nove­ro dei nomi­na­ti diver­si poli­ti­ci vici­ni ai par­ti­ti di estre­ma destra, inclu­si espo­nen­ti che soste­ne­va­no la sospen­sio­ne dei finan­zia­men­ti all’I­sti­tu­to). Il nuo­vo Diret­to­re del Con­si­glio di vigi­lan­za ha esor­di­to minac­cian­do la sospen­sio­ne degli sti­pen­di, ten­tan­do di limi­ta­re la liber­tà del Comi­ta­to scien­ti­fi­co, lascian­do i gio­va­ni ricer­ca­to­ri sospe­si fra la Ricer­ca e la ricer­ca di un’al­tra occu­pa­zio­ne. L’I­sti­tu­to per ritro­va­re l’in­di­pen­den­za ha biso­gno che le richie­ste con­te­nu­te nel­l’ap­pel­lo ven­ga­no esau­di­te: la sosti­tu­zio­ne del Con­si­glio di vigi­lan­za con esper­ti scien­ti­fi­ci, l’e­le­zio­ne di un nuo­vo diret­to­re e l’im­pos­si­bi­li­tà per il gover­no di impor­re per decre­to i rap­pre­sen­tan­ti dell’IFDT.

Appel­lo alla soli­da­rie­tà L’Istituto di Filo­so­fia e Teo­ria Socia­le di Bel­gra­do (IFDT) è in peri­co­lo L’I­sti­tu­to di Filo­so­fia e Teo­ria Socia­le di Bel­gra­do (IFDT), fon­da­to dal­le voci del­la dis­si­den­za jugo­sla­va del 68 e, in segui­to, ful­cro del­la resi­sten­za alle poli­ti­che del pre­si­den­te Miloše­vić, è da tem­po con­si­de­ra­to un pila­stro del pen­sie­ro cri­ti­co, libe­ra­le e di sini­stra nei Bal­ca­ni. Il pro­fes­sor Zoran Đinđić, pri­mo capo del gover­no ser­bo nel­l’e­ra post-Miloše­vic (fino al suo assas­si­nio nel 2003), ha lavo­ra­to all’I­sti­tu­to per diver­si anni. A cau­sa del­la suo ruo­lo sto­ri­co in quan­to cen­tro di dis­si­den­za e cri­ti­ca, e del suo soste­gno pub­bli­co al movi­men­to socia­le del­lo scor­so anno con­tro le ten­den­ze auto­ri­ta­rie e anti­de­mo­cra­ti­che del gover­no ser­bo, l’I­FDT è sta­to vit­ti­ma del­le misu­re repres­si­ve dell’attuale gover­no ser­bo. Il gover­no ha recen­te­men­te nomi­na­to il nuo­vo Con­si­glio di vigi­lan­za del­l’I­sti­tu­to, com­po­sto da diver­se per­so­na­li­tà poli­ti­che mol­to con­tro­ver­se, tra cui il pre­si­den­te del Con­si­glio, Zoran Avra­mo­vić, che negli anni Novan­ta ha rico­per­to posi­zio­ni di pri­mo pia­no nel par­ti­to di estre­ma destra di Voji­slav Šeše­lj, con­dan­na­to dal Tri­bu­na­le del­l’A­ia per cri­mi­ni con­tro l’u­ma­ni­tà. Avra­mo­vić ha espres­so chia­ra­men­te il suo pun­to di vista sul­l’I­sti­tu­to quan­do ha soste­nu­to la sospen­sio­ne dei finan­zia­men­ti per il Cen­tro regio­na­le dell’IFDT di Novi Sad. Le misu­re repres­si­ve mes­se in atto dal nuo­vo Diret­to­re — minac­ce di sospen­sio­ne degli sti­pen­di, ten­ta­ti­vi di limi­ta­re la liber­tà del Comi­ta­to scien­ti­fi­co del­l’I­sti­tu­to, gio­va­ni ricer­ca­to­ri sospe­si in un lim­bo, ecc. — costi­tui­sco­no segna­li chia­ri del desti­no riser­va­to all’istituto. La demo­cra­zia, e in par­ti­co­la­re la vita del­la comu­ni­tà scien­ti­fi­ca e peda­go­gi­ca, sono sem­pre più minac­cia­te in Ser­bia e i media sono sot­to­po­sti a un con­trol­lo sem­pre più strin­gen­te. L’attuale ten­ta­ti­vo di met­te­re a tace­re e for­se eli­mi­na­re un’i­sti­tu­zio­ne acca­de­mi­ca auto­no­ma come l’I­FDT inde­bo­li­sce ulte­rior­men­te l’o­pi­nio­ne pub­bli­ca demo­cra­ti­ca del pae­se. La liber­tà di opi­nio­ne e di pen­sie­ro cri­ti­co in Ser­bia dipen­de ora dal­la soli­da­rie­tà euro­pea dei col­le­ghi e degli intel­let­tua­li, come già negli anni Ottan­ta quan­do Jür­gen Haber­mas, Ern­st Bloch, Iring Fetscher, Oskar Negt e Albre­cht Well­mer si era­no mobi­li­ta­ti per soste­ne­re l’I­sti­tu­to. Chi avreb­be mai pen­sa­to che nel 2020 la filo­so­fia e le scien­ze socia­li in Ser­bia avreb­be­ro dovu­to esse­re nuo­va­men­te pro­tet­te con­tro lo Sta­to? Alla luce di que­sti svi­lup­pi, noi, fir­ma­ta­ri di que­sto appel­lo, chie­dia­mo l’im­me­dia­ta sosti­tu­zio­ne del con­si­glio di vigi­lan­za del­l’I­FDT con esper­ti scien­ti­fi­ci, cioè rap­pre­sen­tan­ti di una cul­tu­ra scien­ti­fi­ca aper­ta e demo­cra­ti­ca, e il rispet­to dei desi­de­ri dei mem­bri del­l’I­sti­tu­to nel­l’e­le­zio­ne di un nuo­vo diret­to­re. Il gover­no del­la Ser­bia non dovreb­be esse­re in gra­do di impor­re per decre­to all’I­FDT un nuo­vo diret­to­re. L’I­sti­tu­to deve ritro­va­re la sua indi­pen­den­za poli­ti­ca e istituzionale.

Qui l’appello in ingle­se  https://ifdt.community/call-for-solidarity/

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